Allora...
Sono stata rimproverata da Roberta per queste parole.
Roberta ha avuto l'occasione di assistere ad un mio "principio" di incazzatura, mentre ero da lei. Era solo un principio, però. Una cosa lieve. Spero che questo la spaventi abbastanza da non farmi incazzare totalmente in futuro
Secondo lei ora tutti penseranno che é una pessima ospite che fa incazzare i suoi invitati.
Ora... mi chiedo... qualcuno l'ha pensato?
Una persona?
Roberta?
Sì, mi sa che l'ha pensato solo lei.
E se l'ha pensato qualcun altro, beh... Siete in malafede e leggete troppo di fretta.
Io infatti non ho scritto una sola sillaba sul motivo del mio principio di incazzatura. Leggete attentamente (Robé, specialmente tu): "Roberta HA AVUTO L'OCCASIONE DI ASSISTERE ad un mio principio di incazzatura, MENTRE ero da lei".
Cosa suggeriscono queste parole?
Che mentre io mi trovavo a casa di Roberta mi sono lievemente arrabbiata e lei ha assistito. Ho forse scritto che la causa era lei?
NO.
Uno si può arrabbiare per 1500 motivi.
Anche l'anno scorso, ospite a casa della mia amica Michela di Napoli, io mi incazzai (incazzatura di media entità, peggiore di quella vista da Roberta) e alla cosa furono presenti non solo Michela ma anche altre due amiche. Ma non erano mica state loro la causa.
Le motivazioni in effetti non erano al centro del mio commento.
Stavo parlando di me, del mio carattere (cribbio, é o non é il mio diario, questo??)
Sono una che dice sempre le cose come stanno, che si infervora nei discorsi, ma difficilmente mi si vede arrabbiata. Domandate a chi mi conosce di persona: quante volte mi hanno vista veramente arrabbiata?
Poche. Molti probabilmente nessuna.
Anche Roberta non mi aveva mai vista arrabbiata. E questa, ripeto, é stata un'incazzatura di lieve entità.
Per cui ho scritto il resto: "Spero che questo la spaventi abbastanza da non farmi incazzare totalmente in futuro".
E lo ribadisco. Ora che le é capitato di vedermi incazzata UN MINIMO, spero che se ne ricordi per il futuro, casomai ci capitasse di litigare, così da evitare la versione "wide-screen" della mia incazzatura.
Insomma, succede anche nelle migliori famiglie, no?
Capiterà pure a noi di litigare, un giorno o l'altro, no, Robé?
Ora sai come sono quando sono "lievemente" arrabbiata... Prima non lo sapevi. Ora sì. Ti potrebbe servire saperlo.
Me entiende?
Ci siamo comprese ora?
Era un commento che riguardava i miei livelli di incazzatura generali, non il periodo trascorso a casa tua in sé e le tue doti di ospite.
Robé, rilassati. Chiunque sia stato a casa tua sa che sei un'ottima ospite. E a chi non ti conosce, lo dico io. Lo sei. Tanto é vero che tra quindici giorni vengo a trovarti nella casa al mare. Se pensassi che sei una cattiva ospite, che ci verrei a fare?
Questo post non ha un argomento specifico, per cui l'ho messo sotto la voce "varie"...
Sono stata via per alcuni giorni e le considerazioni sono tante. Ecco un breve elenco che approfondirò nei prossimi giorni (se interessa a qualcuno... Se non interessa...beh, interessa a me.
Dopotutto questo é il mio diario, no? ).
1- A casa é arrivata Bea, la nuova cagnolina... Ed é talmente diversa da Rosy, che Rosy mi manca anche di più. Nessuno mi fraintenda, però. Bea é tenerissima. E sicuramente ci tiene occupati. E' una specie di tornado.
2- Complice il viaggio e la comune passione per i libri che condivido con la mia amica Roberta, che mi ha ospitata, ne ho comprati tanti e letti alcuni. Ho molte cose da dire, in proposito.
3- Roberta ha avuto l'occasione di assistere ad un mio "principio" di incazzatura, mentre ero da lei. Era solo un principio, però. Una cosa lieve. Spero che questo la spaventi abbastanza da non farmi incazzare totalmente in futuro. 
