The diary of Tendresse

Diario dell'ultima delle romantiche. O della prima delle ciniche. Dipende dai giorni.
venerdì, 29 giugno 2007

In ansia, con l'emicrania e vagamente patetica (se almeno fossi un tipo alla Ugly Betty)

Già.

Sono in ansia. Molto. La mia Rosy, la mia adorata cagnolina, la mia stellina, sta male. E non é mai stata male in sei anni. Il suo sesto compleanno é stato proprio un paio di giorni fa e subito dopo ha cominciato a stare male. Il veterinario dice che forse é una bronchite, assicura che cuore e polmoni sono a posto. La stiamo curando. Ma é una pena per me guardarla tutta abbattuta, con il fiato corto, lei che non sta mai ferma, che é sempre allegra...

Sto male pure io. Infatti sono due giorni che ho un mal di testa martellante. Credo che sia una sorta di "transfert". Sta male lei e soffro anche io.

In più ho avuto ieri uno dei miei celebri episodi da patetica desperate housewife (molto desperate, molto house e per nulla wife). Di solito lo incontro sempre di giovedì. Tra le 12.30 e le 13.00. E ieri era giovedì. Pure l'orario era giusto. E un guizzo mi ha attraversato la mente, proprio per un attimo. Chissà se...

E, bamm. Da una corsia mi spunta proprio davanti.

In genere é sempre in giacca e cravatta. Questa volta é tutto vestito di jeans. Ci incrociamo. Ed ovviamente io riesco a guardarlo senza guardarlo. Passo oltre fingendo la massima indifferenza e proseguo dalla parte opposta del supermercato.

Ci ritroviamo entrambi alla cassa. Cioé io sono alla cassa 1, lui a qualcosa come la cassa 5 o la cassa 6. Perché la cassa 1 é la cassa di chi é socio e ha il "salvatempo" (finezze di chi fa la spesa tutti i giorni, gente): io ce l'ho. Lui no.

Qualcuno ora, brillantemente, dirà : "Non potevi rinunciare al salvatempo e andare nella stessa cassa dove c'era lui?".

Sicuro. Avrei potuto. Ma non l'ho fatto.

Perché io "lui" non lo conosco. E sarei rimasta lì,  semplicemente, alle sue spalle, sino a che non fosse venuto il mio turno. E basta.

Se almeno fossi un tipo alla Ugly Betty. Le bruttine a volte colpiscono tanto quanto le donne molto belle. Io invece sono lì nel mezzo. Né bella né brutta. Non agito i sismografi.

E così mi metto a sbirciare poveri sconosciuti che si stanno facendo i fatti loro.

Quando mi comporto così mi prenderei a pugni.

Ma non ce n'é bisogno. Ho già mal di testa a sufficienza.

 

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categorie: pensieri, amore, animali
martedì, 26 giugno 2007

Che cos'é razionale e cosa non lo é?

Sebbene non lo dia a vedere, continuo a riflettere sulla faccenda della passione. Un po' anche perché ne scrivo tutti i giorni. Un po' perché mi incuriosisce il fatto che alla parola "passione" sono sempre unite, in un modo o nell'altro, le parole "ragione", "emozione", "istinto"...

Ed io sono ancora a lì a cercare di capire come si incastrano. Perché intorno a me le persone mi dipingono scenari estremamente contraddittori. C'é chi mi dice che nella vita bisogna essere pragmatici (ergo... ragionevoli? razionali?) ma poi mi esorta a lasciarmi andare, ad essere meno razionale...

C'é chi mi parla di seguire la corrente delle emozioni, ma poi ci aggiunge le scelte "maturate" (ma qualcosa che é "maturato" può essere istintivo, o piuttosto é frutto di un percorso ragionato?).

In pratica, brancolo nel buio. Anche perché mi diverte che mi venga detto così spesso che non devo essere razionale. Mi diverte perché io non ho mai fatto nulla in base alla ragione. Sono una tra le persone meno razionali di questo mondo. Vivo con la pancia, non con la testa.

Forse l'equivoco nasce dal fatto che la gente pensa che le persone istintive sono quelle che agiscono sempre, quelle che hanno più rimorsi che rimpianti, che si buttano.

