The diary of Tendresse

Diario dell'ultima delle romantiche. O della prima delle ciniche. Dipende dai giorni.
lunedì, 21 gennaio 2008

Soprattutto per le lettrici del mio sito...

... in quanto saranno le sole a poter comprendere certi parallelismi.

Sabato mattina, al supermercato, c'erano in offerta vari volumi a prezzo ridotto. Tutti sul genere "Bridget Jones", quelli sempre adatti per una lettura disimpegnata, così ho spulciato i titoli e ne ho scelti alcuni. Tra cui un libro che avevo già notato l'anno passato nelle novità: ora è in versione economica, ma la copertina è la stessa e l'ho riconosciuta. "Cuore e cioccolato" (in originale "Feet first") di Leanne Banks. Già un anno fa mi aveva attratta, ma chissà perché non l'avevo comprato. Beh, l'ho comprato questa volta...

... e l'ho divorato in un pomeriggio. Un pomeriggio delizioso, se mi consentite. Proprio come il cioccolato. Ho riso più volte, da sola. Sono stata coinvolta, intrigata. Mai un tempo morto, mai un momento di noia. E' stato come leggere una fan fiction, di quelle au. Per intenderci, se vi è piaciuta "Il bacio", non potete perdervi questo libro.

Perché?

Perché il protagonista maschile si chiama Marc, ma... potrebbe tranquillamente chiamarsi Liam. E' alto, bruno, sexy, di origini scozzesi (la Scozia non è poi così lontana dall'Irlanda, no?), pare che indossi i completi in maniera "criminale" e porta pure i maglioni neri. Di più ancora (e cito direttamente dal libro la descrizione che fa di lui la protagonista): "ha quest'aura di potere attorno, e ha un corpo magnifico. Le labbra sono piene, ma nello stesso tempo un po' dure. E' intenso in un suo modo passionale. Ti spinge a chiederti come sarebbe se si lasciasse andare...".

Già. E quando si lascia andare ha persino "il Diavolo negli occhi".

Diciamolo. E' Liam.

Due parole sulla storia. Che poi è la classica storia rosa, non aspettatevi chissà che. In questo genere di cose, io comunque non cerco mai grandi voli pindarici. Il bello del rosa sta nei cliché. Basta saperli rendere unici di volta in volta. E qui l'operazione è pienamente riuscita, per quanto mi riguarda.

Lei si chiama Jenny. Ventisei anni. E' una Fred quasi perfetta. Forse solo un po' più in carne. E' l'assistente di un disegnatore di scarpe alla Bellagio, una ditta prestigiosissima che crea calzature originali di gran marca. Vive - vi suona famigliare? - con un gatto, Romeo, e ha il suo bravo gruppetto di amici: Chad, l'immancabile gay, fascinoso e simpatico (Lorne?); Anna, la vicina di casa, dolce e sfortunata ragazza- madre (Tara?); Liz, pragmatica e spumeggiante, che ha sposato un uomo molto più vecchio ma ricco (Anya?). Ha una passione per i cioccolatini alla menta, che si porta sempre dietro, e quando è giù di morale si guarda a ripetizione il film "Oklahoma". Per finire, ha avuto un paio di uomini, ma nulla di che ed è tuttora piuttosto inesperta su tutti i fronti.

Capita che un giorno il suo capo finisca in una clinica di disintossicazione e, poiché la Bellagio deve confezionare le scarpe per il matrimonio di Brooke Tarantino (la Paris Hilton della situazione), Jenny si trova a doverlo precipitosamente sostituire nel progetto, affiancando nientemeno che il vicepresidente della Bellagio in persona. Il Marc (Liam!! Liam!!) che vi descrivevo poco fa. Un giovane vicepresidente, avanzato velocemente in carriera per sostituire il padre morto anni prima. Lei finora gli ha parlato solo al telefono o lo ha visto da lontano e ci fantastica sopra come si fantasticherebbe su un attore. All'ultimo compleanno, dopo aver bevuto un Martini di troppo, si è detta che se si fosse presentata l'occasione di portarselo a letto, l'avrebbe colta...

Che sia questa l'occasione? Ma lei è pronta per passare all'azione? E uno come lui la noterà mai?

Ma chi è lui? Com'è?

