Domani è il mio compleanno - 36 primavere... o 36 inverni, forse, la primavera credo d'averla saltata - e casualmente, sempre di corsa, stirando o scrivendo al pc, ho visto tre storie di donne che mi hanno fatto pensare.
La prima l'ho incontrata in un film in dvd. "Becoming Jane". E' la storia di Jane Austen, l'autrice di classici come "Orgoglio e Pregiudizio", "Ragione e sentimento", "Persuasione", "Emma", ecc. Il film, lo dice il titolo, racconta come Jane, la ragazza di campagna che teneva i suoi racconti dentro un baule sotto un cassettone, sia diventata Jane Austen, la scrittrice famosa. E com'è successo?
In questa versione romanzata (della vita privata della Austen si conosce poco perché era molto riservata, come del resto richiedeva l'epoca) sembra che avvenga attraverso l'esperienza di un amore impossibile e della rinuncia.
Ti pareva.
Incontriamo Jane in una fase delicata: sua madre (molto simile alla signora Bennet di cui la Austen scriverà in "Orgoglio e Pregiudizio") preme perché si faccia notare dal nipote della ricca lady Gresham. All'epoca, come del resto ci insegnano tutti i libri futuri di Jane, i matrimoni non avevano praticamente mai a che fare con l'amore, ma erano contratti tutti giocati sulla presenza o meno di denaro. Jane, che è una sorta di Jo March ante-litteram, proprio non ci pensa. Vorrebbe il sentimento e dell'amore non sa granché.
Naturalmente - e questo capita solo nei film e nei libri, per quel che ne so - dato che lo sogna, l'amore arriva, all'improvviso. Con le sembianze impertinenti di Thomas Lefroy, giovane avvocato irlandese, mandato dallo zio a trovare i parenti in campagna, per calmare i bollenti spiriti. Questo Tom ha infatti qualche sfumatura di un certo Liam di nostra conoscenza (buon sangue irlandese non mente) e la sua entrata in scena è a torso nudo mentre fa a pugni e si intrattiene con le prostitute.
La prima impressione, tra lui e Jane, non è delle migliori. Lei reagisce nello stesso modo in cui, in "Orgoglio e Pregiudizio", Elizabeth reagisce a Darcy. Lo trova troppo raffinato e snob e lui critica un suo scritto considerandolo troppo forbito e ingenuo. Sembrano destinati a non piacersi, ma Tom si rivela affascinante e audace. Filtra lentamente sotto la pelle di Jane, la stuzzica, la spinge ad interrogarsi su se stessa come scrittrice e donna... Fa quello che dovrebbe fare ogni uomo per conquistare una donna: la vede e le dimostra di vederla.
In breve Jane si innamora di lui. E lui di lei.
Ma... c'è un ma. I soldi, ovviamente. Tom dipende da quelli di suo zio, giudice severo, che non può dimenticare la sorte della sorella, che per sposare il padre di Tom, ha perduto tutto ciò che aveva e ora vive in povertà. Si oppone strenuamente all'unione del nipote con una squattrinata come Jane e... Tom si arrende, non combatte. Jane è distrutta. Poco tempo dopo viene anche a sapere che lui si è fidanzato, con una ragazza ricca, gradita allo zio.
Dunque Tom Lefroy non è Darcy, bensì Willoughby, il giovane bello e fascinoso che spezza il cuore di Marianne in "Ragione e sentimento"?
Le cose non sono sempre quel che sembrano... Tom si rifà vivo. Ci ha provato ma non può vivere nell'ipocrisia. Propone a Jane di fuggire insieme e lei accetta. Per caso, però, scopre la verità: con i soldi che lo zio gli paga come avvocato, Tom mantiene i genitori e i fratelli a Limerick, in Irlanda. Per lei è disposto a mettersi contro lo zio. Ma facendo questo non potrà più aiutare la sua famiglia... Jane capisce di non poterlo permettere.
Lui si ribella, insiste che riuscirà a fare carriera, che insieme ce la faranno, ma Jane è irremovobile. Devastata ma risoluta ritorna a casa.
La ritroviamo molti anni dopo, ormai donna matura e scrittrice affermata. Ad una serata mondana rivede Tom. Lui è in compagnia della figlia maggiore, grande ammiratrice di Jane. E anche la ragazzina si chiama così, Jane. L'ultima inquadratura si chiude sulle mani della Austen: libere da anelli. Non si è mai sposata.
In conclusione... Jane ha agito bene o ha sbagliato? L'amore sarebbe bastato a combattere pregiudizi e povertà come auspicava Tom? O si sarebbe spento nei sensi di colpa e nelle recriminazioni come temeva Jane?