4- Quasi per caso, tornata dal viaggio, una sera sono capitata su una rete privata che trasmetteva un film con la signora Boreanaz. (Per chi lo ignorasse, David Boreanaz, attore televisivo americano, é la mia personale musa ispiratrice. Sfortunatamente, tanto lui é bravo e carismatico, tanto la sua consorte - ex coniglietta di Playboy - ... non lo é). Siccome non resisto al gusto dell'orrido, ho guardato. Il film era del 2000. David non la conosceva ancora (poteva ancora salvarsi!!!) e, beh... posso solo dire che ad un tizio veniva suturata un'orribile ferita (orribile nel senso che il make up era orrido) con la colla stick. Già. E pensate che poi il suddetto tizio saltava e correva sino alla fine del film, senza lamentare alcun dolore o cedimento. Prima dei titoli di coda nemmeno l'ambulanza: i miracoli della colla stick. E chi se lo immaginava??
Jaime, se non esistessi tu, io non imparerei cose nuove.
5- Domanda esistenziale.
Le donne sono pettegole, si sa. Amano raccontarsi le cose. Anche, ovviamente, farsi confidenze sulle reciproche esperienze sessuali. Questo é normale. E' naturale.
Ma fin dove é lecito spingersi con i particolari?
Sono rimasta solo io a questo mondo a pensare che i particolari "tecnici" debbano restare privati?
Il perché, il percome e il quanto non dovrebbero restare una faccenda intima tra lui e lei (o fra lui e lui, o fra lei e lei)?
Qualcuno mi risponda, perché certe volte mi sento di un'altra era (magari un tantino più romantica).
E' passata una settimana dalla morte della mia Rosy.
E devo ringraziare tutti coloro che hanno avuto una parola per lei. Qui sul blog, sulla tag del mio sito, via email, sms, al telefono, di persona. Sono state tante le persone che mi hanno cercata e che hanno espresso autentica partecipazione, proprio come se mi fosse mancato un parente stretto. E, di fatto, é così.
In questi giorni mi é capitato di leggere di Marguerite Yourcenar e del suo amore per i cani. Ne ha avuti tanti, tutti amatissimi, e alla morte di uno di essi, investito da un'auto davanti a lei, scrisse: "Un piccolo atomo di gioia in meno nel mondo".
Già. E' proprio così.
Non credo che cancellerò mai il vuoto lasciato dal "mio" piccolo atomo. Nè il dolore per la sua vita così breve. Troppo breve. O l'amarezza per non averla magari portata a giocare in giardino prima, quel tale giorno, o averla sgridata più forte del dovuto, un altro...
Sono i cosiddetti sensi di colpa del senno di poi. La tristezza di non aver immaginato che sarebbe stata con me così poco...
Presto qui arriverà un altro piccolo atomo.
Non che io o mio padre si voglia dimenticare Rosy. Sarebbe impossibile. Pensiamo solo che occuparci di un cucciolo ci farà sentire un po' meno impotenti. Non abbiamo potuto salvare Rosy, non possiamo più tenerle compagnia.
Ma magari possiamo donare amore ad un'altra creatura che si é appena affacciata alla vita. Abbiamo anche i nostri cinque gatti. Ma abbiamo amore in eccesso, ci piacciono le grandi famiglie.
Così siamo andati al canile. C'erano due cucciolate. Abbiamo scelto una femminuccia bianca, con le macchie nere. Meditiamo di chiamarla Bea. Mi impegnerò a renderla felice come ho reso felice Rosy. Spero che vivrà una vita più lunga.
E spero di continuare a vedere Rosy.
Così come la vedo ora. Nelle stanze.
Accanto a me.
Questa mattina, poco prima delle 7,oo, la mia adorata Rosy se n'é andata per sempre. Era stata tanto male due settimane fa, problemi di respirazione, ma andava migliorando, stava recuperando. Questa mattina, appena sveglia, ha voluto correre in giardino, con mio padre. Poi rientrata in casa...
Un infarto.
