The diary of Tendresse

Diario dell'ultima delle romantiche. O della prima delle ciniche. Dipende dai giorni.
giovedì, 21 febbraio 2008

Parlami d'amore

Sì, mi riferisco proprio al film di Silvio Muccino, uscito qualche giorno fa...

Su Youtube, dando un'occhiata ai filmati relativi, ho letto commenti a dir poco cattivi, in merito. Muccino è un raccomandato, non vale niente, il film è pretenzioso e insulso, potrà piacere solo alle sedicenni arrapate e a qualche critico pagato, ecc. ecc. Su Blob ho visto lo spezzone dell'invettiva di uno strano tizio (sembrava un ex metallaro giù di forma), che si lamentava che ora, oltre ai Moccia ci sono anche i Muccino, che parlano d'amore e lucchetti sui ponti e altre cavolate simili e che il nostro governo non sa scegliere i film da finanziare. E via così.

Perché scrivo tutto questo?

Perché io non sono una sedicenne arrapata. Nè un critico cinematografico prezzolato. E detesto le storie di Moccia.

Eppure ho visto "Parlami d'amore" e mi è piaciuto molto.

Come sarà successo?

Il mio sospetto è che questa pellicola risenta di qualche (qualche, eh, appena appena un po') pregiudizio...

E, ne convengo, ci sarei potuta cadere anche io. La pubblicità legata al film è infatti quanto mai sbagliata. Non so chi abbia deciso la campagna pubblicitaria, se Muccino o la distribuzione, ma i trailers, il video musicale del brano cantato da Skin, i manifesti... tutto racconta una storia diversa da quella vera. Mostrano prevalentemente solo Silvio Muccino e Carolina Crescentini, ammiccamenti, sorrisi, corse appassionate, ecc. In pratica il film sembra proprio del genere alla Moccia, una classica storiella adolescenziale, dove il climax della vicenda è rappresentato da lui che finalmente conquista lei.

Dico la verità, se avessi visto solo trailer e video, avrei evitato di pagare il prezzo del biglietto. Tanto più che io - mea culpa - non sono una patita di cinema italiano. Non ho mai veduto i film del fratello maggiore di Muccino, nè avevo mai veduto recitare lui. E quando l'anno scorso mi capitò sotto mano il libro a cui è ispirato il film (scritto da Muccino con Carla Vangelista) non lo comprai proprio perché confusi i cognomi e pensai che fosse un libro di Moccia. Ehm...

Allora perché domenica scorsa sono andata al cinema a vederlo?

Grazie a un articolo del mensile CIAK, che compro quasi abitualmente. L'ho letto per curiosità e... ops... ho scoperto che la storia non era affatto come avevo creduto che fosse. E la Crescentini era solo uno specchietto per le allodole. L'amore raccontato nel film (e nel libro) è in verità quello tra Silvio Muccino e Aitana Sanchez-Gijon, ovvero tra un venticinquenne e una quarantenne. Non me lo aspettavo.

Qualcuno qui dirà "e quindi? anche Moccia ha fatto un film con un lui trentasettenne e una lei diciassettenne... è la stessa cosa".

Consentitemi... No. Non è la stessa cosa. Non dal mio punto di vista di donna che veleggia proprio verso i quaranta. Come dicevamo in questi giorni con un'amica, Moccia ha finora raccontato di ragazzine. Il suo messaggio sembra essere "sii giovanissima e fresca e con la taglia 42". Quelle ormai oltre... beh, poverette, hanno dato, si facciano da parte.

Per contro nel film di Muccino c'è una donna-donna. E, sorpresa (dico a te, Moccia) è ancora viva e attraente. E respira pure. Di più, se mi perdonate il francesismo, tromba con gusto.

Ehi, siamo attempate ma pur sempre funzionanti.

Già solo per questo devo ringraziare Muccino. E' un ragazzo, ventisei anni nemmeno compiuti, però ha avuto voglia di raccontare di una donna. Mi inchino.

Per farla breve, le antenne della mia curiosità si sono drizzate e, in attesa che il film uscisse, ho comprato la versione economica del libro, per indagare sulla possibilità che la storia potesse piacermi.

Com'è il libro?

E' scritto da entrambi i punti di vista dei due protagonisti, quindi do per assunto che Muccino abbia scritto le pagine relative a lui e la Vangelista quelle relative a lei.

I difetti?

La scrittura di Muccino è a volte un po' enfatica e ridondante, pecca abbastanza tipica dell'età giovanile. Mina Harker dovrebbe citarlo per lesa dignità, avendo lui usato la sua celebre battuta (dal film di Coppola) "Portami via da tutta questa morte" in modo assai improprio. E, nonostante si parli di pratiche sessuali promiscue e disinibite, la parola "preservativo" è totalmente assente. Silvio, su, dai... E' diseducativo!!

Per il resto accadono un sacco di cose e ci sono alcune lungaggini (tipo quelle legate al personaggio della studentessa di lei) e mi chiedo perché lui debba chiamarsi Sasha (i nomi tipo Luca o Antonio sono caduti in disuso?) e lei essere francese e chiamarsi Nicole (faceva più fico di una qualsiasi quarantenne italiana di nome Maria?).

Però ci sono anche dei pregi.

Le due scritture si amalgamano bene. E c'è una buona atmosfera romantico-erotica. Praticamente tutti i libri italiani che ho letto negli ultimi mesi mancavano completamente di erotismo. Qui i personaggi sono tridimensionali e carnali e ci sono molte scene bellissime di pelle che si sfiora, di desideri che si mescolano (quella all'Opera, in particolare, o il lento sul brano di Chet Baker, senza dimenticare la scena in bagno, con Nicole che trucca gli occhi di Sasha, tutte ben rese anche nel film). Intrigante, sensuale.

Ciò che preferisco.

Libro aggiudicato, quindi.

Toccava al film. Che appunto ho visto domenica scorsa.