Chissà... Va detto che Thomas Lefroy non è un personaggio fittizio. Non è provato che lui e la Austen volessero sposarsi ma si sono conosciuti e pare che davvero lui abbia chiamato sua figlia Jane. Ha anche fatto davvero carriera, divenendo il presidente della Corte d'Irlanda.
Nel film è interpretato da James McAvoy, l'attore scozzese che tanto mi aveva colpita in "Espiazione". E confermo la mia buona opinione: non è il mio tipo, ma è l'eccezione che conferma la regola. A parte l'indubbio talento, è dotato di una profonda intensità, che lo rende un perfetto romantic lead. Non mancherò di tenerlo d'occhio.
A cosa mi ha fatto pensare "Becoming Jane"?
Jane Austen viene definita, per la sua epoca, una donna forte e moderna: per cui mi chiedo... perché quasi sempre, nei film e nei libri, le donne forti e moderne sono costrette a scegliere una vita solitaria?
Seconda storia.
Di un'altra Jane. In un altro film, "Tempo d'estate", un vecchio film di quelli che vengono trasmessi di pomeriggio. Ci sono finita sopra per caso, dopo che non lo vedevo da molto tempo. E' un film che ho sempre amato molto. Perché mi ci rivedo. La storia di Jane Hudson potrebbe essere la mia, sebbene credo che la mia sarebbe meno romantica e parecchio più banale.
Jane è un'americana non più giovanissima che finalmente corona il sogno di una vacanza in Italia. Soprattutto a Venezia. Ci arriva piena di entusiasmo, con il sogno segreto di ogni "vecchia vergine": la speranza che cambiando luogo e realtà, si possa anche cambiare pelle e trovare ciò che si è cercato per una vita. E la Venezia mostrata dalla regia di David Lean è veramente affascinante, nulla di stereotipato. Lui - nei film c'è un lui anche per le vecchie vergini - entra in scena in un bar all'aperto di Piazza San Marco, seduto poco dietro di lei. La nota per caso e adoro come la osserva, dalla nuca alle caviglie, come se avesse visto da subito in lei qualcosa di unico.
E lei... mi fa una tenerezza... agisce come agirei io, porca miseria. Quando si accorge di questo bell'uomo - troppo bello per una come lei, che diamine - cade nel panico e se la dà a gambe.
Ma il destino cospira. Durante le sue peregrinazioni da turista, Jane entra in un negozio di antiquariato e il proprietario, Renato De Rossi, è... lui, l'uomo del bar. Di nuovo in lei ha il sopravvento il panico e se la batte, ma fortunatamente Renato è un tipo perspicace. Capisce di dover insistere, con pazienza. La spunta.
E la prima sera in cui escono insieme, una vecchina che vende fiori si avvicina al loro tavolo e Jane sceglie una gardenia: racconta a Renato che la sera del suo primo ballo (che pare essere stato l'unico grande avvenimento della sua vita) avrebbe tanto voluto indossare una gardenia, ma non se l'era potuta permettere.
"Ora hai la tua gardenia", le dice lui. "I sogni si avverano, prima o poi".
Forse... ma durano?
Mentre camminano lungo i canali, la gardenia sfugge di mano a Jane e per quanto Renato ci provi non riesce a recuperarla dall'acqua. Lentamente il fiore si allontana galleggiando. Se non è una metafora, questa...
A volte i sogni si avverano, sì. Ma è probabile che restino con noi solo il tempo di tenerli tra le mani una sera.
Il punto è... rinunciarvi perché non dureranno o viverli quel tanto che sarà possibile?
Il segreto, forse, sta nel saperli lasciare andare al momento giusto.
Dopo mille pudori morali (Renato è separato) ed insicurezze, Jane si abbandona. Altra scena altamente metaforica: sul terrazzo della casa di Renato, lui e Jane si baciano, lei regge una delle scarpe che si è tolta passeggiando. Poi viene inquadrato il cielo rischiarato dai fuochi artificiali. E subito dopo di nuovo il terrazzo. Vuoto. La scarpa a terra.
Non avevo mai pensato che la perdita della verginità e dell'innocenza potesse essere rappresentata da una scarpa, ma ha un senso.
Jane, scalza, priva di protezioni, esposta, vive il suo piccolo sogno. Poi un giorno, all'improvviso, dice a Renato che partirà di lì a due ore. "Da ragazza, alle feste, non mi sono mai divertita perché non capivo mai quando era ora di andarsene", dice.
"Ti amo", si oppone lui. "Ti amerò sempre".
"Sì", replica Jane. "Lo farai se partirò".
Anche lei, come Jane Austen, ha scelto bene o ha sbagliato?
Di nuovo, chissà... Però penso che non si sia sbagliata... Come viene detto in un altro grande film ("Pomodori verdi fritti alla fermata del treno"), una signora sa sempre quando è ora di andarsene.
Onore a Katharine Hepbun. Una Jane perfetta.
Terza storia.
