The diary of Tendresse

Diario dell'ultima delle romantiche. O della prima delle ciniche. Dipende dai giorni.
domenica, 26 agosto 2007

La ballata dei rovi e dei pozzi vuoti

La lantana é un tipo di vegetazione. Apparentemente gradevole alla vista, ma sotto nasconde grovigli di rovi e può essere velenosa. Un'ottima metafora, se si vuole parlare dell'amore. O meglio dell'evoluzione dell'amore, del suo consumarsi, del suo deteriorarsi, del suo scontrarsi con la vita che passa, con gli anni che aumentano, con i sogni che non si sono avverati, con il disincanto della mezza età. Quell'età in cui ti soffermi a chiederti dove sei arrivato, come, perché. Quell'età in cui ti guardi allo specchio e non ti riconosci del tutto. E pensi che non può essere tutto lì. Che ci deve essere dell'altro. Qualcosa di più.

E' ciò che all'incirca passa per la mente e gli occhi di Leon, nella luce un po' livida e polverosa di una città australiana. Leon é un poliziotto, intorno ai quaranta. E' sposato, con due figli adolescenti. Sua moglie Sonja si é iscritta ad un corso di ballo latino-americano e lui la accompagna. E al corso incontra Jane, casalinga separata in cerca di nuove conoscenze maschili. Ci va a letto. Non sa nemmeno lui il perché. Così come non sa perché insista a correre ogni giorno, nonostante la fitta al petto che lo coglie ogni tanto. Non soffre di cuore, Leon. Soffre delle risposte che non ha. Soffre dell'ansia di non sapere cosa prova, cosa sta facendo, dove sta andando.

Non che Sonja viva una condizione diversa. All'insaputa di Leon, va da una terapista, Valerie. Le racconta di come nel suo matrimonio manchino la complicità e la passione, di come senta Leon distante. Non é arrabbiata con la propria età, dice. Le piace essere giunta fin lì. Ma vorrebbe qualcosa di più. Pensa che Leon la tradisca e non la ferisce più di tanto che lui faccia sesso con un'altra, in verità. La turba che lui le menta. Sonja é convinta che il vero tradimento sia la menzogna.

Non é l'unica paziente che parli a Valerie di infedeltà e tradimento. C'é anche Patrick, un omosessuale che ha una relazione con un uomo sposato. Patrick sostiene che la moglie del suo amante mente a se stessa, come fanno tante donne, e non vuole vedere e capire che suo marito é gay. Le cita una battuta dell'amante, una di quelle battute cha fatichi a scordarti. L'uomo gli ha detto che fare l'amore con la moglie é come cercare di riempire un pozzo vuoto. Patrick sa che il suo amante non é felice, ma non é sicuro che lascerà la moglie. "Gli uomini buoni non lasciano le mogli", ammette.

"Gli uomini buoni...", ribatte Valerie. "... o i vigliacchi?".

A Valerie, quel paziente omosessuale non piace. La turba. Anche lei ha problemi matrimoniali. Lei e suo marito John hanno perso l'unica figlia, undicenne, assassinata. Questo li ha divisi intimamente. Valerie sente John distante, almeno quanto Sonja sente distante Leon. E lentamente i suoi pensieri cominciano ad assomigliare al groviglio nascosto della lantana: in lei nasce lo stesso sospetto di Sonja. Che suo marito la tradisca. E forse la tradisce proprio con Patrick. Forse Patrick é venuto da lei a fare terapia per sfidare la sua rivale che assomiglia a un pozzo vuoto...

Ma tutti, tutti loro, da Valerie a Leon, sono pozzi vuoti, in cerca di emozioni, di spiegazioni, di motivi, che non bastano mai a riempirli. Come Jane. Sì, ritorniamo indietro, in un cerchio sotterraneo, sino all'amante di Leon. L'amante di due volte, perché lei poi vorrebbe già spingere l' "affair" oltre e Leon fa marcia indietro. Jane che ha lasciato il marito Pete perché non era più quello che voleva. Ma che siccome non ha un'idea precisa di quello che vuole, passa la giornata a bere, fumare e ballare canzoni sudamericane in vestaglia. E a osservare il mondo dalla finestra. Specie quello dei vicini, Nick e Paula, un po' più giovani, tre figli. Lei lavora, lui no e consuma le ore del giorno in canottiera, portando a spasso il figlio piccolo in passeggino. Paula gli ha fatto presente che se mai incasinerà il loro matrimonio, tradendola per noia, lei gli appenderà le palle al filo del bucato insieme alle mutande.