Ed è meglio del libro. Le parti ridondanti sono state asciugate e tecnicamente Muccino, alla prima regia, a mio parere ha fatto un ottimo lavoro. Ho apprezzato in particolare l'inizio, in medias res, con questi due sconosciuti che vanno l'uno verso l'altra senza saperlo, sino a collidere letteralmente. E il fatto che a mantenerli in contatto sia un cane mi è parso originale.

Oliva. Piaciuta tanto nel libro e anche nel film.

Cosa dire della storia?

Lui, Sasha, è un bel personaggio. Per i fans del Whedonverse, mi ha ricordato un po' Spike. Come lui si porta il cuore in faccia e, figlio di due tossicodipendenti, crede, in fondo, di non essere all'altezza del mondo "sano". Sempre come Spike è romantico e appassionato, fedele alle proprie idealizzazioni. Si è innamorato di Benedetta - la figlia di uno dei benefattori della comunità in cui è cresciuto - da bambino e la ama tuttora, come si ama un sogno proibito, un'illusione dorata. Lei, Benedetta (la Crescentini) è ovviamente un perfetto esempio di Slutty, sballata, egoista, chiusa nei propri drammi e cieca a quelli altrui. Anche quando finalmente inizia una relazione con Sasha, si tratta di un rapporto in cui lei prende e basta, in modo anaffettivo, la vitalità di lui, la sua purezza innata (anche questa molto spikiana), la sua passione fisica. A tratti mi è parso di assistere ai momenti peggiori della sesta stagione di BtVS... E ora che ci penso... Sasha e Benedetta. S e B. Spike e Buffy... Oddio, ma non è che Muccino guardava BtVS???

Comunque sia, meno male che mi sono presa anche una bella soddisfazione, perché, grazie a Dio, Sasha non si lascia pestare come Spike e a un certo punto rialza la testa.

Forse perché lui aveva qualcosa che mancava al povero Spike. Cioè Nicole...

Nicole è un'ex analista, ora insegnante di francese, sposata con un marito che chiaramente non ama e prigioniera anche lei, come Sasha, del passato. Il passato in cui ha amato profondamente un uomo con disturbi mentali, suicidatosi dopo aver sospeso i farmaci. Lei è in fuga dal mondo e dai sentimenti da allora. Meglio un matrimonio senza amore dove non rischia nulla, che aprirsi di nuovo all'esterno. Al rischio di legarsi.

Diventa amica di Sasha. All'inizio per aiutarlo a conquistare Benedetta, con l'ingenua tenerezza di una sorella maggiore per un cucciolo stropicciato, però lo spettatore (così come il lettore nel libro) non tarda a cogliere ben altra scintilla, tra loro. Qualcosa di sottile e sotto pelle, molto ben costruito. Titillante.

I critici hanno promosso Muccino come attore e regista. Un po' meno per la sceneggiatura, dicono che è banale e troppo affollata di avvenimenti, ma personalmente io trovo che, rispetto al libro, sia, come già dicevo, più essenziale. Mi è sembrato che ogni cosa che accade a Sasha e Nicole (la discesa nel gioco d'azzardo per lui e il ritorno in Francia per lei) facciano parte del loro percorso di avvicinamento. Entrambi devono confrontarsi con le paure che li tengono vincolati al passato (per Sasha il timore di essere marcio dentro come i suoi genitori, per Nicole il senso di colpa per la morte del suo grande amore). E si perdono e ritrovano evocandole, combattendole, superandole.

Sasha si svincola dolorosamente dagli spettri della comunità di Borgo Fiorito e dell'amore senza evoluzione per Benedetta; Nicole dice finalmente addio all'amante morto e al marito mai amato. Una volta liberi possono riconoscere il sentimento che li unisce e provare a viverlo. A rischiare.

Questo è banale?

Non lo so. Considerata la dilagante estetica del nulla che pervade i rapporti attuali, forse sì. Forse siamo diventati tutti così pigri e allergici alla passione e ai rischi da ritenere banale una buona storia d'amore.

O forse sono io una persona banale e mi piacciono cose banali.

Ma non cose "mocciose", però. Lo ribadisco. Qui non ci sono ribelli motociclisti e colleggiali velinesche. Nè lucchetti sui ponti. O scene d'amore in improbabili castelli. Intelligente anzi la scelta registica di Muccino per la scena di sesso (e amore) finale. Non classica. Migliore di quella del libro, dove lui e la Vangelista avevano barato con una serie deludente di parole senza punteggiatura.

E... dimenticavo... sarò io l'unica pervertita che le ha viste, ma giurerei che ci siano anche sfumature slash. Mi riferisco al personaggio di Tancredi, un amico di Benedetta dal pallore vagamente vampiresco. La prima volta che si incontrano, Sasha ha in mano un grosso e lungo martello (già...) e Tancredi gli va vicinissimo e gli chiede "se non me ne vado cosa mi fai con questo martello? Spero qualcosa di sessualmente degradante...". Mmmm... Anche più avanti, Tancredi si dice colpito da come Sasha "tocca" le carte da gioco. "Benedetta era tutta bagnata mentre ti guardava giocare", gli dice. Ma ho il sospetto che pure lui, oltre a Benedetta...

Carina, questa cosa. Forse Muccino ha visto veramente i telefilm di Whedon.

Che altro?

Non fraintendetemi, il film è lungi dall'essere perfetto. Muccino è stato bravo ma non è Kubrik, però io non cercavo la perfezione. Cercavo una bella storia. E sono stata accontentata. Nessuna stucchevolezza, molto erotismo suggerito, bella la Roma un po' bohemienne sullo sfondo. E la corsa per riprendersi Oliva, un momento che mi ha commossa anche nel libro.

Aggiungo che: resta un po' troppa enfasi in certi punti, un po' di ingenuità giovanile; trovo l'ultima scena abbastanza inutile (sia letterariamente che cinematograficamente); si poteva evitare di far confessare da Benedetta di essere stata molestata da bambina (troppo scontato e tanto non m'ha fatto pena); Muccino dovrebbe avere il coraggio, per il futuro, di togliersi le mutande. Ogni volta che si risveglia in un letto dopo una notte di passione sfrenata... si intravedono sempre gli slip perfettamente indossati. Silvio, di nuovo, su, dai... Sii coerente.