Quella dell'episodio finale della seconda stagione di "Ugly Betty".
Come tutti sanno, Betty Suarez sono io. Però senza capo fascinoso e senza corteggiatori.
E che corteggiatori...
Di quelli ormai in via di estinzione, di cui si sono perse le tracce. E che io le invidio a MORTE.
In questo episodio Betty è depressa e dubbiosa dopo la sua rottura (vivvadio!!!) con l'insipido e antipaticissimo Henry. E Gio, simpatico tipo che le ronza attorno già da diverso tempo, le fa una corte serrata. Solo che in questo specifico episodio, da simpatico tipo, Gio si è guadagnato ai miei occhi il titolo di "Uomo-Vero-Con-Gli-Attributi".
Uno di quelli che se te lo lasci scappare, sorella, puoi anche andarti a buttare in un canale.
Ora come ora Betty è sulla sponda. Spero che nella prossima stagione recuperi buon senso, altrimenti la spingo giù io.
Dovete sapere che per tutta la puntata Betty ha davanti questo ragazzo che la guarda con il sentimento che trabocca dagli occhi (molto bravo, l'attore, Freddy Rodriguez, a rendere la forza della sua attrazione) e lei sta lì a chiedersi se sia il caso di farne il suo "rebound guy" oppure no.
Cos'è un "rebound guy"?
Il classico ripiego. L'uomo con cui esci subito dopo averne lasciato uno importante.
Quello che in genere non conta.
Alla fine si decide e propone a Gio di uscire insieme. Lui rifiuta.
"I don't wanna be the rebound guy", le risponde. "I wanna be THE guy".
E se ne va.
Adesso... ditemi voi... non è un uomo con le palle questo?
In un mondo dove essere "rebound" è persino un'aspirazione (così tutto è meno impegnativo), io potrei regalare anima e cuore in venti secondi a uno come Gio.
Betty, tu che ce l'hai, per carità... PRENDITELO!!!!!!
Cos'ho stabilito con questo papiro?
Che alla vigilia dei trentasei anni ho la penna per compagnia, come Jane Austen. Aspetto ancora di poter cogliere una gardenia, anche se poi mi cadrà di mano. E coltivo nonostante tutto la pia illusione che esista da qualche parte un Gio tutto per me.
Anno in più, solita vita.
E' un sacco di tempo che non scrivo sul blog, lo so... E vi giuro che di cose da dire e raccontare, su cui riflettere, ne ho avute tante, in questi mesi, ma... un giorno dopo l'altro, il tempo è passato e ogni volta avevo spento il pc senza passare dal blog...
Oggi però è doveroso che scriva almeno due righe. Perché è il compleanno della mia personale musa ispiratrice, David Boreanaz, altrimenti noto come "The Man" o "Big D".
Ho già spiegato altre volte, credo, il perché lo considero la mia musa. Da che è entrato nella mia vita, nella (triste per altri motivi) estate del 2000, non ne è mai uscito e vi ha portato ininterrottamente fantasia, stimolo creativo, sogni, risate, emozioni, nuove esperienze e soprattutto varie persone che ora sono diventate importanti e fondamentali per me.
Senza di lui non avrei mai conosciuto Roberta, Michela, due delle mie migliori amiche, e tutte le mie varie, deliziose lettrici o tutti i fans con cui ho fatto o sto facendo amicizia tuttora. Dal mondo del virtuale lui mi ha dato accesso al mondo dei legami affettivi reali.
Un segno tangibile che la fantasia, se usata bene, è un mezzo potente per restare con i piedi per terra e vivere.
Per cui, anche se non lo conosco di persona, non mi vergogno di affermare che voglio molto bene a David. Forse non all'uomo che veramente è, ma sicuramente all'attore, ai suoi personaggi.
Che non finiscono mai di stupirmi, avvincermi, offrirmi spunti per nuove storie, nuove riletture, nuovi arrangiamenti delle vicende umane.
Ricordo ancora la prima volta che l'ho visto, nel pilot di "Buffy The Vampire Slayer", in una seconda serata domenicale di giugno. Non sapevo ancora che di lì a poco tempo la mia vita sarebbe tristemente cambiata e che i due episodi settimanali di "Buffy" avrebbero rappresentato una sorta di oasi nel caos. Era un ragazzo alto e magro, con una camicia bianca e una giacca di velluto, il sorriso sghembo e una bellezza poco americana. E sono rimasta immediatamente folgorata dal suo personaggio.
Un vampiro che si chiamava Angel. Un paradosso.
Io adoro i paradossi.
Un vampiro irlandese. Proprio dell'Irlanda dell'Ovest che avevo sempre sognato come meta di un viaggio. Con un claddagh, l'anello tradizionale irlandese di cui conservavo una foto nella speranza di poterne avere uno un giorno.