Io dormivo ancora. E' stata la voce spezzata dal pianto di mio padre a svegliarmi di colpo. Mi chiamava. Ha detto "E' morta". Stupidamente io ho chiesto chi, anche se avevo capito. Solo che non volevo capire. "Rosy" ha risposto ed é tornato di sotto piangendo. Di solito mio padre é uno che piange in silenzio. L'unica volta in vita mia che l'ho visto e sentito piangere così é stato quando ha dovuto dirmi che per mia madre non c'erano più speranze...
Mi sono vestita in fretta, tanto che ho infilato il vestito alla rovescia, ma al piano inferiore mi sono bloccata prima della sala. Perché ho visto mio padre in ginocchio davanti al divano, ad accarezzare il suo povero cadaverino. Ne ho intravisto solo il pelo scomposto e non ho avuto il coraggio di andare oltre. Non la poteva vedere morta. Non la mia stellina.
Quando sono uscita per andare al lavoro mio padre stava scavando la buca della sua tomba. L'abbiamo sepolta nel giardino davanti, vicino al cancello, dove lei amava tanto stare, per guardare la gente passare ed abbaiare agli altri cani. Per seppellirla l'abbiamo avvolta nel plaid su cui dormiva sempre. Con lei un orsacchiotto e due dei suoi giocattoli di gomma, Pumba e Simba, i personaggi del Re Leone. Li aveva da piccolissima, erano i suoi preferiti.
Gli altri giochi li abbiamo messi in garage. Buttate le ceste colorate dove lei andava a frugare per sceglierli. Io ho tenuto il piccolo albero di Natale di gomma che le avevano regalato Roberta e i suoi bimbi e un gattino. Per ricordarmi di come si divertiva giocandoci.
Buttata anche la sua ciotola. Troppa sofferenza vedere le sue cose.
Io sono corsa da mia madre, al cimitero. Le ho chiesto di andarle incontro perché non abbia paura, perché é sempre stata con noi e potrebbe sentirsi sola, avere bisogno di carezze...
Ed oggi sono rincasata e lei non era sotto il portico a salutarmi e poi a seguirmi mentre mi toglievo le scarpe e mi lavavo le mani. Non c'era. Non ci sarà più. Anche se la vedo in ogni stanza. E' sotto quel piccolo tumolo accanto al muretto.
Qualcuno si stupirà di tanto dolore per un semplice cane...
Beh, non mi interessa. Perché non era un semplice cane.
Era Rosy, una creatura di pura gioia e puro amore. Un piccolo angelo che in sei anni ha donato un immenso, spontaneo, disinteressato calore a me e mio padre.
Penso che un essere vivente che ha regalato così tanta luce si meriti il mio dolore, le mie lacrime, un posto nella mia memoria.
E la mia gratitudine.
Grazie, stellina mia. Sei arrivata subito dopo che mamma se n'era andata. Ci hai ridato la capacità di ridere e di godere delle piccole cose. Abbiamo ricominciato anche grazie a te.
Ci mancherai così tanto... Ci manchi già e te ne sei andata solo da poche ore.
L'unica cosa che mi consola é che in questi anni sei stata tanto amata. Sei stata felice. E spero che il nostro amore ti segua dovunque tu sei...
Non ne ricordo mai i dettagli, ma so che sogno mia madre ogni notte. So che parliamo, che facciamo delle cose insieme, come quando era viva. Ogni notte, nessuna esclusa.
Spero che d'ora in poi con lei, nei miei sogni, ci sarà anche Rosy.
Magari a correre abbaiando, con le sue zampette corte e gli occhi a bottoncino sempre luminosi e sorridenti.
Lo spero con tutto il cuore.
Ti voglio bene, piccolina.
(ps: se chi sta leggendo, volesse salutare la mia piccola, c'é un suo ritratto tra le foto).
Eh, sì. Un anno fa, l'8 luglio 2006, arrivavo a Galway.
Chi mi conosce bene, sa che per me quella città rappresenta la Mecca. Tuttora.
Che nostalgia... Sono stata bene, laggiù.
Spero di poterci tornare.
Nel mezzo di un momento di crisi, di sconfitta interiore, c'é sempre una sorta di calma silenziosa, una stanchezza intima che accogli, anziché combattere.