Ultima nota: alla faccia di quelli che pensano che il film interessi solo alle adolescenti con gli ormoni a go go, posso testimoniare che la sala del cinema (piena) pullulava di signore d'età.

Eccovi il dialogo tra le tre sessantenni di fianco a me:

- Ma ci sarà una scena di sesso?

- Sì, penso con la quarantenne.

- Lei però ha detto d'essere felice col marito.

- Ha detto così...

- Sì, ma il ragazzo c'ha bisogno d'affetto e così...

E così, ok, Muccino, mi hai convinta. Ti terrò d'occhio, d'ora in poi. Hai del potenziale.

postato da: Tendresse72 alle ore 13:25 | link | commenti (11) | commenti (11)
categorie: cinema
lunedì, 21 gennaio 2008

Soprattutto per le lettrici del mio sito...

... in quanto saranno le sole a poter comprendere certi parallelismi.

Sabato mattina, al supermercato, c'erano in offerta vari volumi a prezzo ridotto. Tutti sul genere "Bridget Jones", quelli sempre adatti per una lettura disimpegnata, così ho spulciato i titoli e ne ho scelti alcuni. Tra cui un libro che avevo già notato l'anno passato nelle novità: ora è in versione economica, ma la copertina è la stessa e l'ho riconosciuta. "Cuore e cioccolato" (in originale "Feet first") di Leanne Banks. Già un anno fa mi aveva attratta, ma chissà perché non l'avevo comprato. Beh, l'ho comprato questa volta...

... e l'ho divorato in un pomeriggio. Un pomeriggio delizioso, se mi consentite. Proprio come il cioccolato. Ho riso più volte, da sola. Sono stata coinvolta, intrigata. Mai un tempo morto, mai un momento di noia. E' stato come leggere una fan fiction, di quelle au. Per intenderci, se vi è piaciuta "Il bacio", non potete perdervi questo libro.

Perché?

Perché il protagonista maschile si chiama Marc, ma... potrebbe tranquillamente chiamarsi Liam. E' alto, bruno, sexy, di origini scozzesi (la Scozia non è poi così lontana dall'Irlanda, no?), pare che indossi i completi in maniera "criminale" e porta pure i maglioni neri. Di più ancora (e cito direttamente dal libro la descrizione che fa di lui la protagonista): "ha quest'aura di potere attorno, e ha un corpo magnifico. Le labbra sono piene, ma nello stesso tempo un po' dure. E' intenso in un suo modo passionale. Ti spinge a chiederti come sarebbe se si lasciasse andare...".

Già. E quando si lascia andare ha persino "il Diavolo negli occhi".

Diciamolo. E' Liam.

Due parole sulla storia. Che poi è la classica storia rosa, non aspettatevi chissà che. In questo genere di cose, io comunque non cerco mai grandi voli pindarici. Il bello del rosa sta nei cliché. Basta saperli rendere unici di volta in volta. E qui l'operazione è pienamente riuscita, per quanto mi riguarda.

Lei si chiama Jenny. Ventisei anni. E' una Fred quasi perfetta. Forse solo un po' più in carne. E' l'assistente di un disegnatore di scarpe alla Bellagio, una ditta prestigiosissima che crea calzature originali di gran marca. Vive - vi suona famigliare? - con un gatto, Romeo, e ha il suo bravo gruppetto di amici: Chad, l'immancabile gay, fascinoso e simpatico (Lorne?); Anna, la vicina di casa, dolce e sfortunata ragazza- madre (Tara?); Liz, pragmatica e spumeggiante, che ha sposato un uomo molto più vecchio ma ricco (Anya?). Ha una passione per i cioccolatini alla menta, che si porta sempre dietro, e quando è giù di morale si guarda a ripetizione il film "Oklahoma". Per finire, ha avuto un paio di uomini, ma nulla di che ed è tuttora piuttosto inesperta su tutti i fronti.

Capita che un giorno il suo capo finisca in una clinica di disintossicazione e, poiché la Bellagio deve confezionare le scarpe per il matrimonio di Brooke Tarantino (la Paris Hilton della situazione), Jenny si trova a doverlo precipitosamente sostituire nel progetto, affiancando nientemeno che il vicepresidente della Bellagio in persona. Il Marc (Liam!! Liam!!) che vi descrivevo poco fa. Un giovane vicepresidente, avanzato velocemente in carriera per sostituire il padre morto anni prima. Lei finora gli ha parlato solo al telefono o lo ha visto da lontano e ci fantastica sopra come si fantasticherebbe su un attore. All'ultimo compleanno, dopo aver bevuto un Martini di troppo, si è detta che se si fosse presentata l'occasione di portarselo a letto, l'avrebbe colta...

Che sia questa l'occasione? Ma lei è pronta per passare all'azione? E uno come lui la noterà mai?

Ma chi è lui? Com'è?

Non ci viene detta esplicitamente l'età di Marc, però ha sicuramente superato i trent'anni, è probabile che sia sui trentacinque/trentasei. E' un tipo molto controllato, noto per avere sempre un piano di azione per tutto, un programmatore nato che non vuole mai essere colto in contropiede da imprevisti. In questo è un perfetto Mister Darcy dei nostri giorni. Ed è giunto ad una decisione importante. Ritiene che sia ora di sposarsi, di avere figli. Solo che, per contro, non vuole complicazioni o sconvolgimenti nella vita che si è costruito con impegno. Per cui gli serve una moglie low maintenance, disponibile e senza pretese, che lo accontenti ma non lo ostacoli.

E purtroppo questo lo rende un esemplare maschile terribilmente realistico. Credetemi. Ne ho conosciuti vari così.

Uomini che vorrebbero una famiglia ma senza modificare nulla della propria esistenza. In sostanza, disposti solo a prendere, ma non a dare. Perché hanno altro a cui pensare. Cioè se stessi. Come viene sottolineato anche nel libro, questi uomini sono anche parecchio esigenti, in quanto pretendono una donna che costruisca e regoli il proprio mondo sul loro. Quindi come compagni sono delle gran rotture di scatole.