Pozzi vuoti. Con le pareti di mattoni sgretolate, che combattono contro il tempo e l'umidità.

Pozzi di solitudine. Come Claudia, l'agente di polizia partner di Leon. Single che fantastica sullo sconosciuto che cena nel suo stesso ristorante e che di tanto in tanto la guarda.

La lantana si aggroviglia e nell'anima si accumulano le stesse domande di tutti questi personaggi in cerca d'autore.

Leon e Sonja sapranno ritrovarsi?

John tradisce veramente Valerie? E Patrick vincerà oppure no contro la moglie del suo amante?

Jane uscirà dal labirinto delle sue giornate senza scopo?

Nick darà dei problemi a Paula?

E Claudia conoscerà mai l'uomo del ristorante?

Soprattutto, a chi appartiene il cadavere femminile con cui si apre la storia?

Di schiena, tra i rovi... Potrebbe essere una qualsiasi delle donne di cui ho scritto. Così come ognuna delle vicende che ho elencato potrebbe prendere decine di direzioni diverse. Come accade nella vita. Quello che, come tutti sanno, accade mentre tu stai facendo tutt'altro.

Se volete risposte, guardatevi "Lantana", un piccolo film australiano del 2001. Trovate tutte le informazioni su IMDB.

Per la cronaca, Leon, il poliziotto, é Anthony LaPaglia, che non ricordo di avere mai visto tanto intenso, umano e vero. E la terapista Valerie e suo marito sono Barbara Hershey e Geoffrey Rush. Nomi e volti che sono una garanzia. Credetemi.

postato da: Tendresse72 alle ore 13:36 | link | commenti (5) | commenti (5)
categorie: cinema
lunedì, 20 agosto 2007

Dalle sorelle Dashwood alle sorelle D'Este...

... il passo é breve.

Un paio di giorni fa ho parlato di due sorelle in un film, Eleanor e Marianne Dashwood. Oggi parlo di due sorelle in un libro, Isabella e Beatrice D'Este.

Il libro é "I cigni di Leonardo" di Karen Essex. L'ho letto durante il viaggio per e dalla casa al mare di Roberta. Raccontava delle figlie dei Duchi d'Este, c'era coinvolta Ferrara, per cui mi aveva incuriosito. Premetto che é un romanzo, non una biografia. Non so nemmeno quanto storicamente accurato, anche se, date le note in fondo, direi abbastanza.

In ogni caso, figure storiche che per me erano sempre state solo nomi, hanno acquistato tridimensionalità ed umanità. E' stato interessante. Ancora una volta - come leggendo di Maria Antonietta - ho pensato che i potenti, almeno nelle epoche passate, erano da invidiare sino ad un certo punto.

La storia si dipana dal 1489 al 1506. Isabella e Beatrice sono le figlie di Ercole ed Eleonora D'Este, duchesse di Ferrara. Isabella é la maggiore, di un anno. Bellissima, colta, nata per regnare. Beatrice é meno attraente, più selvaggia, cresciuta presso il nonno, alla corte del Regno di Napoli. Per un gioco del destino (la proposta di Ludovico Sforza per la figlia maggiore arriva in ritardo), Isabella si ritrova fidanzata a Francesco dei Gonzaga di Mantova e Beatrice appunto a Ludovico Sforza, detto il Moro, reggente del Ducato di Milano.

Dapprima Isabella si ritiene la più fortunata.Si innamora del suo futuro sposo, che non é bello, ma comunque giovane e vigoroso e molto tenero con lei. D'altro canto, Ludovico, che é vecchio abbastanza per essere il padre di Beatrice, la snobba e continua a rimandare il matrimonio, troppo preso dalla sua amante, Cecilia Gallerani, in attesa di un figlio suo.