Questa sera sono uscita con la mia vecchia mountain bike e me ne sono andata in giro per la valle. Sola nel mezzo del nulla. A circondarmi unicamente acqua, erbe palustri, rondini, uccelli d'acqua. Zanzare.
E' stato bello. C'é una certa bellezza nell'abitudine. Ed ormai io sono abituata ad essere sola. La mia vita é un po' un'eterna ripetizione di questa serata. Io che percorro una strada per conto mio, parlando con me stessa, e ogni tanto incrocio un'auto o un'altra persona in bicicletta. Gente che va nella propria direzione, avulsa dalla mia. Loro non badano a me, io non bado a loro. Linee che si sfiorano e non si intersecano.
Questa sera, là fuori, lungo il fiume, mi sono detta che non c'é più spazio per l'illusione, per i consigli ottimisti, per Forrest Gump e la sua scatola di cioccolatini. A volte la speranza é dannosa quanto la disperazione. Perché ti fa aggirare la realtà più cruda, ti spinge a sorvolarla, a non vederla. A fingere che sia meno desolante di quel che é.
A volte bisogna anche abbracciare il dolore, lasciarlo accedere a tutti gli anfratti, a tutti i recessi, sentirlo in ogni cellula. Sentire che é giusto provarlo.
Non sto dicendo che lo accetto. Che mi rassegno.
Questo non lo farò mai. Perché ho un corpo, un'anima e un cuore. E l'artista che é in me si dibatte nell'impossibilità di vivere appieno tutti i lati di se stessa. Non accetterò mai di vivere incompleta.
Però non voglio più ignorare il dolore. Non voglio più mentirmi.
Come donna sono infelice. E' un dato di fatto. Al momento posso solo convivere con la consapevolezza di questa infelicità, senza più raccontarmi favole improbabili.
Del resto, come ha scritto Ann Rice, il principe azzurro non arriverà, lo sanno tutti, e la Bella Addormentata forse é morta.
Dato che questo blog é nato per essere una sorta di diario, ho il dovere di registrare anche i miei stati d'animo più oscuri e depressi. In questi giorni non sono l'ultima delle romantiche o la prima delle ciniche... Sono solo stanca. Stanca di rifugiarmi nell'illusione che domani é un altro giorno. Stanca di sentirmi dire che non si può mai sapere. Che gli eventi si modificano. Sono stanca persino di essere stanca...
Tempo fa scrissi una storia che é tuttora pubblicata sul mio sito, a cui diedi il titolo dell'omonima canzone dei Green Day, "Boulevard of broken dreams". Raccontava di una ragazza che si sentiva sola e tagliata fuori dal mondo e che finiva per scomparire nel bosco mano nella mano con uno sconosciuto che lei riteneva un sogno.
Una storia che, rammento, scatenò un sacco di discussioni sul gruppo yahoo del sito, perché ognuno ci vedeva un significato diverso. I più vi coglievano una nota di speranza. In realtà di speranza non ce n'era. La protagonista voltava le spalle a una realtà da cui si sentiva rifiutata, scegliendo un sogno.
E' un racconto metaforicamente autobiografico, scritto più di due anni fa, ormai. Eppure non é cambiato niente. Nessun evento si é modificato, per quanto abbia provato a provocarne la modifica. Sono ancora la stessa donna invisibile di allora (e degli anni precedenti) e continuo sempre a tenere per mano dei sogni.
Sapete quel che si dice delle persone che perdono un arto?
Che continuano a sentirlo anche se non c'é. A percepirne la presenza. Io ho quasi tutti gli arti. Nel senso che esisto come figlia, perché grazie a Dio ho un ottimo rapporto con mio padre. Ed esisto come amica. Ho tante amiche a cui voglio veramente molto bene e che mi vogliono bene. Sono fortunata. Esisto anche come persona che lavora ed ogni giorno faccio del mio meglio. Ed esisto come scrittrice: é un dato di fatto. Le mie storie piacciono, i miei sogni trovano la via delle emozioni altrui, risuonano nei lettori e di riflesso riscaldano anche me. E' bello. Una sensazione impagabile.