Per cui... a parte che è - scusate la franchezza - un figo della madonna, perchè dovremmo perdere tempo con questo Marc?

In effetti proprio perché è un figo della madonna. Scusate tanto. Quelli che ho conosciuto io purtroppo non avevano questa particolare attrattiva. Ed erano rotture di scatole e basta.

Invece Marc... Il suo problema si può dire che sia proprio quello di non avere mai avuto problemi con le donne. Come gli dice il nonno a cui è molto affezionato, lui è troppo abituato a sentirsi dire sì. Non ha mai dovuto conquistare una donna e sbattere contro un no. Quindi soddisfarsi a livello fisico è facile. E' il versante emotivo ad avere varie falle... E Marc è deciso ad aggirarlo totalmente. Chiede a un cugino di procurargli appuntamenti con donne "adatte allo scopo" e prende talmente sul serio il piano da decidere di non farsi distrarre da avventure sessuali sino a che non avrà trovato una moglie.

Mentre invece un'avventura sessuale è esattamente quello a cui aspira Jenny. E' una ragazza intuitiva. Inquadra alla svelta Marc e ciò che desiderebbe da lui sarebbe solo una notte. O forse due. Un'avventura di quelle travolgenti, che ogni donna - Jenny ne è convinta - dovrebbe avere almeno una volta nella vita, per poterla ricordare ottantenne con un vago sorriso.

L'amico gay le consiglia di tirare fuori "la diva" che ha dentro e le risistema il look. E funziona. A dire il vero, Marc l'aveva già in qualche modo "notata", ma così, si accorge inevitabilmente del fatto che sia anche una femmina. E considerando che, a causa del suo progetto matrimoniale, è in astinenza da quattro mesi, la cosa gli fa un certo effetto.

Dovete sapere che Marc è un personaggio divertente, oltre che sexy. Ha l'erezione facile. E in un tipo così controllato, questo dettaglio fa quasi tenerezza, specie perché gli succede nei momenti meno indicati.

Ovviamente le cose precipitano.

E se pensate di cercare il libro per leggerlo e non vi piacciono gli spoilers non continuate a leggere quello che scriverò.

Accade ad una festa nella villa del fidanzato di Brooke Tarantino. Per l'esattezza nella dispensa del maggiordomo, dove (come commenterà Anna, la vicina di Jenny, che vedrà quella stanza) "non esiste nemmeno una superficie piana".

Rispetto ai soliti libri del genere (mi riferisco ai tipici prodotti Harlequin, che è la casa editrice anche di questo), dove già la prima volta i due amanti raggiungono "vette illimitate di piacere" (e anche l'orgasmo simultaneo - che ho sempre trovato altamente improbabile) e le descrizioni sono spesso stereotipate e patinate, devo fare i miei complimenti all'autrice perché la sua scena - e anche tutte quelle successive - è invece erotica, audace, esplicita, realistica e non scontata. Una bella, goduta, ardente sveltina contro una porta.

Piace da impazzire ad entrambi, ma li lascia anche insoddisfatti (lei letteralmente), perché è una cosa di fretta, in piedi, vestiti...

Come fans del telefilm "Bones", leggo continuamente di dibattiti tra i fans che vogliono il sesso tra la coppia Booth/Brennan e fans che non lo vogliono. Quelli che sono per il no, sono contrari perché sostengono che il punto di forza della coppia si basa sulla tensione sessuale irrisolta e credono che il sesso la eliminerebbe. Beh, questo libro testimonia esattamente il contrario.

Anziché mitigare la tensione, l'incidente di percorso nella dispensa la accresce. A dismisura. Specie perché, per motivi professionali (sono capo e dipendente) e perché ha ancora in ballo il progetto di sposarsi, Marc frena con fermezza qualsiasi proseguimento. O almeno ci prova.

Vanamente. Non riesce a non pensare a Jenny, a come sarebbe prendersi "il tempo giusto con lei". E Jenny, sebbene continui a ripetersi di essere interessata solo a un'avventura, si rende conto che una volta sola con lui, soprattutto così di corsa, non le è affatto bastata.

E allora?

Allora, la storia procede tra corsi e ricorsi, ostinazioni, cedimenti, tentativi improbabili di vivere una relazione non coinvolgente, il tutto condito da tante, belle scene "da fanfiction", con gelati, gite al mare, gelosie e ripicche, viaggi di lavoro, imprevisti famigliari, rivelazioni, cunnilingus da "wow" e tenerezze inaspettate. Sino a che i parametri iniziali si ribaltano e, se Jenny ammette che Marc non è affatto una rottura di scatole e lo vuole al 100%, Marc scopre di desiderare che Jenny gli scombini la vita, che rivoluzioni i suoi progetti così ben combinati. E non soltanto sessualmente.

L'unico difetto che posso imputare al libro è il finale un po' affrettato e un tantino più "Harlequin" del resto, ma lo si può definire un peccato veniale.

Come lo è leggere questo libro. Un piccolo peccato veniale da concedersi in un pomeriggio di riposo, per divertirsi e sognare un po'. Lo stesso motivo per cui si leggono e scrivono fan fiction.

postato da: Tendresse72 alle ore 17:03 | link | commenti | commenti
categorie: libri, fandom
lunedì, 31 dicembre 2007

La cosa meravigliosa

Per me il periodo delle festività natalizie è sempre stato il periodo dei vecchi film. In genere le reti televisive passano un sacco di repliche, musicals, classici, cartoni, filmetti per la tv... C'è di tutto un po'.

E per la sottoscritta non esiste niente di meglio che rannicchiarsi sotto una coperta sul divano e farsene una scorpacciata insieme a una cioccolata calda, nel salotto illuminato dalle luci colorate dell'albero.

Fa vecchia novantenne?

Può darsi, ma lo faccio da che andavo alle elementari, per cui mi sa che non è una questione d'età...

Fa donna cannone per via delle calorie accumulate in stato di immobilità?

Può darsi anche questo, anzi è sicuro, sono decisamente ingrassata in questi giorni. Ma chi se ne frega, fa un freddo cane, devo immagazzinare energia, dimagrirò con la primavera.