Un vampiro maledetto, punito un'anima. Che un tempo era stato Angelus, il vampiro più malvagio di tutti o quasi.
Heathcliff che incontrava Rochester, con un tocco di Mr Darcy.
L'avevano praticamente creato per me!
E per David. Che lo ha incarnato per otto anni meravigliosi, crescendo con lui, maturando e diventando sempre più bravo, sempre più intenso.
Quando "Angel" ha chiuso, ero determinata a seguire la carriera di David qualsiasi direzione avesse preso. Ormai era uno di famiglia, per me. Ma confesso che non mi aspettavo che avrebbe trovato un altro personaggio all'altezza di Angel.
Mi sbagliavo.
Angel resta Angel, ovviamente. Ed è tuttora nel mio cuore.
Ma lo occupa insieme all'agente speciale Seeley Booth.
Che puntata dopo puntata, stagione dopo stagione, mi sta confermando sempre più di essere davvero speciale. E non solo come agente dell'FBI.
Specie dopo l'episodio andato in onda in America la settimana scorsa.
Sapevo cosa doveva succedere da cinque mesi ormai, da prima dello sciopero degli sceneggiatori che aveva bloccato tutte le produzioni d'oltreoceano. Per tutti questi mesi di attesa ne avevo discusso e speculato sui forum... però, ugualmente ho scoperto di non essere preparata.
E sono stata abbattuta come un albero.
Credo che se una serie riesce a gelarti il sangue anche quando sai già quello che accadrà, significa che è davvero una buona serie. Hart Hanson e i suoi sceneggiatori sanno come raccontare, David e gli altri attori sanno come arrivarti al cuore.
Sicuramente Seeley Booth è arrivato al mio.
Non è Heathcliff che incontra Rochester, con un tocco di Mr Darcy. Lo scettro di personaggio oscuro/gotico/romantico è ancora tutto di Angel.
Lui è semplicemente Seeley Booth.
Un uomo. E basta.
Non è poco.
Grazie David, anche per lui.
E per tutti i personaggi che spero verranno in futuro. Ora ho fiducia che potranno essere altrettanto straordinari.
Cento di questi giorni, Big D!
L'ultimo film con Hugh Grant uscito in Italia è "Scrivimi una canzone". Commedia romantica con venature musicali che in originale si intitola "Music & Lyrics". Musica e parole.
Infatti tra Alex (Hugh Grant) e Sophie (la protagonista femminile, interpretata da Drew Barrymore) avviene un interessante dialogo proprio sul binomio musica/parole. Lui sostiene che in un brano ciò che conta è soprattutto la melodia. Ma Sophie non è d'accordo. "La melodia è come quando incontri una persona la prima volta, è attrazione, sesso. Ma poi la conosci meglio, conosci com'è, quello che ha dentro. Quelle sono le parole. E' l'insieme delle due cose che crea la magia".
Un concetto semplice, in un film semplice.
Però il più delle volte la verità è proprio questo. Semplice.
Di solito, se ci scervelliamo troppo a trovare una ragione o un motivo, significa che vogliamo trovare la verità dove non c'è.
Concordo con l'idea. Non basta la sola melodia. Non bastano le sole parole. Deve esserci un equilibrio.
E' questo equilibrio che mi interessa. Un buon ritmo. E un buon testo. Il testo, in particolare. Ultimamente incontro solo pagine bianche e vuote.
Sembra che nessuno si curi più di avere qualcosa da dire.
Di citazione in citazione, rimbalziamo sulla tv americana e su un episodio della bellissima terza stagione di "Bones". Uno dei protagonisti principali, Seeley Booth, parla della differenza tra fare sesso e fare l'amore: "Tutti noi siamo fondamentalmente soli, creature separate che girano le une intorno alle altre, alla ricerca del minimo indizio di una reale connessione. Alcuni cercano nel posto sbagliato, altri si rassegnano perché nelle loro menti pensano "Oh, non c'è nessuno là fuori per me". Ma tutti noi continuiamo a provarci. Ancora ed ancora. Perché? Perché una volta ogni tanto - una volta ogni tanto - due persone si incontrano e c'è questa scintilla. E sì, magari lui è attraente, lei è bella e forse vedono solo questo all'inizio. Ma è facendo l'amore - facendo l'amore - che due persone diventano una".
La coprotagonista, Temperance Brennan, ribatte: "E' scientificamente impossibile, per due oggetti, occupare il medesimo spazio".
Lui replica: "Sì, ma quel che è importante, è che noi ci proviamo. E quando lo facciamo nella maniera giusta, noi ci andiamo vicini".
"A cosa?", chiede Temperance. "A superare le leggi della fisica?".
"Sì", conferma Seeley. "Un miracolo".
