E' un sacco di tempo che non scrivo sul blog, lo so... E vi giuro che di cose da dire e raccontare, su cui riflettere, ne ho avute tante, in questi mesi, ma... un giorno dopo l'altro, il tempo è passato e ogni volta avevo spento il pc senza passare dal blog...
Oggi però è doveroso che scriva almeno due righe. Perché è il compleanno della mia personale musa ispiratrice, David Boreanaz, altrimenti noto come "The Man" o "Big D".
Ho già spiegato altre volte, credo, il perché lo considero la mia musa. Da che è entrato nella mia vita, nella (triste per altri motivi) estate del 2000, non ne è mai uscito e vi ha portato ininterrottamente fantasia, stimolo creativo, sogni, risate, emozioni, nuove esperienze e soprattutto varie persone che ora sono diventate importanti e fondamentali per me.
Senza di lui non avrei mai conosciuto Roberta, Michela, due delle mie migliori amiche, e tutte le mie varie, deliziose lettrici o tutti i fans con cui ho fatto o sto facendo amicizia tuttora. Dal mondo del virtuale lui mi ha dato accesso al mondo dei legami affettivi reali.
Un segno tangibile che la fantasia, se usata bene, è un mezzo potente per restare con i piedi per terra e vivere.
Per cui, anche se non lo conosco di persona, non mi vergogno di affermare che voglio molto bene a David. Forse non all'uomo che veramente è, ma sicuramente all'attore, ai suoi personaggi.
Che non finiscono mai di stupirmi, avvincermi, offrirmi spunti per nuove storie, nuove riletture, nuovi arrangiamenti delle vicende umane.
Ricordo ancora la prima volta che l'ho visto, nel pilot di "Buffy The Vampire Slayer", in una seconda serata domenicale di giugno. Non sapevo ancora che di lì a poco tempo la mia vita sarebbe tristemente cambiata e che i due episodi settimanali di "Buffy" avrebbero rappresentato una sorta di oasi nel caos. Era un ragazzo alto e magro, con una camicia bianca e una giacca di velluto, il sorriso sghembo e una bellezza poco americana. E sono rimasta immediatamente folgorata dal suo personaggio.
Un vampiro che si chiamava Angel. Un paradosso.
Io adoro i paradossi.
Un vampiro irlandese. Proprio dell'Irlanda dell'Ovest che avevo sempre sognato come meta di un viaggio. Con un claddagh, l'anello tradizionale irlandese di cui conservavo una foto nella speranza di poterne avere uno un giorno.
Un vampiro maledetto, punito un'anima. Che un tempo era stato Angelus, il vampiro più malvagio di tutti o quasi.
Heathcliff che incontrava Rochester, con un tocco di Mr Darcy.
L'avevano praticamente creato per me!
E per David. Che lo ha incarnato per otto anni meravigliosi, crescendo con lui, maturando e diventando sempre più bravo, sempre più intenso.
Quando "Angel" ha chiuso, ero determinata a seguire la carriera di David qualsiasi direzione avesse preso. Ormai era uno di famiglia, per me. Ma confesso che non mi aspettavo che avrebbe trovato un altro personaggio all'altezza di Angel.
Mi sbagliavo.
Angel resta Angel, ovviamente. Ed è tuttora nel mio cuore.
Ma lo occupa insieme all'agente speciale Seeley Booth.
Che puntata dopo puntata, stagione dopo stagione, mi sta confermando sempre più di essere davvero speciale. E non solo come agente dell'FBI.
Specie dopo l'episodio andato in onda in America la settimana scorsa.
Sapevo cosa doveva succedere da cinque mesi ormai, da prima dello sciopero degli sceneggiatori che aveva bloccato tutte le produzioni d'oltreoceano. Per tutti questi mesi di attesa ne avevo discusso e speculato sui forum... però, ugualmente ho scoperto di non essere preparata.
E sono stata abbattuta come un albero.