Forse l'equivoco nasce dal fatto che spesso si dimentica che anche la paura, anche il disagio, anche la vergogna non hanno nulla a che vedere con la ragione. Che anche quelli sono sentimenti, emozioni puramente istintivi.

Che dalla pancia nasce il folle desiderio di attraversare il fuoco ma anche l'altrettanto folle bisogno terrorizzato di allontanarsene.

Se fossi una creatura razionale, certi problemi che ho sarebbero più facilmente superabili. Mi basterebbe sedermi a tavolino e studiare un modo concreto e pragmatico per risolverli. Ma, ahimé, sono tutta istinto.

Solo che il mio é istinto a chiudere, anziché ad aprire. Uno dei peggiori istinti in natura...

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categorie: pensieri, passione
lunedì, 25 giugno 2007

L'amore non fa per me

No. Non é una considerazione mia (sebbene la pensi più o meno così), ma il titolo dell'ennesimo libro italiano che ho letto. Rispetto agli altri già qui citati, é l'unico che mi é piaciuto. Perché é scritto molto bene, con un linguaggio scorrevole, brillante, coinvolgente. Federica Bosco, l'autrice, é brava. Molto. Ma...

Beh, qualche ma c'é. E sempre per via di Bridget Jones. Purtroppo credo di dovermi arrendere all'evidenza ed accettare che Miss Jones abbia contaminato come un virus buona parte della nuova produzione letteraria femminile. Con il rischio che le single tra i trenta e i quaranta sembrino dover essere tutte così: ironiche, pasticcione, poco femminili, in genere giornaliste o scrittrici, con amicizie strampalate, vite che oscillano dal nulla più deprimente ad improvvisi accadimenti romanzeschi. E dulcis in fundo con uomini o inesistenti o stronzi o psicopatici. Ma sono davvero così le single trentenni/quarantenni di oggi?

Siamo davvero così?

Perché se é vero... Gesù.

Comunque torniamo al libro. In realtà é un seguito. C'é un altro libro, "Mi piaci da morire", che bisognerebbe leggere prima (e che io non ho letto). Anche se comunque quel che é successo si capisce piuttosto bene anche nel secondo. Allora, abbiamo Monica, trentenne romana che vive a New York (i suoi coinquilini sono una cantante e - ovviamente - un gay) e lavora in un negozio. "Mi piaci da morire" racconta della sua storia con il bellissimo David (un nome, un perché) che lei descrive come un incrocio tra Brad Pitt e Colin Farrell. Lui la seduce e poi la abbandona, preferendo sposarsi con la fidanzata storica (per poi scoprire in luna di miele che é lesbica). Tramite questo matrimonio, Monica conosce e si innamora però di un cugino della rivale, tale Edgar, uno scozzese vedovo più vecchio di lei (ha quarantotto anni) ma molto attraente e naturalmente tutto il contrario del superficiale David. Fra le altre cose é un editore e Monica ha appena scritto il suo primo libro.

Ricorda abbastanza la trama di Bridget Jones, no?

Amante hot ma inaffidabile (Daniel) versus fidanzato per bene, dolce ed elegante (Mark Darcy), più cambio di carriera, amico gay e, dimenticavo, genitori divorziati con problemi vari laggiù in Italia.

Ok, questo era il primo libro (da cui pare verrà tratto anche un film).

Il secondo fortunatamente non é una copia del secondo Bridget Jones (anche se certe cose gliele deve), ma lo classificherei invece quasi come la parodia di uno dei film cult di Hitchcock: "Rebecca, la prima moglie".

Perché?

Perché in questa seconda storia, Monica, con un indubbio colpo di testa, giacché lo conosce da pochissimo, va a vivere con Edgar in Scozia, in un minuscolo paese chiamato Culross (che lei chiama sbrigativamente Culo rosso). Nella grande vecchia casa in cui lui viveva con la prima moglie. Che... ebbene sì, si chiamava... Rebecca!! L'autrice ci ironizza pure, citando proprio Hitchcock.

Non solo, Rebecca, nei ricordi della gente, é proprio come quella del film: bellissima, meravigliosa, perfetta (e sempre come quella del film in realtà non così santa come si poteva pensare). Non c'é la governante, ma c'é la madre di Edgar, che vive per conto suo, ma é costantemente a casa loro a ficcare il naso e prevaricare (da manuale la scena in cui lei e Monica si litigano le mutande di Edgar da lavare). C'é anche ovviamente il segreto dietro la morte drammatica di Rebecca, anche se, in questo caso, diversamente dal film, dove Maxim De Winter in realtà confessava di aver odiato la moglie, Edgar é invece davvero ancora ossessionato dal ricordo di lei, ancora in qualche modo innamorato.