E comunque quest'anno, avendo l'influenza, sono giustificata. Non ho altro da fare che starmene qui, al calduccio. Ogni tanto scrivo al pc, come ora, ma poco. Rispetto a quello televisivo, lo schermo del pc ha una luminosità difficile da sopportare per i miei occhi febbricitanti...

Per sintetizzare, dove voglio andare a parare?

Beh, sul fatto che sto facendo incetta di film vecchi e nuovi. Che come sempre mi fanno riflettere, pensare alla vita vera.

Ebbene, ieri, tra un colpo di tosse e un altro, ho rivisto, dopo credo almeno venticinque anni, "L'amore è una cosa meravigliosa".

Non me lo ricordavo praticamente più e l'ho riscoperto.

Il cinema odierno riesce ancora a realizzare buone commedie, ma non ha più la mano per il vero autentico melò. Salvo rare eccezioni, tipo, in quest'ultima stagione, "Espiazione". Eccezioni, appunto. Il melò era di quegli anni, insuperabile.

1955, in questo caso. E credetemi, si tratta di più di cinquant'anni portati benissimo. Sin troppo moderni.

I protagonisti erano Jennifer Jones (intensa bellezza bruna e pallida, nella mia memoria soprattutto per il ruolo tragico di "Addio alle armi") e William Holden, uno dei belli e dannati di Hollywood (dannato perché fu per parecchio tempo, sino alla morte, preda dell'alcool e di attacchi di depressione). Il regista era Henry King (tra i suoi film, per citarne uno, "Tenera è la notte"). La vicenda- e questo proprio l'avevo scordato - è vera, tratta dall'autobiografia della protagonista, il cui nome è stato conservato nella pellicola: la dottoressa euroasiatica Suyin Han, che nel libro raccontò la sua storia d'amore con il giornalista inglese Ian Morrison. Lui nel film divenne un giornalista americano, Mark Eliott, ma, ripeto, il tutto è veramente accaduto.

Siamo ad Hong Kong, nel 1949: Suyin Han, dicevo, è una dottoressa euroasiatica, inglese per parte di madre e cinese per parte di padre. Ha abbandonato la Cina dopo l'uccisione del marito, un generale nazionalista, ed ora è interna in un ospedale della città. E' brava, dedita al proprio lavoro. Nonostante abbia scelto la scienza, ha una mente molto orientale, vede presagi e segni di buona o cattiva sorte in una farfalla o in una nube che copre la luna. "Se non si crede all'incredibile", sostiene, "cosa ne è della fede?". E non vuole complicazioni. Dichiara il proprio cuore morto e in pace.

Poi, ad una festa a cui l'ha trascinata un collega, ecco lui, Mark Eliott. E' un corrispondente di guerra. La nota subito e ne è folgorato. Impiega meno di dieci minuti ad abbordarla e ad invitarla a cena. "Sono simpaticissimo", le assicura. Lei non lo prende molto sul serio. Il suo collega, che lo conosce, la avverte che è sposato. Suyin si convince che sia il classico straniero spaesato alla ricerca di un interludio per non sentirsi solo.

Ma Mark è tenace, vince a poco a poco le sue reticenze. "Vi siete chiusa in una torre d'avorio", le dice, "ma l'unico difetto che hanno le torri è di attirare i fulmini".

Oltre che tenace, è interessante, spontaneo, appassionato. Deciso. Sposato sì, ma... Non sta più con la moglie da sei anni. Da quel poco che racconta si capisce che lei deve averlo tradito, mentre lui era lontano a causa del suo lavoro ("io l'avevo perdonata, certi errori sono dovuti alla solitudine"), ma che poi non ha più voluto saperne di recuperare il loro rapporto.

Impaurita, destabilizzata dalla passione che sente crescere, Suyin è costretta a capitolare. A Mark, che le dice che è lei tra i due la più forte, risponde: "No, sei tu. Tu sei dolce e non c'è niente al mondo più forte della dolcezza".

Sarà vero?

Sicuramente Mark è dolce. E seduttivo, coinvolgente. Tra loro l'amore prende vita, inarrestabile. In un'epoca in cui le scene esplicite non erano contemplate, occhio alla scena sulla spiaggia, tra gli scogli. Mark e Suyin hanno trascorso insieme una giornata tra mare e amici. Sono entrambi in costume da bagno, lei chiede una sigaretta a Mark e lui gliela offre. Suyn la mette fra le labbra e lascia che lui gliela accenda con la propria.

Non si vede nient'altro, ma lo sfiorarsi di quelle due sigarette, la brace ardente dell'una che accende l'altra, ha una potenza metaforica pari al treno che entra nella galleria in "Intrigo Internazionale" di Hitchcock.

Proprio come la sigaretta, la storia di amore si accende e brucia. Mark e Suyin sono inseparabili ed in occasione di un viaggio di lei in Cina, dalla famiglia, lui la raggiunge e le chiede di sposarlo. Peccato che la moglie gli neghi il divorzio. E' una di quelle donne che non vuole più il marito, ma ama lo status di donna sposata. Questo rende tutto più difficile, ben presto la relazione di Suyn e Mark diviene bersaglio delle convenzioni sociali. Perché Mark è sposato e perché Suyin è considerata cinese. Lei perde addirittura il lavoro (sebbene il proprietario dell'ospedale che la licenza intrattenga egli stesso una storia extraconiugale con un'euroasiatica).

Eppure i due amanti sono, a modo loro, felici. "Non c'è niente di giusto o ingiusto sotto il cielo", dice Mark. "A noi la cosa meravigliosa (nb: l'amore, secondo una poesia) non è mancata".

E un indovino cinese che Suyin ha insistito per consultare, assicura che lei vivrà in una grande casa, con molti bambini, e che sì, loro due avranno un lungo futuro insieme.

Beh... Si sa che maghi e fattucchieri sono spesso sinonimo di ciarlatani, vero?

Serve che specifichi che l'indovino si sbaglia?

Forse ci azzecca per quel che riguarda la grande casa e i bambini (anche se non significano quel che Suyin credeva), ma sul lungo futuro insieme... ehm...