Credo che se una serie riesce a gelarti il sangue anche quando sai già quello che accadrà, significa che è davvero una buona serie. Hart Hanson e i suoi sceneggiatori sanno come raccontare, David e gli altri attori sanno come arrivarti al cuore.
Sicuramente Seeley Booth è arrivato al mio.
Non è Heathcliff che incontra Rochester, con un tocco di Mr Darcy. Lo scettro di personaggio oscuro/gotico/romantico è ancora tutto di Angel.
Lui è semplicemente Seeley Booth.
Un uomo. E basta.
Non è poco.
Grazie David, anche per lui.
E per tutti i personaggi che spero verranno in futuro. Ora ho fiducia che potranno essere altrettanto straordinari.
Cento di questi giorni, Big D!
... in quanto saranno le sole a poter comprendere certi parallelismi.
Sabato mattina, al supermercato, c'erano in offerta vari volumi a prezzo ridotto. Tutti sul genere "Bridget Jones", quelli sempre adatti per una lettura disimpegnata, così ho spulciato i titoli e ne ho scelti alcuni. Tra cui un libro che avevo già notato l'anno passato nelle novità: ora è in versione economica, ma la copertina è la stessa e l'ho riconosciuta. "Cuore e cioccolato" (in originale "Feet first") di Leanne Banks. Già un anno fa mi aveva attratta, ma chissà perché non l'avevo comprato. Beh, l'ho comprato questa volta...
... e l'ho divorato in un pomeriggio. Un pomeriggio delizioso, se mi consentite. Proprio come il cioccolato. Ho riso più volte, da sola. Sono stata coinvolta, intrigata. Mai un tempo morto, mai un momento di noia. E' stato come leggere una fan fiction, di quelle au. Per intenderci, se vi è piaciuta "Il bacio", non potete perdervi questo libro.
Perché?
Perché il protagonista maschile si chiama Marc, ma... potrebbe tranquillamente chiamarsi Liam. E' alto, bruno, sexy, di origini scozzesi (la Scozia non è poi così lontana dall'Irlanda, no?), pare che indossi i completi in maniera "criminale" e porta pure i maglioni neri. Di più ancora (e cito direttamente dal libro la descrizione che fa di lui la protagonista): "ha quest'aura di potere attorno, e ha un corpo magnifico. Le labbra sono piene, ma nello stesso tempo un po' dure. E' intenso in un suo modo passionale. Ti spinge a chiederti come sarebbe se si lasciasse andare...".
Già. E quando si lascia andare ha persino "il Diavolo negli occhi".
Diciamolo. E' Liam.
Due parole sulla storia. Che poi è la classica storia rosa, non aspettatevi chissà che. In questo genere di cose, io comunque non cerco mai grandi voli pindarici. Il bello del rosa sta nei cliché. Basta saperli rendere unici di volta in volta. E qui l'operazione è pienamente riuscita, per quanto mi riguarda.
Lei si chiama Jenny. Ventisei anni. E' una Fred quasi perfetta. Forse solo un po' più in carne. E' l'assistente di un disegnatore di scarpe alla Bellagio, una ditta prestigiosissima che crea calzature originali di gran marca. Vive - vi suona famigliare? - con un gatto, Romeo, e ha il suo bravo gruppetto di amici: Chad, l'immancabile gay, fascinoso e simpatico (Lorne?); Anna, la vicina di casa, dolce e sfortunata ragazza- madre (Tara?); Liz, pragmatica e spumeggiante, che ha sposato un uomo molto più vecchio ma ricco (Anya?). Ha una passione per i cioccolatini alla menta, che si porta sempre dietro, e quando è giù di morale si guarda a ripetizione il film "Oklahoma". Per finire, ha avuto un paio di uomini, ma nulla di che ed è tuttora piuttosto inesperta su tutti i fronti.