Insomma, la nuova vita scozzese di Monica si rivela molto diversa da ciò che aveva sognato ed immaginato. Aggiungiamoci poi un capo viscido che tenta di molestarla, il socio di Edgar che é una sbdola serpe, un'intervista a sorpresa con Paris Hilton... E David. Il bellissimo ex, che continua a chiamare Monica, ad atteggiarsi ad amico dolce e premuroso, fino a che...

Non aggiungo altro, nel caso qualcuno abbia voglia di leggerlo.

A parte la mancanza di originalità (e anche qui di qualche buona scena d'amore ben scritta) é carino e simpatico. E si fa leggere.

Paradossalmente era molto più originale il libro scritto da Monica, di cui viene accennata la trama. Si intitola "Il Giardino degli ex" e racconta di una signora che, rimasta vedova, decide di ricontattare ed invitare a casa sua tutti i suoi ex, per capire se la scelta fatta sposando il suo defunto marito fosse stata quella giusta.

Questo sarebbe stato intrigante, no?

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categorie: libri
martedì, 19 giugno 2007

Splenda a lei la luce perpetua

Lo so. Titolo un po' tetro per un post, ma così é. Si tratta di una frase che ho sentito ripetere più volte, oggi pomeriggio, ad una messa funebre. Già. L'ennesimo funerale.

Da che é morta mia madre, ormai sette anni fa, ho perso il conto degli amici e conoscenti che se ne sono andati per sempre. Questa volta é toccato a Luisa. Tanto tempo fa, quando io stavo per nascere, mia madre aveva un negozio di frutta e verdura. E la parrucchiera accanto era Luisa.

Poi mia madre lasciò il negozio, per crescere me. E Luisa lasciò il suo, perché aveva problemi di salute. Stare in piedi era troppo faticoso per lei. Me la ricordo, i pomeriggi che veniva a trovarci. Aveva problemi di peso e le caviglie sempre gonfie. Era una donna molto dolce. Che conviveva con i suoi limiti fisici.

Conosco bene suo marito, Elio, un ex vigile del fuoco. Collabora con mio padre nel comitato per la festa di San Domenico, una festa rionale che da noi si tiene ogni 24 giugno. Anche quest'anno, in memoria della sua Luisa. Sono stati una bella coppia. Sposati giovanissimi, due figli. Elio le é sempre rimasto accanto, per questi decenni di salute precaria. I grandi amori, da qualche parte, per certe persone, esistono, dopotutto. Vero?

Povera, dolce Luisa. "Vivo un giorno alla volta", diceva. E poi l'ha presa di mira anche un tumore.

Così se n'é andata anche lei. A 56 anni. Era quasi coetanea di mia madre.

Vicine di negozio. Vicine di destino.

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categorie: pensieri
domenica, 17 giugno 2007

Devo comprare un mastino

Altro romanzo italiano.

Questo é di Tiziana Merani e si intitola appunto "Devo comprare un mastino".

Roberta me lo ha regalato la scorsa primavera perché diceva che la presentazione nel risvolto di copertina sembrava parlare proprio di me.

Analizziamo la presentazione.

Francesca ha trent'anni da un po'

(e fin qui ci siamo)

e ha elaborato una teoria: il segreto é essere pessimisti. Perché se ti aspetti sempre il meglio, il rischio di rimanere delusi é dietro l'angolo. Ma se pensi in negativo la vita ti può riservare molte sorprese.