Aggiungo solo che ad un certo punto Mark viene inviato dal suo giornale a documentare il conflitto coreano e...

E, sotto l'albero in cima al poggio dove si incontravano sempre, Suyin finisce per tornare da sola.

Una storia triste, tanto più se si pensa che è accaduta veramente.

E bella, per lo stesso motivo. Perché è una testimonianza in più del fatto che la "cosa meravigliosa" esiste. Che la scintilla per qualcuno capita. E forse poco importa per quanto a lungo possa durare. L'importante è sperimentare questa benedetta cosa meravigliosa, in tutta la sua autenticità. E possibilmente non rovinarla troppo con la nostra imperfezione umana.

La vera tristezza, in effetti, è più che altro che pare che ormai la cosa meravigliosa sia relegata solo ai film o alle vicende del passato. Oggi come oggi ho l'impressione di essere circondata di "cose banali" o tutt'al più "cose carine". Il meraviglioso dov'è finito?

Vedete, Mark invita Suyin a cena e le dice, fascinoso "Sono simpaticissimo".

Io - IO!!!!! - tutta entusiasta e convinta, invito un uomo a cena e quello, con tono vagamente svogliato, mi risponde : "Sai, sono messo male, molto depresso e demoralizzato... comunque, dai, usciamo".

La prossima volta che le mie amiche mi rimproverano di avere un atteggiamento troppo chiuso e sfuggente, giuro che me le sbrano in stile squalo bianco.

Le sfuggenti torri d'avorio, secondo Mark Eliott, attirano i fulmini. La mia attira al massimo la nuvoletta di Fantozzi.

E se scendo dalla torre e mi dimostro propositiva, disponibile, aperta... vado a beccare il lui in crisi esistenziale, che non si accorge nemmeno dell'opportunità che gli offro e mi fa anzi subito presente che sarà di scarsa compagnia.

Come ha notato una mia amica: "Caspita, questi uomini sanno veramente cosa significa sedurre".

Già, quelli che ne erano capaci devono essere tutti morti in Corea come il povero Mark. Che Dio l'abbia in gloria.

E pensare che un'altra mia amica, tempo fa, mi aveva domandato "E se dopo dieci o quindici anni di rapporto, il tuo uomo ti tradisse?".

Dieci o quindici anni?!

Qui i rapporti non si riescono nemmeno ad iniziare. Come si fa a pensare a quello che potrebbe accadere se dovessero durare?

Nessuno vuole lasciarsi andare. Tutti sono torri d'avorio. Ma così fortificate, da parare anche i fulmini. E la cosa meravigliosa ignora chi non è diposto ad aprire almeno una finestra...

Concludo con una frase di Suyin: "Mi ha fatto bene conoscerti, Mark. Mi hai dimostrato che non tutto il mondo è malato".

Ah, Suyin... Continuo sempre a sperare di poter dire lo stesso a qualcuno, un giorno di questi.

Auguri a tutti. Che il 2008 sia un anno di torri aperte al pubblico.

postato da: Tendresse72 alle ore 14:01 | link | commenti (3) | commenti (3)
categorie: pensieri, amore, cinema, passione
mercoledì, 21 novembre 2007

Mi rispiego

... anche se questo mi provoca crisi d'identità come scrittrice... Perché si presume che con il mezzo scritto dovrei risultare maggiormente comprensibile ed invece a quanto pare non lo sono. Eppure a me sembrava di essere stata chiara.

Roberta scrive:

 L'erotismo con uno sconosciuto...mmm, no.
Un conto è una suggestione erotica, che posso sicuramente procurarmi da una lettura, da un film, da una poesia, da un pensiero, da una presenza, da un intuizione, in questo senso una presenza anche estranea, un profumo, puo' darmi il "la" per mille pensieri.
Ma non è questa la base del VERO erotismo, quello che porta ANCHE alla carnalità.

Un momento, Roberta. Che il vero erotismo sia solo quello che porta anche alla carnalità è la tua opinione. Non la mia. Era questo il punto del mio post. Molto chiaramente, (andare a rileggere per credere), ho preso spunto dalla tua conversazione con quel ragazzo e mi sono chiesta "cos'è il vero erotismo? Passa per il corpo o per la mente? Quel ragazzo parlava di erotismo o invece di carnalità?"

E ho dato la MIA risposta. Ho scritto ciò che il vero erotismo è per me. E per me il vero erotismo è l'erotismo puro, non l'erotismo carnale che io classifico appunto come tale, carnalità.

Quindi la suggestione erotica può non essere la base del vero erotismo per te - e non lo contesto - ma lo è per me.

Il primo rimane un afflato ideale, solitario, personale, ma non si concretizza in un erotismo condiviso.

E chi lo ha detto?

Non è detto che una suggestione erotica nei confronti di uno sconosciuto non possa portare ad una carnalità condivisa con lo stesso. L'attrazione fisica - e la possibilità quindi di pure suggestioni erotiche - conduce spesso alla conoscenza e quindi alla carnalità. Un sacco di racconti erotici, di film, di libri (anche di molte storie che hai scritto tu stessa) iniziano proprio con un istante di pura suggestione erotica tra due sconosciuti. Non a caso la scena di "I ponti di Madison County" coinvolge due perfetti sconosciuti, carnalità successiva compresa.

Laura scrive poi:

Nel senso che l'erotismo c'entra, a mio avviso, fino a un certo punto con le molteplici esperienze carnali. Di sicuro averne diverse aiuta ad acquisire una maggior sicurezza ed esperienza, quindi anche a scoprire e familiarizzare di più con il proprio corpo. è da lì che parte la base del vero erotismo. Dal mio corpo, da come lo percepisco mentre faccio l'amore o mentre fantastico su come sarebbe quando e se...

Dipende dai punti di vista. Può valere per te, ma non per me. Per quanto io manchi di esperienza, mi conosco molto bene e so che l'eccitazione per me è molto cerebrale. Familiarizzare con il mio corpo mi può aiutare a livello tecnico, ma se l'erotismo non si accende nella mia testa intellettualmente farò solo una buona, perfetta ginnastica e di erotico non ci sarà niente. Quindi come vedi, la base del vero erotismo per me è molto diversa dalla tua.