Capita che un giorno il suo capo finisca in una clinica di disintossicazione e, poiché la Bellagio deve confezionare le scarpe per il matrimonio di Brooke Tarantino (la Paris Hilton della situazione), Jenny si trova a doverlo precipitosamente sostituire nel progetto, affiancando nientemeno che il vicepresidente della Bellagio in persona. Il Marc (Liam!! Liam!!) che vi descrivevo poco fa. Un giovane vicepresidente, avanzato velocemente in carriera per sostituire il padre morto anni prima. Lei finora gli ha parlato solo al telefono o lo ha visto da lontano e ci fantastica sopra come si fantasticherebbe su un attore. All'ultimo compleanno, dopo aver bevuto un Martini di troppo, si è detta che se si fosse presentata l'occasione di portarselo a letto, l'avrebbe colta...
Che sia questa l'occasione? Ma lei è pronta per passare all'azione? E uno come lui la noterà mai?
Ma chi è lui? Com'è?
Non ci viene detta esplicitamente l'età di Marc, però ha sicuramente superato i trent'anni, è probabile che sia sui trentacinque/trentasei. E' un tipo molto controllato, noto per avere sempre un piano di azione per tutto, un programmatore nato che non vuole mai essere colto in contropiede da imprevisti. In questo è un perfetto Mister Darcy dei nostri giorni. Ed è giunto ad una decisione importante. Ritiene che sia ora di sposarsi, di avere figli. Solo che, per contro, non vuole complicazioni o sconvolgimenti nella vita che si è costruito con impegno. Per cui gli serve una moglie low maintenance, disponibile e senza pretese, che lo accontenti ma non lo ostacoli.
E purtroppo questo lo rende un esemplare maschile terribilmente realistico. Credetemi. Ne ho conosciuti vari così.
Uomini che vorrebbero una famiglia ma senza modificare nulla della propria esistenza. In sostanza, disposti solo a prendere, ma non a dare. Perché hanno altro a cui pensare. Cioè se stessi. Come viene sottolineato anche nel libro, questi uomini sono anche parecchio esigenti, in quanto pretendono una donna che costruisca e regoli il proprio mondo sul loro. Quindi come compagni sono delle gran rotture di scatole.
Per cui... a parte che è - scusate la franchezza - un figo della madonna, perchè dovremmo perdere tempo con questo Marc?
In effetti proprio perché è un figo della madonna. Scusate tanto. Quelli che ho conosciuto io purtroppo non avevano questa particolare attrattiva. Ed erano rotture di scatole e basta.
Invece Marc... Il suo problema si può dire che sia proprio quello di non avere mai avuto problemi con le donne. Come gli dice il nonno a cui è molto affezionato, lui è troppo abituato a sentirsi dire sì. Non ha mai dovuto conquistare una donna e sbattere contro un no. Quindi soddisfarsi a livello fisico è facile. E' il versante emotivo ad avere varie falle... E Marc è deciso ad aggirarlo totalmente. Chiede a un cugino di procurargli appuntamenti con donne "adatte allo scopo" e prende talmente sul serio il piano da decidere di non farsi distrarre da avventure sessuali sino a che non avrà trovato una moglie.
Mentre invece un'avventura sessuale è esattamente quello a cui aspira Jenny. E' una ragazza intuitiva. Inquadra alla svelta Marc e ciò che desiderebbe da lui sarebbe solo una notte. O forse due. Un'avventura di quelle travolgenti, che ogni donna - Jenny ne è convinta - dovrebbe avere almeno una volta nella vita, per poterla ricordare ottantenne con un vago sorriso.
L'amico gay le consiglia di tirare fuori "la diva" che ha dentro e le risistema il look. E funziona. A dire il vero, Marc l'aveva già in qualche modo "notata", ma così, si accorge inevitabilmente del fatto che sia anche una femmina. E considerando che, a causa del suo progetto matrimoniale, è in astinenza da quattro mesi, la cosa gli fa un certo effetto.
Dovete sapere che Marc è un personaggio divertente, oltre che sexy. Ha l'erezione facile. E in un tipo così controllato, questo dettaglio fa quasi tenerezza, specie perché gli succede nei momenti meno indicati.