Ma come donna non esisto. L'arto della mia femminilità é mancante. E la sofferenza sta nel dolore di sentirlo anche se non c'é. Nel sentirmi incompleta. Diversa. Separata da tutte le altre donne complete e consapevoli.
Ci sono momenti in cui mi rassegno all'idea che nella vita non si può avere tutto e che evidentemente io non sono destinata ad essere una compagna e un'amante. O una madre, anche, sebbene ora come ora l'istinto materno sia totalmente annicchilito.
Altri in cui mi accanisco contro la sorte e i mulini a vento e tento tutte le vie possibili per ritrovare quell'arto perduto. Fallendo sempre, naturalmente.
Poi ci sono momenti come questo, in cui le forze mi vengono a mancare del tutto. In cui mi sembra che le convinzioni e la volontà mi scivolino fra le dita, senza che io possa trattenerle. E mi prende un groppo alla gola, di stizza, di rabbia, di disagio. Perché la mia vita sta passando e presto o tardi sarà finita. E in fondo al viale con me avrò tante storie, il conforto degli amici. Ma svolterò l'angolo senza aver mai saputo cosa si prova a vivere ciò di cui ho scritto per una vita.
Non é tristemente paradossale?
E mi fa compagnia solo Billie Holiday...
Someday he'll come along
The man I love
And he'll be big and strong
The man I love
And when he comes my way
I'll do my best to make him stay
He'll look at me and smile
I'll understand
Then in a little while
He'll take my hand
And though it seems absurd
I know we both won't say a word
Maybe I shall meet him Sunday
Maybe Monday, maybe not
Still I'm sure to meet him one day
Maybe Tuesday will be my good news day
He'll build a little home
That's meant for two
From which I'll never roam
Who would, would you
And so all else above
I'm dreaming of the man I love
Sono stanca persino per credere in questa canzone. Ma ciò non toglie che resti una delle mie preferite.
Volete sentirne una divertente?
Ieri la mia amica Roberta mi fa: "Il sesso é un tema universale".


Già. Tranne che per la sottoscritta.
Sono esclusa dai temi universali. In esilio.
Deve essere la condanna di chi é destinato a rappresentare l'eccezione che conferma la regola.
La mia amica Roberta ieri ha visto un film di cui io avevo già scritto una recensione sul nostro gruppo yahoo, l'autunno scorso. Siccome lei non la trova, la riposto qui.
Il film in questione é "La figlia di Ryan".
Risale al 1970 ed é del regista David Lean (quello del Dottor Zivago).
Particolare importante é girato ed ambientato in Irlanda.
Per questo ora lo amo di più.
Prima in Irlanda non c'ero stata, ora sì.
E quella del film é proprio lei, l'Irlanda che più amo, quella
dell'ovest, quella atlantica. Lean é stato un mago nel rappresentarla.
Morale?
(Non prosegua chi lo vuole vedere e non intende guastarsi la sorpresa della prima visione).
La storia é semplice, vecchia come il mondo.
Sebbene il film si apra con una veduta delle meravigliose Cliffs of
Moher (che sono un po' più su), la vicenda si svolge in un ipotetico minuscolo villaggio della penisola di Dingle, la rappresentazione dell'Irlanda più selvaggia e spettacolare, tutta scogliere e spiagge bianche e immense.
Siamo negli anni tra il 1915 e il 1918. Mentre altrove é in corso il primo conflitto mondiale, in Irlanda il conflitto é il solito:
irlandesi vs inglesi usurpatori (di cui è presente nei dintorni,
uno sparuto distaccamento).
La protagonista é Rose Ryan (Sarah Miles), la figlia del proprietario dell'unico pub del villaggio.
E' giovane, sui vent'anni, piuttosto "sofisticata" per la gioventù
sempliciotta che la circonda. Lei ama leggere, fantasticare,
ascoltare musica classica. Ed ovviamente finisce con l'innamorarsi dell'unico uomo che le appare in qualche modo "esotico", il maestro di scuola Charles Shaugnessy (Robert Mitchum).