Non può esulare dai sentimenti o dal sesso, non è solo una condizione intellettuale. C'è un filo sottile che lega erotismo intellettuale e percezioni fisiche e quando queste due dimensioni riescono a fondersi insieme, arriva l'erotismo.

No. Arriva la carnalità. Per me il vero erotismo è tutto ciò che viene prima. Nel momento in cui si passa al concreto, si passa al carnale e al sessuale.

Quando Meryl Streep ha quella fantasia nella vasca, vive un momento di erotismo puro. Che però si corona con la realizzazione della fantasia.

Esatto. E' quello che intendevo. Prima lei sperimenta l'erotismo puro e poi lo realizza nella vera carnalità.

Ognuno chiaramente è libero di vedere il vero erotismo dove e come lo vuole.

Io vi ho semplicemente dove e come lo intendo io.

Spero d'essermi spiegata, questa volta.



 

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lunedì, 19 novembre 2007

L'erotismo... questo sconosciuto?

Mi aggancio a qualcosa che ha scritto Roberta nel suo blog:

"Questa settimana ho avuto un'interessante discussione sull'eros con
un uomo intelligente che mi ha detto che per conoscere davvero
l'erotismo bisogna davvero conoscere molti corpi, che uno o due o
anche tre non bastano".

Uhmm... Uhmm... Uhm...

Con tutto il rispetto per il signore intelligente in questione, che io non conosco, non sono per niente d'accordo con lui. Credo che in ciò che ha affermato ci sia un grosso errore concettuale. Ovvero l'accostamento delle parole "vero erotismo" alla parola "corpi". Questo è un controsenso.

E spiego perché.

Non metto in dubbio che conoscere molti corpi renda molto esperti nel sesso. Nella sua accezione fisiologica, tecnica, pratica. Se io ho molte relazioni sessuali con diversi uomini, sperimenterò misure e prestazioni diverse, tempi di durata diversi, tanti modi di eccitarsi, atteggiamenti svariati nel prima, nel durante e nel dopo, nelle fantasie. Ecc.

Per cui non metto in dubbio che questo signore, se veramente ha avuto l'opportunità di conoscere molti corpi, ne sappia parecchio davvero di sesso.

Tanto di cappello.

Ma è questo il vero erotismo?

Ovvero l'erotismo passa per il corpo... o piuttosto passa soprattutto per la mente?

Il signore più che di erotismo stava secondo me parlando di carnalità.

Ho sempre pensato infatti che l'erotismo, quello vero, sia un puro fatto mentale, che poco abbia a che fare con l'attività sessuale. Non a caso esiste una netta distinzione tra erotismo e pornografia.

E trovo un tantino discriminante che secondo taluni modi di pensare il vero erotismo possa essere pane solo per coloro che hanno la fortuna (o la superficialità in alcuni casi) di sperimentare molti letti.

L'erotismo per me è un'idea, un modo di pensare, di guardare, di sentire, di percepire gli altri. L'erotismo sta in un modo di camminare, in un gesto, in un tono di voce, nell'intenzione dietro una carezza, nella seduzione che traspare dalle caratteristiche uniche dell'altro.

Davvero per capire questo è necessario sperimentare molti corpi?

Rammento una scena molto bella di uno dei film che preferiva mia madre, "I Ponti di Madison County". Conoscete la storia?

Meryl Streep interpreta una casalinga di origine italiana sposata da tempo con un agricoltore della profonda America rurale. Hanno due figli adolescenti. Lui è stato probabilmente il suo unico fidanzato. Insomma questa donna è un chiaro esempio di persona che l'amico di Roberta definirebbe impossibilitata a conoscere il vero erotismo, giusto?

Beh, accade che la famiglia di questa tranquilla casalinga parte per una fiera del bestiame. Staranno via cinque giorni. E in questi giorni, lei incontra per caso un fotografo del National Geografic. Lui è da quelle parti per fotografare i famosi ponti coperti della zona. E... sì, insomma, la natura fa il suo corso e la tranquilla casalinga trascorre cinque giorni parecchio interessanti.

Pensate che ora io scriva che con questo amante lei ha finalmente scoperto il vero erotismo?

No. Non è questo il punto.

Penso ad una singola scena. Accade prima che loro abbiano "consumato". Lei fa il bagno nella vasca dove poco prima lui ha fatto la doccia. E' stesa nel bagnoschiuma e osserva pigramente le gocce che ancora cadono lente dalla doccia. E...

"Realizzai che lui era stato lì, solo pochi minuti prima. Stavo stesa nell'acqua che era scivolata lungo il suo corpo e trovai questo intensamente erotico".

Già. Ecco qua la risposta. Ecco quello che intendo.

Ecco dove io e l'amico di Roberta divergiamo completamente.

Ecco che la tranquilla casalinga, nonostante abbia conosciuto in quel momento solo un corpo, vive un momento di puro, totale, intenso erotismo.

Perché è proprio questo. L'idea, la sensazione, la fantasia, l'aspettativa, l'intenzione, il brivido. La mente che si eccita. Che si prepara alla carnalità. Che si educa al desiderio.

Me lo chiedo perciò un'altra volta e lo chiede anche a voi: occorre davvero conoscere tanti corpi per conoscere l'erotismo?

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sabato, 17 novembre 2007

Sfumature d'amore (in risposta a Sweeth e Roberta)

Gente, faccio prima a rispondere con un altro post, piuttosto che con un controcommento papiro.

Dunque... Sia Francesca che Roberta mi hanno citato l'amore universale. Perfetto. Concordo. Mai detto che non ci siano molte, diverse, forme d'amore a questo mondo, ma, consentitemi la precisazione, la mia riflessione era proprio su UN tipo d'amore, cioé quello tra uomo e donna (o uomo/uomo e donna/donna, insomma erotico/sentimentale). Non parlavo di amore in generale. Non a caso, le citazioni, dal film con Hugh Grant, passando per Bones sino Joe Black, si riferivano proprio all'amore in quel senso.