Ovviamente le cose precipitano.
E se pensate di cercare il libro per leggerlo e non vi piacciono gli spoilers non continuate a leggere quello che scriverò.
Accade ad una festa nella villa del fidanzato di Brooke Tarantino. Per l'esattezza nella dispensa del maggiordomo, dove (come commenterà Anna, la vicina di Jenny, che vedrà quella stanza) "non esiste nemmeno una superficie piana".
Rispetto ai soliti libri del genere (mi riferisco ai tipici prodotti Harlequin, che è la casa editrice anche di questo), dove già la prima volta i due amanti raggiungono "vette illimitate di piacere" (e anche l'orgasmo simultaneo - che ho sempre trovato altamente improbabile) e le descrizioni sono spesso stereotipate e patinate, devo fare i miei complimenti all'autrice perché la sua scena - e anche tutte quelle successive - è invece erotica, audace, esplicita, realistica e non scontata. Una bella, goduta, ardente sveltina contro una porta.
Piace da impazzire ad entrambi, ma li lascia anche insoddisfatti (lei letteralmente), perché è una cosa di fretta, in piedi, vestiti...
Come fans del telefilm "Bones", leggo continuamente di dibattiti tra i fans che vogliono il sesso tra la coppia Booth/Brennan e fans che non lo vogliono. Quelli che sono per il no, sono contrari perché sostengono che il punto di forza della coppia si basa sulla tensione sessuale irrisolta e credono che il sesso la eliminerebbe. Beh, questo libro testimonia esattamente il contrario.
Anziché mitigare la tensione, l'incidente di percorso nella dispensa la accresce. A dismisura. Specie perché, per motivi professionali (sono capo e dipendente) e perché ha ancora in ballo il progetto di sposarsi, Marc frena con fermezza qualsiasi proseguimento. O almeno ci prova.
Vanamente. Non riesce a non pensare a Jenny, a come sarebbe prendersi "il tempo giusto con lei". E Jenny, sebbene continui a ripetersi di essere interessata solo a un'avventura, si rende conto che una volta sola con lui, soprattutto così di corsa, non le è affatto bastata.
E allora?
Allora, la storia procede tra corsi e ricorsi, ostinazioni, cedimenti, tentativi improbabili di vivere una relazione non coinvolgente, il tutto condito da tante, belle scene "da fanfiction", con gelati, gite al mare, gelosie e ripicche, viaggi di lavoro, imprevisti famigliari, rivelazioni, cunnilingus da "wow" e tenerezze inaspettate. Sino a che i parametri iniziali si ribaltano e, se Jenny ammette che Marc non è affatto una rottura di scatole e lo vuole al 100%, Marc scopre di desiderare che Jenny gli scombini la vita, che rivoluzioni i suoi progetti così ben combinati. E non soltanto sessualmente.
L'unico difetto che posso imputare al libro è il finale un po' affrettato e un tantino più "Harlequin" del resto, ma lo si può definire un peccato veniale.
Come lo è leggere questo libro. Un piccolo peccato veniale da concedersi in un pomeriggio di riposo, per divertirsi e sognare un po'. Lo stesso motivo per cui si leggono e scrivono fan fiction.
Ok. Il titolo sembra quasi quello di quel film con Britney Spears (argh!), ma se avrete la compiacenza di seguirmi...
Correva l'anno 2003. Si era a dicembre, per la precisione. E due scrittrici di fan fiction, tali Dreamhunter e Rogiari, suggellavano l'inizio di una delle loro opere più famose, la famigerata Saga in Nero, scrivendo l'ultimo capitolo della prima parte, "Favola in nero". Sempre per amore di precisione, lo scriveva Rogiari. Intitolandolo "Destiny".
Cosa accadeva in quest'ultimo capitolo?
Angel e Spike, freschi di anima, ricevevano la visita del misterioso Whistler, che diceva loro che potenti forze del bene, gli enigmatici Power That Be, avevano in mente per entrambi grandi cose. Un destino, un motivo.