Ma le cose non sono sempre come sembrano. Ed Isabella, dopo i matrimoni di entrambe le sorelle, si ritroverà ad invidiare Beatrice. Scoprirà infatti una sorta di affinità elettiva con il cognato Ludovico, che l'autrice descrive in maniera molto sensuale e carnale. Un uomo colto, intelligente, fascinoso, avido, ambiguo, doppiogiochista, luciferino. Pare che incarnasse, in pratica, il meglio ed il peggio del genere maschile. Isabella, che é una collezionista ed ama il bello in tutte le sue forme, non può non subirne il fascino. Ed é abbastanza arguta da non cedere alle sue avances (cinque minuti dopo aver deflorato Beatrice...). Intraprende invece con lui una lunga corrispondenza, che la porterà con il tempo a condividere con il cognato una sorta di amore "amichevole" a distanza, che assomiglia più a un rapporto coniugale che ad un adulterio.

Anche perché Ludovico finirà con l'innamorarsi della moglie. L'incolore, giovanissima Beatrice, infatti, si rivelerà molto diversa da come tutti credevano. Arderà di sincera passione per Ludovico e non si accontenterà di essere trattata da lui come un acquisto vantaggioso e nulla più. Scalzerà la Gallerani dal suo cuore e dal suo letto e diventerà una delle donne più famose e ammirate dell'epoca.

Sebbene il suo sarà un destino triste, la sua una vita assai breve. Non scendo nei dettagli, per non rovinare il gusto della lettura a chi volesse leggere il libro. Posso dire che conquistare Ludovico il Moro non significava necessariamente riuscire a tenerselo. E che un uomo tanto "eccessivo" lo era nello splendore, quanto nella rovina.

Aggiungo però che un protagonista d'eccezione della vicenda é Leonardo Da Vinci. Al servizio di Ludovico per anni, ha anche lui con Il Moro un rapporto quasi "coniugale", come lo definisce Isabella. I due litigano di continuo (Leonardo non finisce mai e a volte non comincia le opere commissionategli), eppure si cercano, pressoché sino alla fine. Il grande genio viene descritto come un uomo bellissimo ed inquietante, con preferenze omosessuali ed un forte carisma. Pagina dopo pagina vediamo nascere molte delle sue opere più celebri. Per dirne una ritrae Cecilia Gallerani con un ermellino. Vi dice niente?

Pare che Leonardo fece uno schizzo di Isabella attualmente conservato al Louvre. E sempre al Louvre dovrebbe esserci anche un busto di Beatrice realizzato  da Gian Cristoforo Romano. Forse l'anno prossimo vado a Parigi. Li cercherò.

E forse passerò anche da Pavia. Il libro dice che alla Certosa di questa città é conservata la meravigliosa tomba marmorea di Ludovico e Beatrice (protagonista, questa tomba, di bellissime pagine, nel romanzo).

In sintesi un libro intrigante, che racconta di un'epoca di cui avevo letto poco e da cui specialmente le donne emergono con una forza decisamente moderna. Soprattutto Isabella.

Più pratica della romantica sorella, visse molto più di lei, giungendo all'età di sessantacinque anni. Le sue ultime parole sembra che furono: "Sono una donna che ha imparato a vivere in un mondo di uomini". E si é rivelata più furba di molti di loro, se posso aggiungerlo. Anche di Ludovico il Moro.

Due parole, in mezzo a varie figure maschili complesse ed egocentrice, per una veramente dolce e delicata, che sa proprio di "cavalieri d'arme e d'amori". Quella di Galeazzo da San Severino, famosissimo cavaliere al servizio di Ludovico, fidanzato e poi sposo di Bianca Giovanna, figlia del Moro e di una delle sue amanti. Bellissimo e valoroso, Galeazzo perse la moglie molto presto, all'improvviso, e non si risposò mai. Arrivò a vivere anche lui ben sessantacinque anni e a morire sul campo, nella battaglia di Pavia.

Il romanzo si conclude proprio con lui ed Isabella, che stanno danzando. E sopravvivendo.

L'ultimo cavaliere e l'ultima dama.

postato da: Tendresse72 alle ore 20:05 | link | commenti (2) | commenti (2)
categorie: libri
venerdì, 17 agosto 2007

Ragione e sentimento: ciò che si vede é la metà di quello che c'é

Mentre in questi giorni ero ospite di Roberta nella sua casa al mare, su Rete4 é andato in onda "Ragione e sentimento", film ormai di qualche anno fa con Emma Thompson e Kate Winslet, per la regia di Ang Lee. Roberta non lo aveva mai visto e le ho raccomandato di registrarlo. Tornata a casa, mi é venuta voglia di rivederlo, dato che ho il dvd.