(qui non ci siamo, invece. Io penso in negativo proprio perché so che la vita mi riserva solo sorprese negative. E basta)

con un lavoro a singhiozzo, un conto in banca tendente al rosso

(no, dai, sono messa un po' meglio)

una schiera di amiche a dir poco originali

(ecco, se Roberta avesse letto il libro intero, si sarebbe ben guardata dal paragonare lei e le altre a quelle del romanzo. Fidatevi)

e se capita di incontrare l'uomo giusto, bello, ricco e innamorato, finisce che neanche te ne accorgi, perché proprio non riesci a crederci

Con quest'ultima frase esco dai commenti tra parentesi, perché - critica per gli editori del libro - é onestamente ingannevole. Con questi presupposti ho iniziato il libro aspettandomi una storia d'amore un po' complicata, dove lei non credeva che lui potesse amarla, bla, bla, bla (qualcuno fra coloro che mi conoscono ricorderà sicuramente una certa fanfiction intitolata "Il bacio"...). E l'inizio era anche promettente. Se non che poi non ha mantenuto le promesse. Anche perché la storia di Francesca e Giovanni non ha assolutamente niente di complicato. Decolla praticamente subito e per gran parte del libro é addirittura in secondo piano, rispetto alle avventure tragicomiche di lei con le amiche dai progetti senza capo né coda (come improvvisarsi guide turistiche per ignari turisti stranieri con autobus a noleggio guidato maldestramente da un amico). Qualche piccolo equivoco, ma assolutamente banale, sia per il lettore che per i personaggi che lo risolvono subito. Il sesso saltato di sana pianta. Qualche bacio ben descritto, ma niente di che.

Consiglio questo libro se volete farvi due risate. Anche se quasi 300 pagine di situazioni francamente sopra le righe alla lunga fanno solo sorridere. Per intenderci, il personaggio goffo alla Bridget Jones che accumula figuracce su figuracce é divertente, ma fino a un certo punto. Quando la goffaggine diventa caricatura e le scene improbabili superano l'improbabilità, si esagera.

Almeno così la penso io.

Tiziana Merani comunque scrive bene, ha un buon linguaggio ironico e scorrevole. Spero in un secondo libro un po' meno caricato e più semplice.

La semplicità per me resta sempre la via migliore.

Forse é per questo che non ho mai pubblicato niente.

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categorie: libri
venerdì, 15 giugno 2007

Onore alla mia musa

Poiché questo blog é nato con l'intenzione di essere una specie di diario, devo anche concedermi, come dicono in America, un momento puramente squeee!!! da indomita fan-girl. Dato che nei giorni passati si é tanto opinato di passione... beh, é sicuramente passione anche questa. Di quella che non si indebolisce e anzi si rinforza.

Ok. Chi passa di qui per caso non avrà capito un tubo.

Chi mi conosce, avrà invece sicuramente capito (se non l'ha capito, lo capirà ora) che mi riferisco a David Boreanaz.

Xchio, webmistress del sito di Bones Italia, e ormai praticamente una sorta di mia agente pubblicitaria ufficiale, dato che sta diffondendo i miei video e le mie ff in ogni dove, ha scritto questa cosa su Youtube, rispondendo ad un'utente che aveva apprezzato una di queste mie creazioni: "She's a genius when it comes to David Boreanaz ".

Oddio, genio mi sembra esagerato, ma c'é un fondo di verità in questa frase. Ogni artista, anche il più piccolo ed infimo, necessita di una musa. La mia musa é David.

Con lui e i suoi personaggi come fonte di ispirazione, posso fare qualsiasi cosa. E non é un segreto per nessuno che da quando é entrato - almeno virtualmente - nella mia vita, insieme a lui sono arrivate persone, esperienze e soddisfazioni totalmente nuove. David non ne ha idea, ma mi ha cambiato l'esistenza. Quella vera.

E' veramente la mia musa. Indiscutibile.

E alle muse é doveroso anche rendere onore al merito.

Per qualche giorno, ai primi di giugno, David ha recitato in un piccolo teatro del Greenwich Village, a New York. Si trattava delle Stories left to tell di Spalding Gray. Per la cronaca Gray era un attore noto soprattutto per i suoi monologhi sulla propria vita. Dopo il suo suicidio, la moglie ha raccolto i monologhi inediti e ha dato il via a queste Stories left to tell, dove i monologhi sono divisi per le diverse componenti dell'esistenza di Gray, per esempio l'amore, la famiglia, la carriera, ecc. Ogni fase é affidata ad un attore od un'attrice fissi, tranne che per la carriera: quella é affidata ad attori sempre differenti. Lo hanno fatto anche Richard Gere, Whoopi Goldberg e Steve Buscemi, per citare qualche nome.

Questa volta é toccata a David.