Non ci viene detta esplicitamente l'età di Marc, però ha sicuramente superato i trent'anni, è probabile che sia sui trentacinque/trentasei. E' un tipo molto controllato, noto per avere sempre un piano di azione per tutto, un programmatore nato che non vuole mai essere colto in contropiede da imprevisti. In questo è un perfetto Mister Darcy dei nostri giorni. Ed è giunto ad una decisione importante. Ritiene che sia ora di sposarsi, di avere figli. Solo che, per contro, non vuole complicazioni o sconvolgimenti nella vita che si è costruito con impegno. Per cui gli serve una moglie low maintenance, disponibile e senza pretese, che lo accontenti ma non lo ostacoli.

E purtroppo questo lo rende un esemplare maschile terribilmente realistico. Credetemi. Ne ho conosciuti vari così.

Uomini che vorrebbero una famiglia ma senza modificare nulla della propria esistenza. In sostanza, disposti solo a prendere, ma non a dare. Perché hanno altro a cui pensare. Cioè se stessi. Come viene sottolineato anche nel libro, questi uomini sono anche parecchio esigenti, in quanto pretendono una donna che costruisca e regoli il proprio mondo sul loro. Quindi come compagni sono delle gran rotture di scatole.

Per cui... a parte che è - scusate la franchezza - un figo della madonna, perchè dovremmo perdere tempo con questo Marc?

In effetti proprio perché è un figo della madonna. Scusate tanto. Quelli che ho conosciuto io purtroppo non avevano questa particolare attrattiva. Ed erano rotture di scatole e basta.

Invece Marc... Il suo problema si può dire che sia proprio quello di non avere mai avuto problemi con le donne. Come gli dice il nonno a cui è molto affezionato, lui è troppo abituato a sentirsi dire sì. Non ha mai dovuto conquistare una donna e sbattere contro un no. Quindi soddisfarsi a livello fisico è facile. E' il versante emotivo ad avere varie falle... E Marc è deciso ad aggirarlo totalmente. Chiede a un cugino di procurargli appuntamenti con donne "adatte allo scopo" e prende talmente sul serio il piano da decidere di non farsi distrarre da avventure sessuali sino a che non avrà trovato una moglie.

Mentre invece un'avventura sessuale è esattamente quello a cui aspira Jenny. E' una ragazza intuitiva. Inquadra alla svelta Marc e ciò che desiderebbe da lui sarebbe solo una notte. O forse due. Un'avventura di quelle travolgenti, che ogni donna - Jenny ne è convinta - dovrebbe avere almeno una volta nella vita, per poterla ricordare ottantenne con un vago sorriso.

L'amico gay le consiglia di tirare fuori "la diva" che ha dentro e le risistema il look. E funziona. A dire il vero, Marc l'aveva già in qualche modo "notata", ma così, si accorge inevitabilmente del fatto che sia anche una femmina. E considerando che, a causa del suo progetto matrimoniale, è in astinenza da quattro mesi, la cosa gli fa un certo effetto.

Dovete sapere che Marc è un personaggio divertente, oltre che sexy. Ha l'erezione facile. E in un tipo così controllato, questo dettaglio fa quasi tenerezza, specie perché gli succede nei momenti meno indicati.

Ovviamente le cose precipitano.

E se pensate di cercare il libro per leggerlo e non vi piacciono gli spoilers non continuate a leggere quello che scriverò.

Accade ad una festa nella villa del fidanzato di Brooke Tarantino. Per l'esattezza nella dispensa del maggiordomo, dove (come commenterà Anna, la vicina di Jenny, che vedrà quella stanza) "non esiste nemmeno una superficie piana".

Rispetto ai soliti libri del genere (mi riferisco ai tipici prodotti Harlequin, che è la casa editrice anche di questo), dove già la prima volta i due amanti raggiungono "vette illimitate di piacere" (e anche l'orgasmo simultaneo - che ho sempre trovato altamente improbabile) e le descrizioni sono spesso stereotipate e patinate, devo fare i miei complimenti all'autrice perché la sua scena - e anche tutte quelle successive - è invece erotica, audace, esplicita, realistica e non scontata. Una bella, goduta, ardente sveltina contro una porta.

Piace da impazzire ad entrambi, ma li lascia anche insoddisfatti (lei letteralmente), perché è una cosa di fretta, in piedi, vestiti...

Come fans del telefilm "Bones", leggo continuamente di dibattiti tra i fans che vogliono il sesso tra la coppia Booth/Brennan e fans che non lo vogliono. Quelli che sono per il no, sono contrari perché sostengono che il punto di forza della coppia si basa sulla tensione sessuale irrisolta e credono che il sesso la eliminerebbe. Beh, questo libro testimonia esattamente il contrario.

