Oggi ho tenuto in braccio una bimba di neanche tre mesi. La bisnipotina della signora per cui lavoro. Sua nipote l'ha avuta quest'estate a 37 anni suonati, quando ormai tutta la sua famiglia non ci credeva più.
E' stupefacente, da vedere. Lei è sempre stata una tipa tosta e poco sentimentale. Questa mattina era tutta moine e bacini e carezze. Mi guarda e mi fa "la tua vita passa in secondo piano quando hai un bambino, ti basta che stia bene lui, il resto non conta più". L'ho trovata come "raddolcita", diversa...
Qualcuno ora mi chiederà "sei stata finalmente assalita anche tu dall'istinto materno e quindi ti accingi a mettere la testa a posto?". 
Ehm... veramente ho pensato praticamente quasi l'opposto. Perché la nipote della mia signora ha ragione. Avere un figlio è una responsabilità enorme. Non solo cambi completamente la tua vita, ma ne crei un'altra. Una vita che si ritroverà al mondo perché TU l'avrai voluto. E che verrà da te a reclamare i propri diritti. Per cui decidere di avere un figlio è una scelta forte, che va presa in piena coscienza e soprattutto con la consapevolezza di essere in grado di fronteggiare il compito di prendersi cura di una nuova esistenza.
Io ho ancora molta strada da fare, in questo senso. Ho ancora troppi conti da fare con me stessa. In pratica devo ancora crescere sotto molti aspetti. E se non sono cresciuta io, è ben difficile che io possa crescere qualcun altro.
Inoltre, particolare non meno importante, mi manca l'altra metà della mela. Il papà. Su questo la nipote della mia signora è stata molto chiara. E concordo con lei. Per avere un figlio ti ci vuole un uomo con le palle.
Amen.
E non sono poi tanti. Non me ne vogliano i signori uomini.
Almeno non sono tanti quelli che ho incontrato fino ad ora. E negli ultimi due anni sono stati quindici. Per cui concedetemi la buona fede di un po' di statistica.
Ok. Riformulo. Non voglio offendere nessuno. Diciamo pure che avevano le palle, quanto meno fisiologicamente (almeno me lo auguro, non ho avuto l'opportunità di controllare). Ma di sicuro non erano uomini a cui ci si potesse affidare per creare una famiglia e soprattutto fare un figlio.
Una metà di essi erano uomini attraenti che cercavano soltanto il sesso regolare. Ovvero si erano stancati di andare per locali a procacciare senza garanzia costante di riuscita. E cercavano la donna-accessorio con cui completare la loro vita da single accessoriati. In genere erano fierissimi del loro appartamento da single (rinnovato da poco), avevano la moto, il macchinone. Ecc. Mancava solo la donna che (scusate il tono diretto) gliela dava senza recriminazioni.
Per carità, sono uomini poco impegnativi (in tutti sensi, però). Magari possono andare bene per donne che appunto ancora non hanno voglia di un legame importante e di crescere.
L'altra metà erano uomini che sulla carta potevano sembrare adatti per una relazione seria e progettuale. In genere divorziati oppure ancora in famiglia, poco appariscenti, posati, tranquilli, tutti vogliosi di un rapporto impegnativo, di fare coppia. Il loro motto è in genere "mi metto in gioco".
Il mio commento è "un accidente".
A casa mia, mettersi in gioco significa avere la pazienza di costruire, farsi conoscere, voler conoscere, interagire... Per loro pare che basti questa frase e la loro dichiarazione volenterosa per combinare un fidanzamento in casa alla prima uscita.
Solo perché si presentano come "buoni partiti", si aspettano di avere la fidanzata innamorata e devota nell'arco di mezz'ora, senza considerare che se si offrono come ottimi potenziali compagni di vita... dovrebbero anche prima dimostrare di esserlo, attraverso appunto quel vecchio sorpassato concetto che si chiama frequentazione o conoscenza che dir si voglia.
Invece no. Loro sono principi azzurri di default. E tu devi adorarli da subito. Se - guai a te, donna ingrata - capita che una sera - dopo che vi conoscete da DUE giorni - fai tardi al lavoro e sei costretta a rimandare la telefonata con lui, beh, incredibile ma vero, verrai defenestrata all'istante.
Magari via sms con la gloriosa frase "mi dispiace, non sei nei miei sogni". Oppure con l'altrettanto gloriosa domanda "ti stai vedendo con un altro?".
Allora... o io sono un'aliena (e comincio a credere di esserlo) o questo non è affatto mettersi in gioco.
Non si mettono in gioco i "vitelloni" che vogliono la fidanzata pur restando single. E non si mettono in gioco i cosiddetti bravi ragazzi, che però non vogliono dover dimostrare niente o faticare un po' per dare vita a una relazione.
Parafrasandomi, gli uomini con le palle sono gli uomini che si mettono in gioco. Sotto tutti i profili. E non dubito che ce ne siano, in giro nel mondo, altrimenti l'umanità si sarebbe estinta.
Solo se ne incontrassi uno così potrei pensare concretamente a crescere insieme a lui e a creare anche qualcosa di nostro. Una famiglia e forse anche un figlio.
Tempo limite cinque anni (anche meno).
Ma ci credo poco...
Per esempio, un'amica astrologa mi ha detto che ho la casa del matrimonio vuota e quella dell'amore e dei piaceri vuota e stretta (quest'immagine è fortemente emblematica), quindi...
Sostiene anche che l'anno prossimo incontrerò un uomo che mi farà battere il cuore, ma... già, ci ha messo subito un ma, aggiungendo che non sarà un periodo facile e dovrò fare attenzione. Appunto.
Mi sa che non sarà uno di quelli che si mette in gioco. Come al solito...