Su live journal e forum si stanno accumulando reviews su reviews delle fortunate fans che hanno potuto vederlo dal vivo. Ed ovviamente sono tutte stra-positive. Ma ritengo che non lo siano perché di parte, fatte da donne adoranti. Un paio di loro sono state così gentili da registrare la performance di David e metterla su Internet in formato mp3, per condividerla con tutti. E posso assicurare, dopo averla ascoltata, che non solo David é stato molto bravo, ma che il pubblico rideva. Rideva tanto. Peccato avere solo l'audio. I reportage sono tutti unanimi nell'assicurare che la sua imitazione di Richard Nixon era esilarante.

Per cui onore a David. Applausi ed un pizzico di orgoglio, per me che lo seguo da sette anni. Il ragazzo sta crescendo e sta crescendo bene.

E' la mia musa anche a livello maschile (con i dovuti limiti, s'intende).

A questo proposito voglio citare la webmistress di Makd.livejoural che lo ha visto dal vivo e racconta che:

He’s tall. Like, you know...tall...almost imposing in height.

Appunto. Lo so che poi Roberta mi bacchetta e mi scudiscia perché dice che mi perdo le occasioni (infatti voi lo ignorate ma io respingo ogni giorno orde di uomini di media altezza che tentano di abbattere il cancello e le porte di casa mia, reclamandomi a gran voce), ma non ci posso fare niente. ADORO gli uomini alti e imponenti. Mea culpa.

He’s graceful. He moves well. He doesn’t move dorkily or goofily. He’s neat - the way you expect a former athlete to move. It’s nice to watch.

Ok. Questo magari non é indispensabile, ma ammetto che l'uomo che sa muoversi in maniera elegante mi intriga. Il più delle volte lo trovo sexy.

He has a great sense of comic timing. You can’t learn timing if you don’t already have it; you can only hone it. He has it.

Ecco un'altra cosa che adoro in un uomo: tempi comici a parte, il senso dell'umorismo. Non costruito, ma proprio naturale. Mi piace l'uomo divertente.

Qualche altra nota della webmistress:

He is nicely-built.

Vabbé. Si sapeva. Di default.

He was nervous - he spoke a bit rushed, then slowed down as the performance progressed.

E' vero. L'ho sentito anch'io nell'mp3.

This is one smart dude: don’t let his good looks fool you. There’s a capacious brain under the hood.

Mai dubitato.

He’s ....dudes: he’s a pretty man. Pretty, pretty, pretty. As good-looking as he is on TV/in film? He’s MUCH better-looking in RL.

ARGH. Qui preferisco non commentare. Sottolineo solo che non é la prima che lo dice. Quindi sospetto fortemente che sia vero.

Ma, detto ciò, come si fa a non assumerlo come musa a tempo indeterminato?

Chiudo con le stesse parole della suddetta webmistress:

I’m proud to be a fan of DB.

 

 

 

 

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categorie: teatro, televisione, david, fandom
giovedì, 14 giugno 2007

Amiche di salvataggio

Ultimamente sto leggendo un po' di romanzi italiani, quelli del filone delle Bridget Jones di casa nostra. Per curiosità, più che altro. Io scrivo storie di genere rosa e mi domandavo quali prodotti riescano a sfondare nell'editoria...

Cominciamo da un libro che ho terminato qualche giorno fa, "Amiche di salvataggio" di Alessandra Appiano.

Lo dico subito, non mi é piaciuto granché. Lo stile non mi ha coinvolta (troppe parole gergali, tutto troppo sintetico). La storia l'ho trovata amara e abbastanza deprimente. Gli uomini di questo libro ne vengono fuori al 90% malissimo. Le donne sono tutte stanche e depresse e ripetono spesso - un po' troppo spesso - che la vita é una fregatura ed oltretutto sta passando (se una ne é già conscia, non le fa bene leggerlo).

Se questo libro rispecchia la nostra attuale società e il nostro attuale modo di vivere i rapporti, ammetto di essere sul preoccupato...

Qualche guizzo comunque c'era e sicuramente mi ha dato da riflettere.

Perché dico che gli uomini ne escono malissimo?

Beh, le protagoniste del libro sono un gruppo di amiche e colleghe dislocate in varie città italiane, che si tengono in contatto via email o telefono (l'ho comprato per questo) e ce ne fosse una, dico una, con un uomo "sano" accanto...