Anziché mitigare la tensione, l'incidente di percorso nella dispensa la accresce. A dismisura. Specie perché, per motivi professionali (sono capo e dipendente) e perché ha ancora in ballo il progetto di sposarsi, Marc frena con fermezza qualsiasi proseguimento. O almeno ci prova.

Vanamente. Non riesce a non pensare a Jenny, a come sarebbe prendersi "il tempo giusto con lei". E Jenny, sebbene continui a ripetersi di essere interessata solo a un'avventura, si rende conto che una volta sola con lui, soprattutto così di corsa, non le è affatto bastata.

E allora?

Allora, la storia procede tra corsi e ricorsi, ostinazioni, cedimenti, tentativi improbabili di vivere una relazione non coinvolgente, il tutto condito da tante, belle scene "da fanfiction", con gelati, gite al mare, gelosie e ripicche, viaggi di lavoro, imprevisti famigliari, rivelazioni, cunnilingus da "wow" e tenerezze inaspettate. Sino a che i parametri iniziali si ribaltano e, se Jenny ammette che Marc non è affatto una rottura di scatole e lo vuole al 100%, Marc scopre di desiderare che Jenny gli scombini la vita, che rivoluzioni i suoi progetti così ben combinati. E non soltanto sessualmente.

L'unico difetto che posso imputare al libro è il finale un po' affrettato e un tantino più "Harlequin" del resto, ma lo si può definire un peccato veniale.

Come lo è leggere questo libro. Un piccolo peccato veniale da concedersi in un pomeriggio di riposo, per divertirsi e sognare un po'. Lo stesso motivo per cui si leggono e scrivono fan fiction.

postato da: Tendresse72 alle ore 17:03 | link | commenti | commenti
categorie: libri, fandom
lunedì, 20 agosto 2007

Dalle sorelle Dashwood alle sorelle D'Este...

... il passo é breve.

Un paio di giorni fa ho parlato di due sorelle in un film, Eleanor e Marianne Dashwood. Oggi parlo di due sorelle in un libro, Isabella e Beatrice D'Este.

Il libro é "I cigni di Leonardo" di Karen Essex. L'ho letto durante il viaggio per e dalla casa al mare di Roberta. Raccontava delle figlie dei Duchi d'Este, c'era coinvolta Ferrara, per cui mi aveva incuriosito. Premetto che é un romanzo, non una biografia. Non so nemmeno quanto storicamente accurato, anche se, date le note in fondo, direi abbastanza.

In ogni caso, figure storiche che per me erano sempre state solo nomi, hanno acquistato tridimensionalità ed umanità. E' stato interessante. Ancora una volta - come leggendo di Maria Antonietta - ho pensato che i potenti, almeno nelle epoche passate, erano da invidiare sino ad un certo punto.

La storia si dipana dal 1489 al 1506. Isabella e Beatrice sono le figlie di Ercole ed Eleonora D'Este, duchesse di Ferrara. Isabella é la maggiore, di un anno. Bellissima, colta, nata per regnare. Beatrice é meno attraente, più selvaggia, cresciuta presso il nonno, alla corte del Regno di Napoli. Per un gioco del destino (la proposta di Ludovico Sforza per la figlia maggiore arriva in ritardo), Isabella si ritrova fidanzata a Francesco dei Gonzaga di Mantova e Beatrice appunto a Ludovico Sforza, detto il Moro, reggente del Ducato di Milano.

Dapprima Isabella si ritiene la più fortunata.Si innamora del suo futuro sposo, che non é bello, ma comunque giovane e vigoroso e molto tenero con lei. D'altro canto, Ludovico, che é vecchio abbastanza per essere il padre di Beatrice, la snobba e continua a rimandare il matrimonio, troppo preso dalla sua amante, Cecilia Gallerani, in attesa di un figlio suo.

Ma le cose non sono sempre come sembrano. Ed Isabella, dopo i matrimoni di entrambe le sorelle, si ritroverà ad invidiare Beatrice. Scoprirà infatti una sorta di affinità elettiva con il cognato Ludovico, che l'autrice descrive in maniera molto sensuale e carnale. Un uomo colto, intelligente, fascinoso, avido, ambiguo, doppiogiochista, luciferino. Pare che incarnasse, in pratica, il meglio ed il peggio del genere maschile. Isabella, che é una collezionista ed ama il bello in tutte le sue forme, non può non subirne il fascino. Ed é abbastanza arguta da non cedere alle sue avances (cinque minuti dopo aver deflorato Beatrice...). Intraprende invece con lui una lunga corrispondenza, che la porterà con il tempo a condividere con il cognato una sorta di amore "amichevole" a distanza, che assomiglia più a un rapporto coniugale che ad un adulterio.