E allora cosa facevano Angel e Spike?
Prendevano la De Soto nera di Spike e partivano. Per quelle strade che sembrano esistere solo in America, lunghe, infinite, in un nulla punteggiato di distributori di carburante, roadhouse e motel. Siccome, pur con anima, erano ugualmente vampiri, prima di giorno si fermavano appunto in un motel. E la proprietaria li scambiava per due gay. In quel motel avrebbero effettuato il loro primo salvataggio in coppia.
Nella primavera successiva, 2004, la serie di "Angel" terminava. E si susseguivano decine di interviste e di dichiarazioni degli attori e degli sceneggiatori della serie. Da queste interviste, emergeva anche che una delle possibili idee per la sesta stagione cancellata, era stata di trasformare Angel (e si presume conseguentemente anche Spike, al suo fianco in tutta la quinta stagione) in una sorta di guerriero della strada postapocalittico, sul genere di Mad Max.
Nel frattempo, Dreamhunter e Rogiari proseguivano la Saga in Nero, incentrandola completamente intorno alle figure di Angel e Spike, alle loro battaglie, alle loro scelte, ai loro amori. Al loro amore, soprattutto. Una sorta di legame fraterno e viscerale, venato di un'intrigante sfumatura slash.
Dove voglio arrivare?
All'autunno del 2005, quando sulla WB (lo stesso network di "Angel"), inizia il telefilm "Supernatural". Prodotto da Kim Manners. Che è il fratello di Kelly A. Manners, storico produttore di "Angel". Tra gli altri produttori anche Ben Edlund, sempre proveniente dal team di "Angel" (fu, per esempio, co-autore e regista del mitico episodio "Smile Time").
E cosa succede in "Supernatural"?
Beh, in Italia è andata in onda solo la prima stagione, per ora, ma io ho visto anche la seconda e pure il principio della terza, appena ricominciata in America e...
E succede che abbiamo due fratelli, uno più alto, ombroso e riflessivo (e aggiungerei con una natura positivo/negativa di indubbia ambiguità), l'altro più basso, ironico e burlone (e molto più sentimentale di quel che vuol far credere). Si picchiano, litigano, si abbracciano, si perdono, si ritrovano, si fanno dispetti, si salvano a vicenda. Hanno perso persone che amavano e salvano sconosciuti. Viaggiano per le strade americane, a bordo di una Chevy Impala nera del 1967 (tipico modello "on the road" similare alla De Soto di Spike o alla Plimouth di Angel, entrambe nere), fermandosi in motel o locande, dove spesso e volentieri vengono scambiati per una coppia di omosessuali. (Per il loro complicato, esclusivo rapporto, i fans hanno persino coniato il termine "winchest", ovvero il loro cognome, Winchester, più la parola incesto).
Che dite? Rogiari e Dreamhunter dovrebbero richiedere i diritti?
Forse sì, se considerate che, dopo aver visionato ben quarantacinque episodi di "Supernatural", vi faccio notare che vi si parla di destino, di visioni, di prescelti, di patti con demoni in nome di chi si ama, di mostri con una coscienza, di bocche dell'inferno (più o meno), di cacciatori e - doppio argh - cacciatrici, di gente che muore e poi rivive, di sacrificio...
E di crocevia!!!!
Oh, sì. La quarta parte della Saga in Nero si intitola "Crocevia in nero". Un titolo concepito nel lontano 2004. E se vedrete la seconda stagione di "Supernatural" scoprirete che... beh, i crocevia contano. Contano un sacco.
Non fraintendetemi. Non sto affermando che "Supernatural" sia banale, una specie di plagio e di scopiazzatura (al contrario di un certo "Moonlight"...). E' un buon telefilm, con regia e fotografia ottime, il fascino dell'America proletaria dei paesini e delle cittadine, delle leggende metropolitane e del gotico americano, due protagonisti che funzionano. E la capacità, che apparteneva anche a "Angel", di reinventare storie già raccontate con nuove chiavi di lettura.