Ilaria, 38 anni, giornalista di Milano, dopo un matrimonio in giovane età con uno scrittore molto più vecchio di lei, ora sta con un produttore puttaniere che non resiste alle belle ragazze.

Mariana, anche lei 38enne, professoressa di matematica in quel di Bologna, dopo essere stata piantata in asso dal suo grande amore giovanile, si é sposata con un altro, ha scodellato tre figli in quattro anni e... e una sera suo marito le confessa di avere una relazione clandestina che dura ormai da un anno, ovviamente con una venticinquenne.

Daria, sempre 38enne, ragazza-madre di Torino, autrice per la tv, dopo un lungo periodo di deserto sentimentale, ha intrapreso una relazione con un 54enne che lei chiama lo "sposato&soddisfatto", uomo di potere, elegante, come chiarisce il nomignolo sposatissimo. La sua é la vicenda più amara. Lei si innamora follemente e lui le dice cose del tipo che l'amore vero é quello che fanno loro, che non esiste niente altro (frase che ho trovato inquietantissima... esiste forse un manuale delle banalità che la Fata Turchina mette nella culla dei maschietti, alla nascita?), ecc. Ma naturalmente é un buco nell'acqua e finisce tutto in modo veramente triste e squallido.

Poi c'é Roberta, ventiseienne collega di Ilaria, a Milano. Il "suo" uomo non riguarda propriamente la sua vita amorosa (anche se é una delle "conquiste" del produttore che sta con Ilaria), ma piuttosto é suo padre. Un regista che ha mollato sua madre durante la gravidanza e non mai riconosciuto Roberta. E quando la incontra, lungi dall'accorgersi che é sua figlia, addirittura ci prova con lei.

Ehm, che panorama, eh?

L'idea carina del libro é che tutte queste donne scottate e ferite (a parte Daria che resta a Torino con il figlio, a leccarsi le ferite da sola) decidono di trasferirsi in massa a Roma, in un enorme appartamento vicino a Piazza Navona e di vivere insieme. Sembra bello, no?

Quante volte si dice che l'amicizia é più forte e salda dell'amore... E che bello pensare di vivere con le tue amiche, di supportarvi l'una con l'altra...

Cosa non mi ha convinta?

Che il tutto ha il sapore di un'illusione, della fuga di un gruppo di donne dai loro fallimenti. Non sa di libertà, non sa di vittoria. E nell'ultima pagina un paragrafo dice così : "Affare fatto. Ma quanti affari si fanno nella vita di adulti, quanto poco durano i surrogati, i giochi infantili. (...). Tutti se ne vanno, prima o poi. Tutto scorre senza lasciare traccia".

Sul retro della copertina c'é scritto che il romanzo é ironico, divertente, frizzante. Ecco... a me proprio non é sembrato così.

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categorie: amore, libri, amicizia
martedì, 12 giugno 2007

In difesa del diritto alla passione per tutti, veloci e lenti

Ué. Sta diventando una questione di principio.

Rivendico più di un tipo di passione. Rivendico più di un tipo di comportamento. Rivendico varietà di dinamiche.

Rivendico il diritto di andarci piano, se voglio, ma di provare al contempo passione.

Le vie dell'erotismo e delle emozioni sono infinite. O vogliamo limitarci pensando che sia tutto bianco o nero?

Se non riesco a resistergli é passione e se invece ci riesco non lo é?

E le sfumature dove sono? C'é una legge comportamentale che decreta cosa prova o non prova una persona in un dato momento?

Scusatemi, non ci sto.

E badate bene, non sto certo criticando chi sceglie di cogliere l'attimo e vivere la passione subito. Dico che non potete convincermi che le cose funzionano solo in quel modo. Dico che ognuno di noi é unico nel suo genere e ha un modo unico di vivere e di interpretare la passione, così come qualsiasi altra cosa.

In questi giorni, non qui sul blog ma per altre vie, mi sono sentita dire un paio di volte qualcosa che mi ha lasciato onestamente perplessa. Mi é stato ripetuto di conservare un po' di impulsività, per non perdermi l'occasione nel caso si presentasse la persona adatta...

Questo che significa? Che certe occasioni sono "una-tantum"?