Anche perché Ludovico finirà con l'innamorarsi della moglie. L'incolore, giovanissima Beatrice, infatti, si rivelerà molto diversa da come tutti credevano. Arderà di sincera passione per Ludovico e non si accontenterà di essere trattata da lui come un acquisto vantaggioso e nulla più. Scalzerà la Gallerani dal suo cuore e dal suo letto e diventerà una delle donne più famose e ammirate dell'epoca.

Sebbene il suo sarà un destino triste, la sua una vita assai breve. Non scendo nei dettagli, per non rovinare il gusto della lettura a chi volesse leggere il libro. Posso dire che conquistare Ludovico il Moro non significava necessariamente riuscire a tenerselo. E che un uomo tanto "eccessivo" lo era nello splendore, quanto nella rovina.

Aggiungo però che un protagonista d'eccezione della vicenda é Leonardo Da Vinci. Al servizio di Ludovico per anni, ha anche lui con Il Moro un rapporto quasi "coniugale", come lo definisce Isabella. I due litigano di continuo (Leonardo non finisce mai e a volte non comincia le opere commissionategli), eppure si cercano, pressoché sino alla fine. Il grande genio viene descritto come un uomo bellissimo ed inquietante, con preferenze omosessuali ed un forte carisma. Pagina dopo pagina vediamo nascere molte delle sue opere più celebri. Per dirne una ritrae Cecilia Gallerani con un ermellino. Vi dice niente?

Pare che Leonardo fece uno schizzo di Isabella attualmente conservato al Louvre. E sempre al Louvre dovrebbe esserci anche un busto di Beatrice realizzato  da Gian Cristoforo Romano. Forse l'anno prossimo vado a Parigi. Li cercherò.

E forse passerò anche da Pavia. Il libro dice che alla Certosa di questa città é conservata la meravigliosa tomba marmorea di Ludovico e Beatrice (protagonista, questa tomba, di bellissime pagine, nel romanzo).

In sintesi un libro intrigante, che racconta di un'epoca di cui avevo letto poco e da cui specialmente le donne emergono con una forza decisamente moderna. Soprattutto Isabella.

Più pratica della romantica sorella, visse molto più di lei, giungendo all'età di sessantacinque anni. Le sue ultime parole sembra che furono: "Sono una donna che ha imparato a vivere in un mondo di uomini". E si é rivelata più furba di molti di loro, se posso aggiungerlo. Anche di Ludovico il Moro.

Due parole, in mezzo a varie figure maschili complesse ed egocentrice, per una veramente dolce e delicata, che sa proprio di "cavalieri d'arme e d'amori". Quella di Galeazzo da San Severino, famosissimo cavaliere al servizio di Ludovico, fidanzato e poi sposo di Bianca Giovanna, figlia del Moro e di una delle sue amanti. Bellissimo e valoroso, Galeazzo perse la moglie molto presto, all'improvviso, e non si risposò mai. Arrivò a vivere anche lui ben sessantacinque anni e a morire sul campo, nella battaglia di Pavia.

Il romanzo si conclude proprio con lui ed Isabella, che stanno danzando. E sopravvivendo.

L'ultimo cavaliere e l'ultima dama.

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categorie: libri
martedì, 07 agosto 2007

Rawling vs Meyer?

Uhm... Ne dubito.

Ma vado con ordine ed introduco l'argomento. In questi giorni, un'amica che é in vacanza e non ha possibilità di connettersi ad Internet, mi ha chiesto di salvarle tutte le nuove fanfiction (i racconti scritti dai fans) pubblicate sui forum di Harry Potter, mentre lei é via. Lo sto facendo, anche se, quando ho detto di sì, non avevo idea della mole di lavoro che mi aspettava. I giovani scrittori del web sfornano ff su Harry Potter ad un ritmo vertiginoso ed inarrestabile.

Confesso di non aver mai letto un solo libro della Rawlings. Di Harry Potter conosco solo i film e non li ho nemmeno visti tutti. Se non altro ora, grazie ai disclaimer delle ff che sto scariscando, ho un'idea delle coppie che vanno per la maggiore nell'immaginario dei fans. Tra quelle etero, quella imperante é ovviamente la super convenzionale Ron/Hermione. Tra quelle slash (omosessuali) ho notato una predilizione per gli accostamenti Draco/Harry e Remus/Sirius.