Riguardandolo, mi sono resa conto una volta di più di quanto assomiglio ad Eleanor, il personaggio interpretato da Emma Thompson, e di quanto il riserbo, la riservatezza caratteriale, possano essere spesso scambiati per freddezza e mancanza di passione.

In realtà, spesso, é proprio il contrario. Ieri sera ho udito una frase che rende bene il concetto: "Ciò che si vede é la metà di quello che c'é ".

Solo perché una persona tiene sentimenti ed emozioni per se stessa, non significa che essa non ne provi e che queste emozioni non siano altrettanto violente ed intense rispetto a quelle di coloro che le esternano con maggiore - in certi casi persino eccessiva - facilità.

La sorella di Eleanor, Marianne, fa un po' quest'errore, in effetti comune. Lei é tutta cuore ed impulso. Indulge nel più aperto e candido melodramma nel dimostrare il suo amore per il bel inconsistente Willoughby. E crede che, siccome Eleanor invece non sembra struggersi nella stessa maniera per il timido Eward Ferrars, la sorella non provi nulla, che sia fredda. Le chiede persino dove sia il suo cuore.

Mi domando: il cuore esiste solo se lo si porta in bella vista ed offerto a tutti? L'amore e la passione si misurano sull'intensità con cui vengono gridati?

O ci sono forme di passionalità più nascoste e sottili, eppure pur sempre forti?

Io so che Eleanor - così come la splendida figura del colonnello Brandon, con il suo amore silenzioso e al contempo irruente per Marianne - mi é sempre parsa ricolma di passione. Quel tipo di passione che più si tiene a freno più cresce. Più riempie il sangue ed i pensieri. Anche se nessuno, da fuori, può scorgerla.

Lo si capisce da come lei scoppia a piangere, alla fine, di fronte alla dichiarazione tanto attesa del suo Edward. Sua sorella Marianne aveva pianto per metà del film. Lei si abbandona alle lacrime solo in quell'occasione. Eppure quanto é potente questo segno. In quel pianto senza fiato, ci sono tutta l'energia e le mille emozioni contrastanti e la passione e il dolore e i sogni e le speranze che lei si é tenuta dentro sino a quell'istante.

Credetemi, occorre un temperamento non da poco per un tale sforzo. Io lo so bene.

Idem per il colonnello Brandon, il mio personaggio preferito in assoluto. Apparentemente così quieto, così trattenuto, così discreto. Ma guardate le sue espressioni, i suoi occhi. Come chieda qualcosa da fare, qualsiasi cosa, mentre Marianne é in punto di morte. E come gli basti un grazie di lei, ristabilita, per acquistare in un sol colpo dieci anni di vita (quella scena mi fa sempre rotolare il cuore nelle caviglie).

Non ostenterà grandi, dolci romanticherie come il fascinoso Willoughby, ma quanta intensità c'é nella sua "fedeltà" a Marianne, nel suo esserci sempre e con decisione?

Anche questa é passione, gente. E quella del genere a mio avviso migliore. Poco appariscente a colpo d'occhio, ma sulla lunga distanza probabilmente duratura.

postato da: Tendresse72 alle ore 23:13 | link | commenti (5) | commenti (5)
categorie: cinema, passione
giovedì, 09 agosto 2007

I suoi occhi non si sono spenti

Un abbraccio alla mia mamma, che se n'é andata oggi, sette anni fa.

Per la sua tomba, quell'estate del 2000, ho scritto queste parole: " I tuoi occhi non si sono spenti. Erano laghi di stelle e la notte li ha rubati per cieli d'altri mondi ".

Ti voglio sempre bene, mamma.

postato da: Tendresse72 alle ore 12:55 | link | commenti (4) | commenti (4)
categorie: amore, dolore
martedì, 07 agosto 2007

Rawling vs Meyer?

Uhm... Ne dubito.