Passiamo ad un esempio pratico, per chiarirci le idee.

Io incontro un uomo. Mi colpisce. E - incredible!!! - io colpisco lui. Usciamo insieme. Magari già la sera stessa, oppure comunque alle prime uscite, ci appartiamo, perché ci piacciamo proprio tanto. Io sono veramente emozionata. E anche eccitata. Però... sinceramente sento che é presto. Sento di non essere pronta. Sento che voglio conoscerlo di più. Che ho bisogno di andare più con calma. Glielo spiego. Gli spiego che la mia vita mi ha ferita parecchio e che ho un po' di strada da fare prima di lasciarmi andare, che lo desidero veramente tanto e che spero che lui voglia starmi accanto ed aiutarmi a scoprire quello che finora mi sono persa.

Questo significa che la mia non é vera passione? Che non provo sincera attrazione per lui? Forse che la passione e l'attrazione si misurano nel tempo in cui due persone impiegano ad avere il primo rapporto completo? Non é proprio possibile che quello che provo io sia vero ed intenso altrettanto quanto quello di chi non ha bisogno di aspettare?

Chi decide la differenza ed il peso delle emozioni?

E significa anche che questa mia richiesta verrà respinta? Che l'uomo con cui mi sono confidata, in preda alla passione ("vera" la sua) mi dirà: "Mi dispiace, carissima, ma siccome non vuoi vivere l'attimo, io non ti aspetto. Avevi un'occasione e l'hai sprecata. Si vede che non mi desideri veramente, per cui tanti saluti".

Cribbio.

Ma che stronzo.

Viva la sensibilità.

Se era questo il tizio con cui dovevo scoprire la passione, beh... no, grazie. Mi é passata la voglia.

Ponendo invece che lui sia un essere umano dotato di sentimenti e di palle ed insieme decidiamo di aspettare un po' di tempo, il tempo che ci serve, per conoscerci, per esplorarci un po' alla volta, fino a che non capiamo che é ora, che é il momento, significa che la nostra non é passione? Significa che avendo aspettato quando lo faremo non sarà bello come se lo avessimo fatto subito?

Se io sento che farmi "travolgere" subito é sbagliato e potrebbe rovinare tutto, vuol dire che la mia non é passione?

Se sento che devo alimentare la fiamma sino a che farmi travolgere sarà bello e giusto, la mia non é passione?

Non so. Credo che l'importante sia che la passione sia onesta.

Che la si senta davvero, dentro. Che la si viva quando si é pronti per poterla apprezzare.

Per il resto, per favore, non limitiamola, non mettiamole confini di tempistica o di dialettica.

Limiteremmo anche noi stessi. E a questo mondo di paletti intorno ne abbiamo già abbastanza.

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categorie: amore, sesso
martedì, 12 giugno 2007

La definizione di passione

L'ho cercata, perché sempre riflettendo sui vari commenti ricevuti, ho l'impressione che si voglia dare un'unica definizione di qualcosa che invece ne ha molte.

Si é parlato di passione che accende il sangue, di passione animalesca. Mi pare che l'orientamento generale la veda come qualcosa di subitaneo e di impulsivo, travolgente.

Io pure penso che sia travolgente, ma sono del parere che l'intensità non sempre sta solo nella frenesia. La si trova anche nella lentezza, nell'accrescimento del desiderio, nell'attesa. Il famoso fuoco che cova sotto la cenere, avete presente?

Soprattutto ho sempre pensato alla passione come a qualcosa che, se autentico, ti accende sì il sangue ma ti ci entra anche in circolo e vi mette radici. Per intenderci ho sempre creduto che la passione vera non bruci, ma duri.

Cosa dice dunque il dizionario?

Il mio, italiano dice: "vivo dolore dell'animo; pena, tormento, moto disordinato dell'animo; vizio, sensualità, voluttà; amore vivissimo per una persona o una cosa".

Il dizionario inglese dice: "forte sentimento o entusiasmo, come l'amore, l'odio, la rabbia; esplosione di un forte sentimento".

Uhm... direi che alla fine abbiamo ragione tutti. La passione può essere molte cose: tormento, moto disordinato, ma anche amore vivissimo, anche sentimento.

Quindi presumibilmente la si può trovare attraverso l'impulso del momento ma anche alimentadola piano sino all'esplosione.