Draco Malfoy, peraltro, sembra essere l'uomo per tutte le stagioni. Nelle ff che ho scaricato in questi giorni, si é ripassato praticamente tutte le creature femminili di Hogwarts, in primis Hermione, Ginny e Pansy.

Del resto, quando uno si chiama Draco...

Nella panoramica delle fanfiction ispirate ai libri, però, ho notato un deciso afflusso anche per quanto riguardo una saga molto più recente, inaugurata lo scorso anno. Quella cioé adolescenzial-vampiresca di Stephenie Meyer, cominciata con il libro "Twilight".

Che si dà il caso io abbia letto durante la mia recente vacanza a Torino. Me ne avevano già parlato un paio di amiche, sottolineando le similarità con l'universo vampiresco televisivo di Joss Whedon. E poiché io sono da sempre appassionata di vampiri, un'occhiatina la dovevo dare.

La Meyer ha sicuramente scelto una formula azzeccata. Cioé non ha ricercato il successo con un ambizioso progetto iperoriginale, ma ha fatto piuttosto l'esatto contrario, optando per un abbondare di citazioni e cliché. Nel suo primo libro ci sono Whedon, la Rice, le vecchie favole (La Bella e La Bestia in primis), uno spicchio di Underworld e di Twin Peaks. Ed una spruzzata di romance adolescenziale. Il tutto frullato insieme.

Abbiamo la cittadina più piovosa d'America (Whedon citato alla rovescia, pioggia contro sole californiano).

Abbiamo la classica adolescente che pensa di essere insignificante ed invece é così speciale da attrarre il ragazzo più speciale di tutti (un cliché che funziona sempre perché attinge al brutto anatroccolo in cerca di riscatto che dimora in molti di noi).

Abbiamo un vampiro bello come Angel (ha pure il sorriso sghembo), con una "famiglia" che promette di fornire plot e subplot in quantità.

Abbiamo una riserva indiana e le sue leggende. Nonché un accenno ai licantropi e alla loro eterna guerra con i vampiri (da quel che ho capito i licantropi avranno un ruolo più concreto nei prossimi libri).

Insomma la Meyer non ha scritto assolutamente nulla di nuovo, ma se non altro lo ha scritto bene. E del resto anche Whedon, per creare il suo universo, ha attinto senza vergogna da molti venuti prima di lui (penso a "Lost Boys"). Non c'é niente di male se ne viene un buon lavoro.

"Twilight" non mi é dispiaciuto. L'ho letto velocemente. La voce in prima persona di Bella é coinvolgente. Il vampiro Edward debitamente fascinoso.

Ora bisogna capire come evolveranno i prossimi capitoli e se manterranno le promesse. Il secondo libro, "New Moon", é già uscito in Italia, mentre il terzo, "Eclipse", esce oggi negli Stati Uniti e arriverà da noi verso novembre. La Meyer ha già in lavorazione il quarto libro, "Breaking dawn" ed un quinto, "Midnight Sun", che racconta "Twilight" con la voce di Edward.

La saga sembra quindi prendere vita. In rete un critico si chiedeva se possa insidiare la saga della Rawlings... Come scrivevo all'inizio, ne dubito, perché Harry Potter abbraccia un pubblico più vasto, compreso quello infantile. Ma certo, se continuerà ad avere successo, potrà comunque avere la sua importanza. Specie se decidessero di fare la versione cinematografica (e date le premesse non lo escludo affatto).

Vedremo. Io intanto mi cercherò il secondo libro.

postato da: Tendresse72 alle ore 19:45 | link | commenti (10) | commenti (10)
categorie: libri, fandom
lunedì, 06 agosto 2007

Ma le Rules sono veramente applicabili?

Cosa sono le Rules?

Trattasi di un libricino, credo americano, dove vengono enumerate quelle che definirei le vecchie regole della nonna su come attrarre, conquistare, tenersi un uomo. Cose del tipo "non chiamarlo", "non andarci a letto subito", "non accettare un appuntamento dopo il mercoledì", ecc.

Me ne ha parlato diffusamente per mesi Roberta (sempre lei, quella ) ed in una libreria di Torino, per curiosità mi sono comprata la versione condensata.

Il concetto di base espresso dalle autrici si articola in due "must", cioé che noi donne dobbiamo comportarci come se fossimo uniche e speciali (una buona cosa, se non altro serve per l'autostima) e che gli uomini sono cacciatori d'istinto e reagiscono alle sfide (e qui io già nicchio un po').