Questo dialogo ha dato vita a lunghe discussioni tra i fans. In molti lo hanno definito melenso ed irreale. Forse perché, come mi ha detto qualcun altro, il sesso è la forma più diffusa e facile di comunicazione. Quasi scontata. Spesso - troppo spesso - disgiunta da un vero rapporto emotivo. E sentirlo descrivere così, addirittura come un miracolo... beh, immagino che suoni fantascientifico.
Già. Ma andatelo a dire a due persone che si amano davvero.
Ogni tanto capita ancora.
E secondo me è veramente un miracolo.
Altra citazione, questa volta da un racconto.
Lo ha scritto una mia amica, Anna. Si intitola "La principessa con gli occhiali" e racconta di una ragazza che pensava di non volersi innamorare. Ed invece si innamora, di un uomo che capita nella sua vita all'improvviso. Un uomo che non è quello che sembra, che non potrà rimanere. Eppure le regalerà, nonostante tutto, una nuova consapevolezza di se stessa e della vita.
Bella storia, complimenti Anna.
Nel racconto viene citato un passaggio del controverso film "Vi presento Joe Black", con Brad Pitt ed Anthony Hopkins, dove la Morte, in "vacanza" fra noi mortali, finiva con l'innamorarsi. All'inizio, parlando con la figlia, il personaggio di Anthony Hopkins diceva: "Voglio che qualcuno ti travolga, voglio che leviti, voglio che tu canti con rapimento e danzi come un derviscio. Abbi una felicità delirante, o almeno non respingerla.
Lo so che ti suona smielato, ma l'amore è passione, ossessione, qualcuno senza cui non vivi. Io ti dico buttati a capofitto, trova qualcuno da amare alla follia e che ti ami alla stessa maniera. Come trovarlo?
Beh, dimentica il cervello e ascolta il cuore.
Perché la verità è che non ha senso vivere, se manca questo.
Fare il viaggio e non innamorarsi profondamente equivale a non vivere.
Ma devi tentare, perché se non hai tentato, non hai mai vissuto".
Eccessivo?
Sì. Rifuggo dall'idea dell'ossessione e la follia è auspicabile e bella solo fino ad un certo punto. La felicità delirante... beh, personalmente mi accontenterei anche di una felicità serena. Il delirio non è indispensabile. Però...
Però, in un'altra misura, concordo. Fare il "viaggio" e non innamorarsi davvero è viaggiare solo a metà. E' una beffa.
Cosa volevo dire con queste citazioni sparse?
Che sono belle ma tristi. Oggi come oggi.
Oggi come oggi, vai là fuori cercando qualcuno da cui ascoltare una bella melodia e un testo significativo e... ti ritrovi con la suoneria di un cellulare. Un surrogato musicale. Se ti abboni, te ne arriva pure uno nuovo al giorno. Tanto per non annoiarsi.
Oggi come oggi, sei preso più sul serio se scopi e ti ridono in faccia se preferisci fare semplicemente l'amore.
Oggi come oggi la felicità delirante è una barzelletta hollywoodiana e il concetto di "sogno" viene applicato agli sconosciuti che incontri in chat. Se non ti vedo e ti incornicio in un avatar allora sì che tutto diventa magico.
Che fare?
Adeguarsi? Ribellarsi?
Del resto l'hanno confermato anche a Zelig, la scorsa settimana.
"Come hai potuto pensare di andare con un'altra mentre stavi con me?".
"Cara, è la globalizzazione".
Ok. Il titolo sembra quasi quello di quel film con Britney Spears (argh!), ma se avrete la compiacenza di seguirmi...
Correva l'anno 2003. Si era a dicembre, per la precisione. E due scrittrici di fan fiction, tali Dreamhunter e Rogiari, suggellavano l'inizio di una delle loro opere più famose, la famigerata Saga in Nero, scrivendo l'ultimo capitolo della prima parte, "Favola in nero". Sempre per amore di precisione, lo scriveva Rogiari. Intitolandolo "Destiny".
Cosa accadeva in quest'ultimo capitolo?
Angel e Spike, freschi di anima, ricevevano la visita del misterioso Whistler, che diceva loro che potenti forze del bene, gli enigmatici Power That Be, avevano in mente per entrambi grandi cose. Un destino, un motivo.
E allora cosa facevano Angel e Spike?
Prendevano la De Soto nera di Spike e partivano. Per quelle strade che sembrano esistere solo in America, lunghe, infinite, in un nulla punteggiato di distributori di carburante, roadhouse e motel. Siccome, pur con anima, erano ugualmente vampiri, prima di giorno si fermavano appunto in un motel. E la proprietaria li scambiava per due gay. In quel motel avrebbero effettuato il loro primo salvataggio in coppia.