Semplicemente trovo che le coincidenze, tra "Angel" e La Saga e "Supernatural" sono tante. Immagino perché anche le vie della narrazione hanno crocevia, punti di intersecazione, origini comuni, percorsi in parallelo. Autori, spettatori e lettori sono in viaggio tutti insieme. E a volte ci si scambia di posto alla guida.
Peraltro "Supernatural" è la riprova che una serie con Angel e Spike come unici protagonisti on the road avrebbe funzionato (ma noi lo sapevamo già e la Saga un po' nasce anche da questa consapevolezza).
Di più ancora. Lasciando correre la fantasia si può quasi giocare a credere che, dopo la battaglia con il drago, Angel e Spike abbiano ottenuto entrambi lo shanshu. Ritrovandosi nei panni umani eppure eroici di due fratelli. Con la buffa variante che, con le dovute sfumature e differenze, Spike sembra essere il fratello maggiore e Angel quello minore.
Una forma di giustizia poetica, probabilmente.
E' solo una mia bizzarra idea, ma concedetemela. Riesco bene a vederli, Angel e Spike, in spolverino e giacca di pelle, avanti e indietro per l'America, brontolando continuamente, eppure inseparabili. Voi no?
Tranne che camminare sotto il sole, tutte le cose che hanno fatto e faranno i fratelli Winchester avrebbero potuto farle loro.
Lo scrivo con un pizzico di rammarico e di nostalgia, ma anche con il piacere di sapere che c'è ancora un'auto nera sulle strade della lotta contro il male.
I vampiri con l'anima sono e restano due, inimitabili, unici.
Ma di campioni, a questo mondo, vi è sempre bisogno. E mi sento di dire che Dean e Sam Winchester sono loro degni eredi. Angel e Spike li giudicherebbero dei cuccioli riottosi, scommetto. Però formerebbero una grande squadra e alla fine si divertirebbero un sacco.
Forse, chi lo sa, da qualche parte degli infiniti percorsi narrativi, questi quattro già si conoscono...
"Let's go to work" - Angel
"We have a work to do" - Dean Winchester
Uhm... Ne dubito.
Ma vado con ordine ed introduco l'argomento. In questi giorni, un'amica che é in vacanza e non ha possibilità di connettersi ad Internet, mi ha chiesto di salvarle tutte le nuove fanfiction (i racconti scritti dai fans) pubblicate sui forum di Harry Potter, mentre lei é via. Lo sto facendo, anche se, quando ho detto di sì, non avevo idea della mole di lavoro che mi aspettava. I giovani scrittori del web sfornano ff su Harry Potter ad un ritmo vertiginoso ed inarrestabile. 
Confesso di non aver mai letto un solo libro della Rawlings. Di Harry Potter conosco solo i film e non li ho nemmeno visti tutti. Se non altro ora, grazie ai disclaimer delle ff che sto scariscando, ho un'idea delle coppie che vanno per la maggiore nell'immaginario dei fans. Tra quelle etero, quella imperante é ovviamente la super convenzionale Ron/Hermione. Tra quelle slash (omosessuali) ho notato una predilizione per gli accostamenti Draco/Harry e Remus/Sirius.
Draco Malfoy, peraltro, sembra essere l'uomo per tutte le stagioni. Nelle ff che ho scaricato in questi giorni, si é ripassato praticamente tutte le creature femminili di Hogwarts, in primis Hermione, Ginny e Pansy.
Del resto, quando uno si chiama Draco... 
Nella panoramica delle fanfiction ispirate ai libri, però, ho notato un deciso afflusso anche per quanto riguardo una saga molto più recente, inaugurata lo scorso anno. Quella cioé adolescenzial-vampiresca di Stephenie Meyer, cominciata con il libro "Twilight".
Che si dà il caso io abbia letto durante la mia recente vacanza a Torino. Me ne avevano già parlato un paio di amiche, sottolineando le similarità con l'universo vampiresco televisivo di Joss Whedon. E poiché io sono da sempre appassionata di vampiri, un'occhiatina la dovevo dare.