Le autrici sostengono che, ottenendo l'indipendenza, le donne hanno dimenticato la loro femminilità ed anche in amore spesso si comportano come uomini, togliendo agli uomini veri la possibilità di essere i cacciatori, come per loro natura.

Fin qui ci sto.

Ma... se, così come sono cambiate le donne, fossero cambiati anche gli uomini?

Se molti di loro non apprezzassero più le sfide e non avessero più l'istinto del cacciatore?

Secondo quanto scritto nelle Rules, io le sto applicando inconsciamente da una vita. Eppure... nada de nada.

Se evito di fissare un uomo, per concedere a lui la prima mossa... beh, quello non la fa.

Se non chiamo un uomo, perché deve essere lui a chiamarmi... beh, quello non chiama.

Se faccio la misteriosa, per incuriosirlo... beh, quello sparisce del tutto.

Non funziono io?

Non funzionano gli uomini?

O non funzionano le Rules?

postato da: Tendresse72 alle ore 20:09 | link | commenti (8) | commenti (8)
categorie: pensieri, amore, libri
lunedì, 25 giugno 2007

L'amore non fa per me

No. Non é una considerazione mia (sebbene la pensi più o meno così), ma il titolo dell'ennesimo libro italiano che ho letto. Rispetto agli altri già qui citati, é l'unico che mi é piaciuto. Perché é scritto molto bene, con un linguaggio scorrevole, brillante, coinvolgente. Federica Bosco, l'autrice, é brava. Molto. Ma...

Beh, qualche ma c'é. E sempre per via di Bridget Jones. Purtroppo credo di dovermi arrendere all'evidenza ed accettare che Miss Jones abbia contaminato come un virus buona parte della nuova produzione letteraria femminile. Con il rischio che le single tra i trenta e i quaranta sembrino dover essere tutte così: ironiche, pasticcione, poco femminili, in genere giornaliste o scrittrici, con amicizie strampalate, vite che oscillano dal nulla più deprimente ad improvvisi accadimenti romanzeschi. E dulcis in fundo con uomini o inesistenti o stronzi o psicopatici. Ma sono davvero così le single trentenni/quarantenni di oggi?

Siamo davvero così?

Perché se é vero... Gesù.

Comunque torniamo al libro. In realtà é un seguito. C'é un altro libro, "Mi piaci da morire", che bisognerebbe leggere prima (e che io non ho letto). Anche se comunque quel che é successo si capisce piuttosto bene anche nel secondo. Allora, abbiamo Monica, trentenne romana che vive a New York (i suoi coinquilini sono una cantante e - ovviamente - un gay) e lavora in un negozio. "Mi piaci da morire" racconta della sua storia con il bellissimo David (un nome, un perché) che lei descrive come un incrocio tra Brad Pitt e Colin Farrell. Lui la seduce e poi la abbandona, preferendo sposarsi con la fidanzata storica (per poi scoprire in luna di miele che é lesbica). Tramite questo matrimonio, Monica conosce e si innamora però di un cugino della rivale, tale Edgar, uno scozzese vedovo più vecchio di lei (ha quarantotto anni) ma molto attraente e naturalmente tutto il contrario del superficiale David. Fra le altre cose é un editore e Monica ha appena scritto il suo primo libro.

Ricorda abbastanza la trama di Bridget Jones, no?

Amante hot ma inaffidabile (Daniel) versus fidanzato per bene, dolce ed elegante (Mark Darcy), più cambio di carriera, amico gay e, dimenticavo, genitori divorziati con problemi vari laggiù in Italia.

Ok, questo era il primo libro (da cui pare verrà tratto anche un film).

Il secondo fortunatamente non é una copia del secondo Bridget Jones (anche se certe cose gliele deve), ma lo classificherei invece quasi come la parodia di uno dei film cult di Hitchcock: "Rebecca, la prima moglie".

Perché?

Perché in questa seconda storia, Monica, con un indubbio colpo di testa, giacché lo conosce da pochissimo, va a vivere con Edgar in Scozia, in un minuscolo paese chiamato Culross (che lei chiama sbrigativamente Culo rosso). Nella grande vecchia casa in cui lui viveva con la prima moglie. Che... ebbene sì, si chiamava... Rebecca!! L'autrice ci ironizza pure, citando proprio Hitchcock.