Ma vado con ordine ed introduco l'argomento. In questi giorni, un'amica che é in vacanza e non ha possibilità di connettersi ad Internet, mi ha chiesto di salvarle tutte le nuove fanfiction (i racconti scritti dai fans) pubblicate sui forum di Harry Potter, mentre lei é via. Lo sto facendo, anche se, quando ho detto di sì, non avevo idea della mole di lavoro che mi aspettava. I giovani scrittori del web sfornano ff su Harry Potter ad un ritmo vertiginoso ed inarrestabile.

Confesso di non aver mai letto un solo libro della Rawlings. Di Harry Potter conosco solo i film e non li ho nemmeno visti tutti. Se non altro ora, grazie ai disclaimer delle ff che sto scariscando, ho un'idea delle coppie che vanno per la maggiore nell'immaginario dei fans. Tra quelle etero, quella imperante é ovviamente la super convenzionale Ron/Hermione. Tra quelle slash (omosessuali) ho notato una predilizione per gli accostamenti Draco/Harry e Remus/Sirius.

Draco Malfoy, peraltro, sembra essere l'uomo per tutte le stagioni. Nelle ff che ho scaricato in questi giorni, si é ripassato praticamente tutte le creature femminili di Hogwarts, in primis Hermione, Ginny e Pansy.

Del resto, quando uno si chiama Draco...

Nella panoramica delle fanfiction ispirate ai libri, però, ho notato un deciso afflusso anche per quanto riguardo una saga molto più recente, inaugurata lo scorso anno. Quella cioé adolescenzial-vampiresca di Stephenie Meyer, cominciata con il libro "Twilight".

Che si dà il caso io abbia letto durante la mia recente vacanza a Torino. Me ne avevano già parlato un paio di amiche, sottolineando le similarità con l'universo vampiresco televisivo di Joss Whedon. E poiché io sono da sempre appassionata di vampiri, un'occhiatina la dovevo dare.

La Meyer ha sicuramente scelto una formula azzeccata. Cioé non ha ricercato il successo con un ambizioso progetto iperoriginale, ma ha fatto piuttosto l'esatto contrario, optando per un abbondare di citazioni e cliché. Nel suo primo libro ci sono Whedon, la Rice, le vecchie favole (La Bella e La Bestia in primis), uno spicchio di Underworld e di Twin Peaks. Ed una spruzzata di romance adolescenziale. Il tutto frullato insieme.

Abbiamo la cittadina più piovosa d'America (Whedon citato alla rovescia, pioggia contro sole californiano).

Abbiamo la classica adolescente che pensa di essere insignificante ed invece é così speciale da attrarre il ragazzo più speciale di tutti (un cliché che funziona sempre perché attinge al brutto anatroccolo in cerca di riscatto che dimora in molti di noi).

Abbiamo un vampiro bello come Angel (ha pure il sorriso sghembo), con una "famiglia" che promette di fornire plot e subplot in quantità.

Abbiamo una riserva indiana e le sue leggende. Nonché un accenno ai licantropi e alla loro eterna guerra con i vampiri (da quel che ho capito i licantropi avranno un ruolo più concreto nei prossimi libri).

Insomma la Meyer non ha scritto assolutamente nulla di nuovo, ma se non altro lo ha scritto bene. E del resto anche Whedon, per creare il suo universo, ha attinto senza vergogna da molti venuti prima di lui (penso a "Lost Boys"). Non c'é niente di male se ne viene un buon lavoro.

"Twilight" non mi é dispiaciuto. L'ho letto velocemente. La voce in prima persona di Bella é coinvolgente. Il vampiro Edward debitamente fascinoso.

Ora bisogna capire come evolveranno i prossimi capitoli e se manterranno le promesse. Il secondo libro, "New Moon", é già uscito in Italia, mentre il terzo, "Eclipse", esce oggi negli Stati Uniti e arriverà da noi verso novembre. La Meyer ha già in lavorazione il quarto libro, "Breaking dawn" ed un quinto, "Midnight Sun", che racconta "Twilight" con la voce di Edward.

La saga sembra quindi prendere vita. In rete un critico si chiedeva se possa insidiare la saga della Rawlings... Come scrivevo all'inizio, ne dubito, perché Harry Potter abbraccia un pubblico più vasto, compreso quello infantile. Ma certo, se continuerà ad avere successo, potrà comunque avere la sua importanza. Specie se decidessero di fare la versione cinematografica (e date le premesse non lo escludo affatto).