La Meyer ha sicuramente scelto una formula azzeccata. Cioé non ha ricercato il successo con un ambizioso progetto iperoriginale, ma ha fatto piuttosto l'esatto contrario, optando per un abbondare di citazioni e cliché. Nel suo primo libro ci sono Whedon, la Rice, le vecchie favole (La Bella e La Bestia in primis), uno spicchio di Underworld e di Twin Peaks. Ed una spruzzata di romance adolescenziale. Il tutto frullato insieme.
Abbiamo la cittadina più piovosa d'America (Whedon citato alla rovescia, pioggia contro sole californiano).
Abbiamo la classica adolescente che pensa di essere insignificante ed invece é così speciale da attrarre il ragazzo più speciale di tutti (un cliché che funziona sempre perché attinge al brutto anatroccolo in cerca di riscatto che dimora in molti di noi).
Abbiamo un vampiro bello come Angel (ha pure il sorriso sghembo), con una "famiglia" che promette di fornire plot e subplot in quantità.
Abbiamo una riserva indiana e le sue leggende. Nonché un accenno ai licantropi e alla loro eterna guerra con i vampiri (da quel che ho capito i licantropi avranno un ruolo più concreto nei prossimi libri).
Insomma la Meyer non ha scritto assolutamente nulla di nuovo, ma se non altro lo ha scritto bene. E del resto anche Whedon, per creare il suo universo, ha attinto senza vergogna da molti venuti prima di lui (penso a "Lost Boys"). Non c'é niente di male se ne viene un buon lavoro.
"Twilight" non mi é dispiaciuto. L'ho letto velocemente. La voce in prima persona di Bella é coinvolgente. Il vampiro Edward debitamente fascinoso.
Ora bisogna capire come evolveranno i prossimi capitoli e se manterranno le promesse. Il secondo libro, "New Moon", é già uscito in Italia, mentre il terzo, "Eclipse", esce oggi negli Stati Uniti e arriverà da noi verso novembre. La Meyer ha già in lavorazione il quarto libro, "Breaking dawn" ed un quinto, "Midnight Sun", che racconta "Twilight" con la voce di Edward.
La saga sembra quindi prendere vita. In rete un critico si chiedeva se possa insidiare la saga della Rawlings... Come scrivevo all'inizio, ne dubito, perché Harry Potter abbraccia un pubblico più vasto, compreso quello infantile. Ma certo, se continuerà ad avere successo, potrà comunque avere la sua importanza. Specie se decidessero di fare la versione cinematografica (e date le premesse non lo escludo affatto).
Vedremo. Io intanto mi cercherò il secondo libro.
Poiché questo blog é nato con l'intenzione di essere una specie di diario, devo anche concedermi, come dicono in America, un momento puramente squeee!!! da indomita fan-girl. Dato che nei giorni passati si é tanto opinato di passione... beh, é sicuramente passione anche questa. Di quella che non si indebolisce e anzi si rinforza.
Ok. Chi passa di qui per caso non avrà capito un tubo.
Chi mi conosce, avrà invece sicuramente capito (se non l'ha capito, lo capirà ora) che mi riferisco a David Boreanaz.
Xchio, webmistress del sito di Bones Italia, e ormai praticamente una sorta di mia agente pubblicitaria ufficiale, dato che sta diffondendo i miei video e le mie ff in ogni dove, ha scritto questa cosa su Youtube, rispondendo ad un'utente che aveva apprezzato una di queste mie creazioni: "She's a genius when it comes to David Boreanaz ".
Oddio, genio mi sembra esagerato, ma c'é un fondo di verità in questa frase. Ogni artista, anche il più piccolo ed infimo, necessita di una musa. La mia musa é David.
Con lui e i suoi personaggi come fonte di ispirazione, posso fare qualsiasi cosa. E non é un segreto per nessuno che da quando é entrato - almeno virtualmente - nella mia vita, insieme a lui sono arrivate persone, esperienze e soddisfazioni totalmente nuove. David non ne ha idea, ma mi ha cambiato l'esistenza. Quella vera.