Questo mi conforta (e ne ho bisogno).

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categorie: amore, sesso
lunedì, 11 giugno 2007

La teoria di Black Beauty

Lunedì. Una nuova settimana. Ho meditato su alcuni dei commenti lasciati al mio intervento "L'insostenibile leggerezza della passione". In particolare su quello di Luce e anche su una lunga disquisizione (cioé, io disquisivo, lei mi rimproverava) con Roberta fatta al MSN in proposito.

E cosa é nato da queste meditazioni?

La teoria di Black Beauty.

Per chi non se lo rammentasse, Black Beauty era il cavallo di un film (o forse più di uno) che io mi sono sempre rifiutata di vedere, perché se ci sono di mezzo gli animali soffro troppo. Comunque, dicevo, la teoria... Attenzione, il fatto che alluda ai cavalli non la rende una teoria volgare. E' solo una metafora che mi pare sufficientemente esplicativa. Ha a che fare con la conoscenza dei propri limiti e delle proprie paure, di ciò per cui si é pronti oppure no.

Nessun doppio senso , quindi (dopotutto io sono una signora, gente).

Dunque, l'amica di cui accennavo nell'altro mio intervento, quella che - beata lei - ha saltato la siepe e conosciuto finalmente dell'ottimo sesso, diciamo che fino ad ora era stata sì al maneggio, ma si era limitata a fare il giro dei recinti, placidamente, senza troppe emozioni. Altre persone le avevano raccontato di come fosse bello uscire dal maneggio, lanciare il cavallo in corsa per i prati e per il bosco, ma lei ignorava cosa potesse significare. Diciamo quindi che finalmente, a un certo punto, ha avuto il coraggio di tentare quella corsa libera che la sorte finora le aveva negato. Ed ha superato, a quel che sembra brillantemente, la prova.

Bene. Ora passiamo alle dolenti note. Vale a dire la sottoscritta.

Ecco, io sono stata al maneggio parecchi - e quando scrivo parecchi, intendo veramente parecchi- anni or sono e non appena sono salita in sella, sono caduta. Non posso vantare nemmeno qualche giretto intorno al recinto come la mia amica. No, io sono stata immediatamente disarcionata. Ed é stato doloroso e umiliante.

Si dice che quando si cade da cavallo, bisognerebbe rimontare subito in sella. Ed io qualche timido tentativo l'ho fatto. Disarcionata di nuovo. I cavalli proprio di me non ne volevano sapere.

Mi sembra ovvio che ora come ora anche la sola idea di mettere piede nel maneggio mi crea ansia e timori a catena. Ed é perfettamente inutile che Roberta mi dica "se capita l'occasione, segui l'impulso, corri, lanciati nel bosco". Sì, certo. E per finire dove? Contro un albero?

Una che praticamente non riesce neanche a salirci, in sella, non può lanciarsi subito al galoppo. Te lo possono dire in qualsiasi maneggio. Non saprebbe tenere le redini, non saprebbe reggersi, il cavallo percepirebbe la sua paura e il suo disagio e la butterebbe a terra. In parole povere non si divertirebbe affatto e riuscirebbe solo a rompersi l'osso del collo.

L'unica mia speranza di apprendere ciò che gran parte del mondo felicemente conosce, é una speranza molto labile, perché legata ad una concomitanza di fattori estremamente difficili da trovare tutti insieme. Dovrei trovare la cavalcatura adatta ed un istruttore molto paziente e fortemente motivato ed interessato, che mi guidasse per i percorsi del maneggio, quindi un po' più in là, un po' alla volta, sino ai prati, al bosco, alla libertà.

Cosa ne penso?

Troppo bello per essere vero. Cito a questo proposito le parole di un'altra mia amica: "In casi particolarmente favorevoli può succedere. A me non é mai capitato. Diciamo che corre voce".

Ecco, appunto. Io e i "casi particolarmenti favorevoli" non ci conosciamo. Mai neanche incrociati per strada. Sono del parere che mi evitino.

postato da: Tendresse72 alle ore 14:21 | link | commenti (4) | commenti (4)
categorie: sesso

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Sono una narratrice di storie, che ama far sognare chi ha voglia di ascoltarla. Se ci riesco, sogno un po' anch'io. Aspetto ancora chi sia capace di far sognare me.

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