Non solo, Rebecca, nei ricordi della gente, é proprio come quella del film: bellissima, meravigliosa, perfetta (e sempre come quella del film in realtà non così santa come si poteva pensare). Non c'é la governante, ma c'é la madre di Edgar, che vive per conto suo, ma é costantemente a casa loro a ficcare il naso e prevaricare (da manuale la scena in cui lei e Monica si litigano le mutande di Edgar da lavare). C'é anche ovviamente il segreto dietro la morte drammatica di Rebecca, anche se, in questo caso, diversamente dal film, dove Maxim De Winter in realtà confessava di aver odiato la moglie, Edgar é invece davvero ancora ossessionato dal ricordo di lei, ancora in qualche modo innamorato.

Insomma, la nuova vita scozzese di Monica si rivela molto diversa da ciò che aveva sognato ed immaginato. Aggiungiamoci poi un capo viscido che tenta di molestarla, il socio di Edgar che é una sbdola serpe, un'intervista a sorpresa con Paris Hilton... E David. Il bellissimo ex, che continua a chiamare Monica, ad atteggiarsi ad amico dolce e premuroso, fino a che...

Non aggiungo altro, nel caso qualcuno abbia voglia di leggerlo.

A parte la mancanza di originalità (e anche qui di qualche buona scena d'amore ben scritta) é carino e simpatico. E si fa leggere.

Paradossalmente era molto più originale il libro scritto da Monica, di cui viene accennata la trama. Si intitola "Il Giardino degli ex" e racconta di una signora che, rimasta vedova, decide di ricontattare ed invitare a casa sua tutti i suoi ex, per capire se la scelta fatta sposando il suo defunto marito fosse stata quella giusta.

Questo sarebbe stato intrigante, no?

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categorie: libri
domenica, 17 giugno 2007

Devo comprare un mastino

Altro romanzo italiano.

Questo é di Tiziana Merani e si intitola appunto "Devo comprare un mastino".

Roberta me lo ha regalato la scorsa primavera perché diceva che la presentazione nel risvolto di copertina sembrava parlare proprio di me.

Analizziamo la presentazione.

Francesca ha trent'anni da un po'

(e fin qui ci siamo)

e ha elaborato una teoria: il segreto é essere pessimisti. Perché se ti aspetti sempre il meglio, il rischio di rimanere delusi é dietro l'angolo. Ma se pensi in negativo la vita ti può riservare molte sorprese.

(qui non ci siamo, invece. Io penso in negativo proprio perché so che la vita mi riserva solo sorprese negative. E basta)

con un lavoro a singhiozzo, un conto in banca tendente al rosso

(no, dai, sono messa un po' meglio)

una schiera di amiche a dir poco originali

(ecco, se Roberta avesse letto il libro intero, si sarebbe ben guardata dal paragonare lei e le altre a quelle del romanzo. Fidatevi)

e se capita di incontrare l'uomo giusto, bello, ricco e innamorato, finisce che neanche te ne accorgi, perché proprio non riesci a crederci

Con quest'ultima frase esco dai commenti tra parentesi, perché - critica per gli editori del libro - é onestamente ingannevole. Con questi presupposti ho iniziato il libro aspettandomi una storia d'amore un po' complicata, dove lei non credeva che lui potesse amarla, bla, bla, bla (qualcuno fra coloro che mi conoscono ricorderà sicuramente una certa fanfiction intitolata "Il bacio"...). E l'inizio era anche promettente. Se non che poi non ha mantenuto le promesse. Anche perché la storia di Francesca e Giovanni non ha assolutamente niente di complicato. Decolla praticamente subito e per gran parte del libro é addirittura in secondo piano, rispetto alle avventure tragicomiche di lei con le amiche dai progetti senza capo né coda (come improvvisarsi guide turistiche per ignari turisti stranieri con autobus a noleggio guidato maldestramente da un amico). Qualche piccolo equivoco, ma assolutamente banale, sia per il lettore che per i personaggi che lo risolvono subito. Il sesso saltato di sana pianta. Qualche bacio ben descritto, ma niente di che.

Consiglio questo libro se volete farvi due risate. Anche se quasi 300 pagine di situazioni francamente sopra le righe alla lunga fanno solo sorridere. Per intenderci, il personaggio goffo alla Bridget Jones che accumula figuracce su figuracce é divertente, ma fino a un certo punto. Quando la goffaggine diventa caricatura e le scene improbabili superano l'improbabilità, si esagera.

Almeno così la penso io.

Tiziana Merani comunque scrive bene, ha un buon linguaggio ironico e scorrevole. Spero in un secondo libro un po' meno caricato e più semplice.