E' veramente la mia musa. Indiscutibile.
E alle muse é doveroso anche rendere onore al merito.
Per qualche giorno, ai primi di giugno, David ha recitato in un piccolo teatro del Greenwich Village, a New York. Si trattava delle Stories left to tell di Spalding Gray. Per la cronaca Gray era un attore noto soprattutto per i suoi monologhi sulla propria vita. Dopo il suo suicidio, la moglie ha raccolto i monologhi inediti e ha dato il via a queste Stories left to tell, dove i monologhi sono divisi per le diverse componenti dell'esistenza di Gray, per esempio l'amore, la famiglia, la carriera, ecc. Ogni fase é affidata ad un attore od un'attrice fissi, tranne che per la carriera: quella é affidata ad attori sempre differenti. Lo hanno fatto anche Richard Gere, Whoopi Goldberg e Steve Buscemi, per citare qualche nome.
Questa volta é toccata a David.
Su live journal e forum si stanno accumulando reviews su reviews delle fortunate fans che hanno potuto vederlo dal vivo. Ed ovviamente sono tutte stra-positive. Ma ritengo che non lo siano perché di parte, fatte da donne adoranti. Un paio di loro sono state così gentili da registrare la performance di David e metterla su Internet in formato mp3, per condividerla con tutti. E posso assicurare, dopo averla ascoltata, che non solo David é stato molto bravo, ma che il pubblico rideva. Rideva tanto. Peccato avere solo l'audio. I reportage sono tutti unanimi nell'assicurare che la sua imitazione di Richard Nixon era esilarante.
Per cui onore a David. Applausi ed un pizzico di orgoglio, per me che lo seguo da sette anni. Il ragazzo sta crescendo e sta crescendo bene.
E' la mia musa anche a livello maschile (con i dovuti limiti, s'intende).
A questo proposito voglio citare la webmistress di Makd.livejoural che lo ha visto dal vivo e racconta che:
He’s tall. Like, you know...tall...almost imposing in height.
Appunto. Lo so che poi Roberta mi bacchetta e mi scudiscia perché dice che mi perdo le occasioni (infatti voi lo ignorate ma io respingo ogni giorno orde di uomini di media altezza che tentano di abbattere il cancello e le porte di casa mia, reclamandomi a gran voce), ma non ci posso fare niente. ADORO gli uomini alti e imponenti. Mea culpa.
He’s graceful. He moves well. He doesn’t move dorkily or goofily. He’s neat - the way you expect a former athlete to move. It’s nice to watch.
Ok. Questo magari non é indispensabile, ma ammetto che l'uomo che sa muoversi in maniera elegante mi intriga. Il più delle volte lo trovo sexy.
He has a great sense of comic timing. You can’t learn timing if you don’t already have it; you can only hone it. He has it.
Ecco un'altra cosa che adoro in un uomo: tempi comici a parte, il senso dell'umorismo. Non costruito, ma proprio naturale. Mi piace l'uomo divertente.
Qualche altra nota della webmistress:
He is nicely-built.
Vabbé. Si sapeva. Di default.
He was nervous - he spoke a bit rushed, then slowed down as the performance progressed.
E' vero. L'ho sentito anch'io nell'mp3.
This is one smart dude: don’t let his good looks fool you. There’s a capacious brain under the hood.
Mai dubitato.
He’s ....dudes: he’s a pretty man. Pretty, pretty, pretty. As good-looking as he is on TV/in film? He’s MUCH better-looking in RL.
ARGH. Qui preferisco non commentare. Sottolineo solo che non é la prima che lo dice. Quindi sospetto fortemente che sia vero.
Ma, detto ciò, come si fa a non assumerlo come musa a tempo indeterminato?
Chiudo con le stesse parole della suddetta webmistress:
I’m proud to be a fan of DB.