Che é un bell'uomo maturo distinto, sensibile e colto, vedovo da pochi anni...ma sicuramente NON é esotico. E ha le sue belle perplessità sull'amore di lei. Non é certo che sia il caso, pensa che lei sia adatta a una vita diversa da quella di lì, e non a uno come lui.
Ma tant'é, si sposano.
E la prima notte di nozze parla da sola. Il loro primo rapporto dura circa ...dieci secondi...?
Più o meno. Una delle scene di letto più tristi della storia della
cinema. Poi lui le dà un bacio su una guancia e le dice "buonanotte" girandosi dall'altra parte.
L'attrice, nel dietro le quinte, ha affermato che qui Rose é molto superficiale: cosa si aspettava? A volte occorrono anni per imparare a soddisfare la partner...
Anni? 
Comunque, magari se uno ci si dedica più di dieci secondi e più di una volta, forse qualche progresso...
Sta di fatto che Charles offre a Rose la vita che lui conosce, la
sua. Quella di un tranquillo insegnante che corregge compiti e
raccoglie fiori da far seccare, ascoltando i compositori classici al grammofono. Forse non il massimo per una ventenne avida di vita.
Prevedibilmente arriva la svolta.
Al plotone inglese accanto al villaggio arriva il giovane maggiore Randolph Doryan (Christopher Jones), eroe di guerra, mandato lì per rimettersi da una ferita alla gamba che lo ha reso zoppo. In realtà le sue ferite sono molto più gravi e tutte interiori. Non é chiaro cosa gli sia accaduto al fronte, ma é evidente che si porta appresso un trauma profondo e probabilmente inguaribile.
E' d'effetto il fatto che il primo a vederlo quando giunge al
villaggio sia lo stesso che lo vedrà per ultimo e cioé Michael (John Mills, che ebbe l'Oscar per questo ruolo), il demente del paese.
Perché in qualche modo anche il maggiore Doryan é un freak, un disadattato. Parla a monosillabi, non sorride mai. Ha sul comodino la foto di una moglie che "non lo raggiungerà" lì in Irlanda. E appare chiaro il perché. Forse lo ha lasciato, forse ne ha paura.
Randolph s'imbatte in Rose quasi per caso. Lei lo soccorre in una delle sue crisi di panico e l'impatto é subito devastante. Una di quelle attrazioni a pelle che scattano subitanee senza una ragione o un perché.
La peculiriatà della loro relazione é che é l'esatto opposto di
quella che Rose ha con Charles. Sono perfettamente speculari. Rose e Charles parlano molto, é così che si sono conosciuti, parlando di musica e libri. E sul piano sessuale...beh, ve l'ho detto...
Rose e Randolph non parlano praticamente mai. La loro é una storia quasi priva di dialogo, ma in compenso la loro passione é inesauribile. La loro prima volta é girata nella foresta di Killarney (dove io e Roberta siamo state nell'estate del 2006) e mentre quella con Charles era stata una scena breve e cruda in una stanzetta buia, questa loro é lunga e ripetuta , come dilatata in un attimo che non finisce, nel vento che scuote gli alberi. Rispetto alle atmosfere più pudiche di Zivago, girato cinque anni prima, questa scena é decisamente più
esplicita. E incentrata soprattutto sul piacere femminile, per
sottolineare come Rose scopra la passione autentica, quella che in qualche modo, ben prima di Charles, aveva intuito.
Va detto che la cosa non é destinata a finire bene.
Non tanto per una moralistica condanna dell'adulterio.
E' che a Rose é capitato (dire che ha scelto sarebbe errato) come amante un ufficiale inglese. E in un paesino di irlandesi
independentisti e di mentalità ristretta, la cosa é quantomeno
pericolosa. Specie se questi concittadini non ti hanno mai accettata veramente.
A suo modo anche Rose, come Michael, come Randolph, é una reietta.
Troppo moderna, troppo ribelle e piena di aspettativa. Gli altri
giovani la invidiano, ne sono urtati. E' un po' anche la condizione di Charles, troppo raffinato pure lui, troppo tranquillo.
In breve, i rapporti tra i cittadini e il plotone di inglesi si
esarcebano all'arrivo di Tim O'Leary, una sorta di eroe sovversivo, che con i suoi uomini, sceglie le scogliere del villaggio per far arrivare un carico di armi tedesche. L'intero villaggio si muove per aiutarlo, ma qualcuno fa la spia e il maggiore Doryan lo cattura.