La semplicità per me resta sempre la via migliore.

Forse é per questo che non ho mai pubblicato niente.

postato da: Tendresse72 alle ore 13:54 | link | commenti (4) | commenti (4)
categorie: libri
giovedì, 14 giugno 2007

Amiche di salvataggio

Ultimamente sto leggendo un po' di romanzi italiani, quelli del filone delle Bridget Jones di casa nostra. Per curiosità, più che altro. Io scrivo storie di genere rosa e mi domandavo quali prodotti riescano a sfondare nell'editoria...

Cominciamo da un libro che ho terminato qualche giorno fa, "Amiche di salvataggio" di Alessandra Appiano.

Lo dico subito, non mi é piaciuto granché. Lo stile non mi ha coinvolta (troppe parole gergali, tutto troppo sintetico). La storia l'ho trovata amara e abbastanza deprimente. Gli uomini di questo libro ne vengono fuori al 90% malissimo. Le donne sono tutte stanche e depresse e ripetono spesso - un po' troppo spesso - che la vita é una fregatura ed oltretutto sta passando (se una ne é già conscia, non le fa bene leggerlo).

Se questo libro rispecchia la nostra attuale società e il nostro attuale modo di vivere i rapporti, ammetto di essere sul preoccupato...

Qualche guizzo comunque c'era e sicuramente mi ha dato da riflettere.

Perché dico che gli uomini ne escono malissimo?

Beh, le protagoniste del libro sono un gruppo di amiche e colleghe dislocate in varie città italiane, che si tengono in contatto via email o telefono (l'ho comprato per questo) e ce ne fosse una, dico una, con un uomo "sano" accanto...

Ilaria, 38 anni, giornalista di Milano, dopo un matrimonio in giovane età con uno scrittore molto più vecchio di lei, ora sta con un produttore puttaniere che non resiste alle belle ragazze.

Mariana, anche lei 38enne, professoressa di matematica in quel di Bologna, dopo essere stata piantata in asso dal suo grande amore giovanile, si é sposata con un altro, ha scodellato tre figli in quattro anni e... e una sera suo marito le confessa di avere una relazione clandestina che dura ormai da un anno, ovviamente con una venticinquenne.

Daria, sempre 38enne, ragazza-madre di Torino, autrice per la tv, dopo un lungo periodo di deserto sentimentale, ha intrapreso una relazione con un 54enne che lei chiama lo "sposato&soddisfatto", uomo di potere, elegante, come chiarisce il nomignolo sposatissimo. La sua é la vicenda più amara. Lei si innamora follemente e lui le dice cose del tipo che l'amore vero é quello che fanno loro, che non esiste niente altro (frase che ho trovato inquietantissima... esiste forse un manuale delle banalità che la Fata Turchina mette nella culla dei maschietti, alla nascita?), ecc. Ma naturalmente é un buco nell'acqua e finisce tutto in modo veramente triste e squallido.

Poi c'é Roberta, ventiseienne collega di Ilaria, a Milano. Il "suo" uomo non riguarda propriamente la sua vita amorosa (anche se é una delle "conquiste" del produttore che sta con Ilaria), ma piuttosto é suo padre. Un regista che ha mollato sua madre durante la gravidanza e non mai riconosciuto Roberta. E quando la incontra, lungi dall'accorgersi che é sua figlia, addirittura ci prova con lei.

Ehm, che panorama, eh?

L'idea carina del libro é che tutte queste donne scottate e ferite (a parte Daria che resta a Torino con il figlio, a leccarsi le ferite da sola) decidono di trasferirsi in massa a Roma, in un enorme appartamento vicino a Piazza Navona e di vivere insieme. Sembra bello, no?

Quante volte si dice che l'amicizia é più forte e salda dell'amore... E che bello pensare di vivere con le tue amiche, di supportarvi l'una con l'altra...

Cosa non mi ha convinta?

Che il tutto ha il sapore di un'illusione, della fuga di un gruppo di donne dai loro fallimenti. Non sa di libertà, non sa di vittoria. E nell'ultima pagina un paragrafo dice così : "Affare fatto. Ma quanti affari si fanno nella vita di adulti, quanto poco durano i surrogati, i giochi infantili. (...). Tutti se ne vanno, prima o poi. Tutto scorre senza lasciare traccia".

Sul retro della copertina c'é scritto che il romanzo é ironico, divertente, frizzante. Ecco... a me proprio non é sembrato così.

postato da: Tendresse72 alle ore 13:21 | link | commenti (3) | commenti (3)
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