Nella primavera successiva, 2004, la serie di "Angel" terminava. E si susseguivano decine di interviste e di dichiarazioni degli attori e degli sceneggiatori della serie. Da queste interviste, emergeva anche che una delle possibili idee per la sesta stagione cancellata, era stata di trasformare Angel (e si presume conseguentemente anche Spike, al suo fianco in tutta la quinta stagione) in una sorta di guerriero della strada postapocalittico, sul genere di Mad Max.
Nel frattempo, Dreamhunter e Rogiari proseguivano la Saga in Nero, incentrandola completamente intorno alle figure di Angel e Spike, alle loro battaglie, alle loro scelte, ai loro amori. Al loro amore, soprattutto. Una sorta di legame fraterno e viscerale, venato di un'intrigante sfumatura slash.
Dove voglio arrivare?
All'autunno del 2005, quando sulla WB (lo stesso network di "Angel"), inizia il telefilm "Supernatural". Prodotto da Kim Manners. Che è il fratello di Kelly A. Manners, storico produttore di "Angel". Tra gli altri produttori anche Ben Edlund, sempre proveniente dal team di "Angel" (fu, per esempio, co-autore e regista del mitico episodio "Smile Time").
E cosa succede in "Supernatural"?
Beh, in Italia è andata in onda solo la prima stagione, per ora, ma io ho visto anche la seconda e pure il principio della terza, appena ricominciata in America e...
E succede che abbiamo due fratelli, uno più alto, ombroso e riflessivo (e aggiungerei con una natura positivo/negativa di indubbia ambiguità), l'altro più basso, ironico e burlone (e molto più sentimentale di quel che vuol far credere). Si picchiano, litigano, si abbracciano, si perdono, si ritrovano, si fanno dispetti, si salvano a vicenda. Hanno perso persone che amavano e salvano sconosciuti. Viaggiano per le strade americane, a bordo di una Chevy Impala nera del 1967 (tipico modello "on the road" similare alla De Soto di Spike o alla Plimouth di Angel, entrambe nere), fermandosi in motel o locande, dove spesso e volentieri vengono scambiati per una coppia di omosessuali. (Per il loro complicato, esclusivo rapporto, i fans hanno persino coniato il termine "winchest", ovvero il loro cognome, Winchester, più la parola incesto).
Che dite? Rogiari e Dreamhunter dovrebbero richiedere i diritti?
Forse sì, se considerate che, dopo aver visionato ben quarantacinque episodi di "Supernatural", vi faccio notare che vi si parla di destino, di visioni, di prescelti, di patti con demoni in nome di chi si ama, di mostri con una coscienza, di bocche dell'inferno (più o meno), di cacciatori e - doppio argh - cacciatrici, di gente che muore e poi rivive, di sacrificio...
E di crocevia!!!!
Oh, sì. La quarta parte della Saga in Nero si intitola "Crocevia in nero". Un titolo concepito nel lontano 2004. E se vedrete la seconda stagione di "Supernatural" scoprirete che... beh, i crocevia contano. Contano un sacco.
Non fraintendetemi. Non sto affermando che "Supernatural" sia banale, una specie di plagio e di scopiazzatura (al contrario di un certo "Moonlight"...). E' un buon telefilm, con regia e fotografia ottime, il fascino dell'America proletaria dei paesini e delle cittadine, delle leggende metropolitane e del gotico americano, due protagonisti che funzionano. E la capacità, che apparteneva anche a "Angel", di reinventare storie già raccontate con nuove chiavi di lettura.
Semplicemente trovo che le coincidenze, tra "Angel" e La Saga e "Supernatural" sono tante. Immagino perché anche le vie della narrazione hanno crocevia, punti di intersecazione, origini comuni, percorsi in parallelo. Autori, spettatori e lettori sono in viaggio tutti insieme. E a volte ci si scambia di posto alla guida.
Peraltro "Supernatural" è la riprova che una serie con Angel e Spike come unici protagonisti on the road avrebbe funzionato (ma noi lo sapevamo già e la Saga un po' nasce anche da questa consapevolezza).
Di più ancora. Lasciando correre la fantasia si può quasi giocare a credere che, dopo la battaglia con il drago, Angel e Spike abbiano ottenuto entrambi lo shanshu. Ritrovandosi nei panni umani eppure eroici di due fratelli. Con la buffa variante che, con le dovute sfumature e differenze, Spike sembra essere il fratello maggiore e Angel quello minore.
Una forma di giustizia poetica, probabilmente.
E' solo una mia bizzarra idea, ma concedetemela. Riesco bene a vederli, Angel e Spike, in spolverino e giacca di pelle, avanti e indietro per l'America, brontolando continuamente, eppure inseparabili. Voi no?
Tranne che camminare sotto il sole, tutte le cose che hanno fatto e faranno i fratelli Winchester avrebbero potuto farle loro.
Lo scrivo con un pizzico di rammarico e di nostalgia, ma anche con il piacere di sapere che c'è ancora un'auto nera sulle strade della lotta contro il male.