E tutti pensano che la spia sia Rose. La passione l'ha resa incauta.
Tutti sospettano, tutti sanno. Anche Charles. Che non ha aperto bocca ma ha capito quasi subito.
La cosa triste é che a tradire O'Leary é stato il padre di Rose, per pura vigliaccheria. Ma non muoverà un dito per discolpare la figlia.
La risoluzione é assai dolorosa.
Rose e Charles sono appena giunti a un compromesso pacifico. Lui la vuole lasciare libera, lei gli dice che comunque con Doryan é finita, che l'hanno capito entrambi. Charles le propone di andarsene insieme a Dublino e poi di separarsi laggiù ed iniziare entrambi una nuova vita.
Senonché, i cittadini inferociti arrivano a punire la "spia":
tagliano a zero i capelli di Rose, l'umiliazione tipica che veniva
inflitta alle donne (anche qui in Italia, durante la seconda guerra mondiale) che diventavano le amanti degli ufficiali nemici. Anche Charles, nel tentativo di proteggerla, viene brutalmente picchiato.
Un esempio di quanto la gente possa essere ottusa e cattiva.
Randolph?
Randolph fa quello che gli si leggeva negli occhi sin dalla prima volta in cui entra in scena: si suicida. Come ha detto Rose, entrambi hanno capito che era finita. Lei gli aveva offerto una ragione per vivere. Ora non ce l'ha più. Meglio chiuderla qui.
La scena é efficace. Perché non si vede. Ma si sente soltanto.
Un botto. E il rumore dei gabbiani. Quel suono che, se sei stato in Irlanda, impari a conoscere bene e a non scordare più.
A Rose e Charles non resta che andarsene come avevano progettato, non c'é più posto lì per loro.
Ad accompagnarli alla corriera, solo Michael e Padre Hugh (Trevor Howard).
Padre Hugh non l'ho mai nominato finora, ma é l'asse portante del film. Una splendida figura. Come dicono nello special dietro le quinte, forse un uomo di poca fantasia, ma d'animo forte e con un cuore buono. Ha le idee semplici e lineari che può avere un contadino di un borgo irlandese (dice a Rose : "non covarti i desideri, non puoi non averne, ma non te li covare, o come é vero Iddio, finirà che li soddisferai"), ma ha la sensibilità e l'elasticità per perdonare e capire e arrabbiarsi e non abbandonare mai Rose e Charles sino alla
fine. Capisce persino che una volta giunti a Dublino intendono separarsi e li saluta così "Io dubito che sia la cosa giusta. E ' questo il mio dono d'addio: questo dubbio".
La corriera parte e Padre Hugh si allontana con Michael,
borbottando "Non lo so, proprio non lo so".
Questo é il finale. Nemmeno noi che guardiamo sappiamo.
Forse Rose e Charles si separeranno davvero, forse quello che hanno vissuto li ha fatti cambiare e cambierà anche la loro unione.
Chissà...
Ognuno può interpretare e decidere dal suo punto di vista.
Comunque una bella storia.
Conferma che strane bestie siamo. Nel bene e nel male. Nei mille modi in cui possiamo amare ed odiare.
Posso aggiungere che il film vale la pena anche visivamente.
A parte alcuni inserti (dialoghi tra gli anfratti, ecc.) girati a
Città del Capo perché il tempo in Irlanda era il tempo era pessimo (ma và? ) e stava allungando la produzione oltre il dovuto, l'intero film é girato in Irlanda. E quasi ti sembra di sentire il vento, la pioggia...I cambi di luce, le nuvole, la notte estiva che non é notte...E la tempesta.
Nel film c'é una delle più spettacolari scene di tempesta oceanica mai viste: da' l'idea della potenza della natura irlandese quando si scatena, una cosa assolutamente impressionante.
Insomma un film da vedere, per molti motivi.
P.S: Rosy sta così così. Mio padre dice che é un po' migliorata. Io non sarò tranquilla finché non sarà tornata quella di prima.