Vedremo. Io intanto mi cercherò il secondo libro.

postato da: Tendresse72 alle ore 19:45 | link | commenti (10) | commenti (10)
categorie: libri, fandom
lunedì, 06 agosto 2007

Ma le Rules sono veramente applicabili?

Cosa sono le Rules?

Trattasi di un libricino, credo americano, dove vengono enumerate quelle che definirei le vecchie regole della nonna su come attrarre, conquistare, tenersi un uomo. Cose del tipo "non chiamarlo", "non andarci a letto subito", "non accettare un appuntamento dopo il mercoledì", ecc.

Me ne ha parlato diffusamente per mesi Roberta (sempre lei, quella ) ed in una libreria di Torino, per curiosità mi sono comprata la versione condensata.

Il concetto di base espresso dalle autrici si articola in due "must", cioé che noi donne dobbiamo comportarci come se fossimo uniche e speciali (una buona cosa, se non altro serve per l'autostima) e che gli uomini sono cacciatori d'istinto e reagiscono alle sfide (e qui io già nicchio un po').

Le autrici sostengono che, ottenendo l'indipendenza, le donne hanno dimenticato la loro femminilità ed anche in amore spesso si comportano come uomini, togliendo agli uomini veri la possibilità di essere i cacciatori, come per loro natura.

Fin qui ci sto.

Ma... se, così come sono cambiate le donne, fossero cambiati anche gli uomini?

Se molti di loro non apprezzassero più le sfide e non avessero più l'istinto del cacciatore?

Secondo quanto scritto nelle Rules, io le sto applicando inconsciamente da una vita. Eppure... nada de nada.

Se evito di fissare un uomo, per concedere a lui la prima mossa... beh, quello non la fa.

Se non chiamo un uomo, perché deve essere lui a chiamarmi... beh, quello non chiama.

Se faccio la misteriosa, per incuriosirlo... beh, quello sparisce del tutto.

Non funziono io?

Non funzionano gli uomini?

O non funzionano le Rules?

postato da: Tendresse72 alle ore 20:09 | link | commenti (8) | commenti (8)
categorie: pensieri, amore, libri
domenica, 05 agosto 2007

Coincidenze e subconscio bastardo

Ieri siamo andati a ritirare il libretto di Bea, la nuova cagnolina. Ed abbiamo così scoperto che é nata lo scorso 12 maggio.

Questo significa che é nata esattamente due mesi prima del giorno della morte di Rosy, il 12 luglio.

Direte voi... e quindi?

E quindi mi viene da pensare che in qualche modo ci sia di mezzo il destino. Abbiamo scelto il cane giusto. Bea doveva entrare a far parte della nostra famiglia. Da qualche parte la sua strada é cominciata, per incrociarsi con la nostra.

Ho sempre creduto in questo genere di coincidenze. Me ne sono capitate tante simili. Se sono su Internet é per via di una coincidenza di questo tipo.

L'unica versante della mia vita in cui le coincidenze non hanno mai avuto alcun peso é solo uno.

Ovviamente.

Io ci sto veramente provando. Giuro.

Una volta ammessa la mia infelicità a livello femminile, la mia "anormalità", sto cercando di conviverci e di fare del bene a me stessa. In certi giorni mi sembra di riuscirci, ma poi faccio sogni come quello di stanotte e mi rendo conto che il mio subconscio proprio non é ancora dell'idea.

Per niente.

Ero con delle persone, nel sogno. E una fotografa si é fermata davanti a noi. Ha chiesto se poteva farci una foto, poi mi ha guardata e mi ha detto "No, lei no. Solo gli altri".

Ho chiesto perché e la fotografa mi ha risposto: "Mi dispiace ma lei non é bella".

Nel sogno non ho avuto il coraggio di ribattere. Da sveglia mi sono detta che non ho fatto proprio alcun progresso.

Mannaggia.

postato da: Tendresse72 alle ore 13:12 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie: pensieri, animali

Chi sono

Utente: Tendresse72
Sono una narratrice di storie, che ama far sognare chi ha voglia di ascoltarla. Se ci riesco, sogno un po' anch'io. Aspetto ancora chi sia capace di far sognare me.

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