I vampiri con l'anima sono e restano due, inimitabili, unici.
Ma di campioni, a questo mondo, vi è sempre bisogno. E mi sento di dire che Dean e Sam Winchester sono loro degni eredi. Angel e Spike li giudicherebbero dei cuccioli riottosi, scommetto. Però formerebbero una grande squadra e alla fine si divertirebbero un sacco.
Forse, chi lo sa, da qualche parte degli infiniti percorsi narrativi, questi quattro già si conoscono...
"Let's go to work" - Angel
"We have a work to do" - Dean Winchester
Oggi, sul nostro gruppo di Princes To The Noir, è comparso un interessante sondaggio, opera di Roberta. Riguarda il telefilm "Ugly Betty" e chiede che cosa dovrebbe accadere tra Betty e il suo capo, Daniel.
Digressione numero uno: mi piace molto "Ugly Betty", penso che comprerò i dvd, quando usciranno. E grazie ad esso ho rivalutato Eric Mabius (Daniel, appunto). L'avevo visto in 100.000 cose, finora, e non mi era mai piaciuto. Troppo insapore. Potere del personaggio, immagino. Daniel Meade è un personaggio alla Liam (paragone per gli addetti ai lavori) ed io non posso resistere ai personaggi alla Liam.
Digressione numero due: io ERO Betty!!!
Me ne sono dolorosamente resa conto sfogliando delle vecchie foto. Nell'increscioso biennio 1998-2000, in particolare. Ci sono alcune foto in cui potrei farmi passare per la sua sosia, se non fosse che non ho l'apparecchio per i denti. Ma il resto è identico. Stesso taglio di capelli, gli occhiali, stesso modo di vestire... ehm... alternativo... Forse pure qualche chilo in più di lei.
Intendiamoci, non è che ora mi sia trasformata in chissà quale beltà... Diciamo che ora sono un incrocio tra Betty e sua sorella. Lì, a metà strada. E non fraintendetemi, Betty è adorabile. Ma perchè è la protagonista di un telefilm. Nella vita normale, se sei una "ugly" così... beh, uno come Daniel Meade non diventa amico tuo. Neanche se lavori per lui. Fidatevi di me.
Alla luce di quanto sopra, ecco le opzioni del test:
- Lei si innamorerà follemente di lui, ma per lui lei sarà sempre e solo una amica
Mamma mia, ma perché un'opzione così crudele?? E' come sparare sulla Croce Rossa o a un cavallo morto!!
Lui si innamorerà follemente di lei, ma per lei lui sarà sempre e solo un amico
Seee... e io sono la sorella gemella segreta di Angelina Jolie...
dopo pene e dolori e separazioni, alla settima stagione si innamoreranno follemente
Opzione allettante, forse anche probabile... ma per me, al momento, troppo remota. Per citare un altro telefilm che adoro - ovvero "Bones" - mentre tra la coppia Booth e Brennan è sempre stata insita una chiara vibe sessuale, o comunque una sfumatura di continuo "flirtaggio" che invita a volare con la mente verso speculazioni di questo tipo, ora come ora, tra Betty e Daniel percepisco solamente un puro affetto di stampo fraterno-amichevole. Non colgo vibrazioni romantico-sessuali. Ovviamente questa è la mia personale impressione.
avranno un bacio o un'avventura, ma deciderano congiuntamente di restare solo amici ed entrambi si innamoreranno di altre persone
No, ma per favore. I Daniel di questo mondo non hanno avventure con le Betty. E in questo caso sarebbe tanto più svilente per il loro rapporto, perché Betty andrebbe semplicemente ad ingrossare le fila delle ex botte e via di Daniel, perdendo la qualifica di speciale.
Betty vada a stendere, Daniel me lo sposo io!
Sposare Daniel Meade? No. E chi si fida di uno così? Sai che mal di fegato...
Resteranno sempre e solo amici
Ho scelto questa opzione. Ho visto solo una stagione (nemmeno tutta finora) e la settima, se ci sarà, è ancora troppo lontana. Al momento, la mia mente li vede proseguire e crescere come amici, aiutandosi l'un l'altro mentre hanno altre relazioni. E' vero che potrebbe essere credibile anche l'opzione innamoramento felice dopo anni, ma dovrebbero davvero cambiare tanto entrambi e la mia fantasia non si spinge tanto in là, per adesso.
Poiché questo blog é nato con l'intenzione di essere una specie di diario, devo anche concedermi, come dicono in America, un momento puramente squeee!!! da indomita fan-girl. Dato che nei giorni passati si é tanto opinato di passione... beh, é sicuramente passione anche questa. Di quella che non si indebolisce e anzi si rinforza.
Ok. Chi passa di qui per caso non avrà capito un tubo.
Chi mi conosce, avrà invece sicuramente capito (se non l'ha capito, lo capirà ora) che mi riferisco a David Boreanaz.
Xchio, webmistress del sito di Bones Italia, e ormai praticamente una sorta di mia agente pubblicitaria ufficiale, dato che sta diffondendo i miei video e le mie ff in ogni dove, ha scritto questa cosa su Youtube, rispondendo ad un'utente che aveva apprezzato una di queste mie creazioni: "She's a genius when it comes to David Boreanaz ".
Oddio, genio mi sembra esagerato, ma c'é un fondo di verità in questa frase. Ogni artista, anche il più piccolo ed infimo, necessita di una musa. La mia musa é David.
Con lui e i suoi personaggi come fonte di ispirazione, posso fare qualsiasi cosa. E non é un segreto per nessuno che da quando é entrato - almeno virtualmente - nella mia vita, insieme a lui sono arrivate persone, esperienze e soddisfazioni totalmente nuove. David non ne ha idea, ma mi ha cambiato l'esistenza. Quella vera.
E' veramente la mia musa. Indiscutibile.
E alle muse é doveroso anche rendere onore al merito.
Per qualche giorno, ai primi di giugno, David ha recitato in un piccolo teatro del Greenwich Village, a New York. Si trattava delle Stories left to tell di Spalding Gray. Per la cronaca Gray era un attore noto soprattutto per i suoi monologhi sulla propria vita. Dopo il suo suicidio, la moglie ha raccolto i monologhi inediti e ha dato il via a queste Stories left to tell, dove i monologhi sono divisi per le diverse componenti dell'esistenza di Gray, per esempio l'amore, la famiglia, la carriera, ecc. Ogni fase é affidata ad un attore od un'attrice fissi, tranne che per la carriera: quella é affidata ad attori sempre differenti. Lo hanno fatto anche Richard Gere, Whoopi Goldberg e Steve Buscemi, per citare qualche nome.
Questa volta é toccata a David.
Su live journal e forum si stanno accumulando reviews su reviews delle fortunate fans che hanno potuto vederlo dal vivo. Ed ovviamente sono tutte stra-positive. Ma ritengo che non lo siano perché di parte, fatte da donne adoranti. Un paio di loro sono state così gentili da registrare la performance di David e metterla su Internet in formato mp3, per condividerla con tutti. E posso assicurare, dopo averla ascoltata, che non solo David é stato molto bravo, ma che il pubblico rideva. Rideva tanto. Peccato avere solo l'audio. I reportage sono tutti unanimi nell'assicurare che la sua imitazione di Richard Nixon era esilarante.
Per cui onore a David. Applausi ed un pizzico di orgoglio, per me che lo seguo da sette anni. Il ragazzo sta crescendo e sta crescendo bene.
E' la mia musa anche a livello maschile (con i dovuti limiti, s'intende).
A questo proposito voglio citare la webmistress di Makd.livejoural che lo ha visto dal vivo e racconta che:
He’s tall. Like, you know...tall...almost imposing in height.
Appunto. Lo so che poi Roberta mi bacchetta e mi scudiscia perché dice che mi perdo le occasioni (infatti voi lo ignorate ma io respingo ogni giorno orde di uomini di media altezza che tentano di abbattere il cancello e le porte di casa mia, reclamandomi a gran voce), ma non ci posso fare niente. ADORO gli uomini alti e imponenti. Mea culpa.
He’s graceful. He moves well. He doesn’t move dorkily or goofily. He’s neat - the way you expect a former athlete to move. It’s nice to watch.
Ok. Questo magari non é indispensabile, ma ammetto che l'uomo che sa muoversi in maniera elegante mi intriga. Il più delle volte lo trovo sexy.
He has a great sense of comic timing. You can’t learn timing if you don’t already have it; you can only hone it. He has it.
Ecco un'altra cosa che adoro in un uomo: tempi comici a parte, il senso dell'umorismo. Non costruito, ma proprio naturale. Mi piace l'uomo divertente.
Qualche altra nota della webmistress:
He is nicely-built.
Vabbé. Si sapeva. Di default.
He was nervous - he spoke a bit rushed, then slowed down as the performance progressed.
E' vero. L'ho sentito anch'io nell'mp3.
This is one smart dude: don’t let his good looks fool you. There’s a capacious brain under the hood.
Mai dubitato.
He’s ....dudes: he’s a pretty man. Pretty, pretty, pretty. As good-looking as he is on TV/in film? He’s MUCH better-looking in RL.
ARGH. Qui preferisco non commentare. Sottolineo solo che non é la prima che lo dice. Quindi sospetto fortemente che sia vero.
Ma, detto ciò, come si fa a non assumerlo come musa a tempo indeterminato?
Chiudo con le stesse parole della suddetta webmistress:
I’m proud to be a fan of DB.