Roberta, subito dopo aver scritto che il futuro della relazioni è destinato ad estendersi oltre il semplice rapporto uomo/donna, ha aggiunto: "Tu mi dirai, ste palle, Robe', io d'amore sono piena, per te, la tua famiglia, gli altri amici, mio padre, i miei animali, ma vorrei anche l'altro amore, quello bruciante per un UOMO. "

Ehm... cosa devo replicare se non che ti sei risposta da sola?

Onestamente io sono 35 ANNI che, precorrendo i tempi, vivo l'amore "oltre il solco uomo/donna". Sono tutta piena d'amore universale. C'ho i cuoricini che fanno "bum bum" e mi galleggiano intorno da mattina a sera, ma...

... resta il fatto che quando la notte vado a dormire in un letto singolo, beh, dell'amore universale, con tutto il rispetto, me ne faccio ben poco.

Scherzi a parte, non rinnego nulla dell'amore che ho intorno e sono contenta di averlo. Ma serve anche l'ALTRO amore. Fosse anche solo per un breve periodo nella vita. Serve.

Stare lì a dirsi che però si ha comunque l'amore di amici e partenti mi suona come una scusa comoda, dietro cui nascondersi, come la volpe che non poteva arrivare all'uva. Ammettiamo ciò che ci manca e ciò di cui abbiamo bisogno. Siamo onesti e sinceri.

A me manca un uomo. Lo ammetto serenamente. E' inutile che stia lì a cantarmela e suonarmela da sola andando in giro a raccontare che no, dopotutto è tutto molto bello e va tutto molto bene ed io sono felice della mia vita al 100%.

Sarebbe, scusate la volgarità, una cazzata.

La mia vita mi piace, ma non completamente. E il motivo è che non ho mai avuto una storia d'amore. E mi ribello all'idea di dover chiudere il mio percorso senza mai averne avuta una. Meglio ammetterlo.

Dire pane al pane e vino al vino.

Altre due precisazioni.

Sempre Roberta dice: "E c'hai ragione figlia mia, ma credo che l'unica strada per trovarlo sia...metterlo da parte. E non leggerlo come l'ennesimo consiglio sbolso da posta del cuore ("troverai il principe azzurro quando meno te lo aspetti!!") bensì come un invito, non tanto a te, quanto alle persone in generale,a tutti quelli, anche a tanti maschietti, che mi scrivono con gli stessi tuoi interrogativi, "Ma esistono ancora persone sincere capaci di amare?!", a mettersi in gioco nella vita reale, in quella vera, facendo altro, vivendo semplicemente, partecipando, rifiutando la logica del supermercato.
Comportandosi serenamente e dignitosamente, campando di quelle altre forme d'amore piuttosto che accettando surrogati
."

Qui, ora "figlia mia" lo dico io. E c'aggiungo anche tesoro santo.

Allora, Robé, figlia mia, tesoro santo, io, lo ribadisco, sono 35 ANNI che mi metto in gioco nella vita reale, che mi comporto serenamente e dignitosamente, facendo altro. E intanto, a furia di fare dell'altro, il tempo sta passando e non cambia assolutamente una mazza. Per cui non è che lo prenda come il solito consiglio da posta del cuore, ma ormai è un consiglio che non mi aiuta... E' una vita che lo applico e non m'ha portato da nessuna parte.

Ed è ovvio che rifiuto la logica del supermercato. Non ce l'ho nei geni. Però...

Come si fa a salvarsi da questa logica, se è l'unica che impera dovunque?

Rassegnandosi alla solitudine eterna?

E' una risposta che non mi piace.

L'altra precisazione è per Francesca che dice: " e cmq è vero quello che dice hopkins, l'amore è follia, delirio, almeno all'inizio è così, poi si trasforma nella serenità a cui aspiri tu, ma prima devi per forza passare attraverso le altre tappe che forse ti spaventano..."

No, non è una questione di paura. E' solo puro pragmatismo.

A parte che, quando si parla di delirio e passione, i più ti guardano come a dire "ciccia, pure tu, ma che pretendi? Harmony Destiny? Vola bassa, và...", diciamo che sono abbastanza consapevole del fatto che l'amore delirante non capita a tutti ed onestamente mi basterebbe molto meno.

Non ti fare ingannare da "La donna in catene". Quella aveva un'atmosfera "mitica" perché raccontava di due amanti "mitici", ma io appartengo più alla categoria delle fan fiction su Booth e Brennan. Grande intesa fisica ed emotiva, ma nessun roboante delirio. Tutto molto semplice.

Io ho sempre visto l'amore proprio nella semplicità. L'amore è fare le solite cose banali con qualcuno che facendole insieme a te le rende significative. Come mangiare un gelato sotto un ombrello o prendersi per mano nella folla, nel finale di "Dove si incontrano gli amanti". Come Liam e Fred, che durante il week end al mare, escono e si mangiano un panino su una panchina, anche se sono vestiti eleganti. O persino gli stessi Angel e Chains che, nel quarto atto, si limitano a bere vino guardando Los Angeles di notte.

Quando sei stata senza certe emozioni per tutta la vita, ti basta molto poco, alla fine, per viverle. Soltanto un uomo con cui ti piaccia sinceramente stare e a cui piaccia stare sinceramente con te. Tutto qui.

Ma oggi come oggi, come sottolineavo nell'altro post, trovarlo sembra più difficile che rintracciare Atlantide.



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venerdì, 16 novembre 2007

Si è rifatta il look anche Tendresse

Già. Ogni tanto anche le "vecchie carrette" vanno dal meccanico a farsi un po' lustrare con la cera... Così oggi sono andata a farmi coccolare dal parrucchiere. Ora sono la versione casalinga e simil-uglybettiana di Valentina. O, per chi seguiva AtS, sono la bozza a matita di Cordelia sul finale della seconda stagione.

Miglioramenti?

Sembro un po' più giovane. E se potessi indossare un vestito elegante per una sera speciale, probabilmente, con qualche sforzo di fantasia, potrei anche sembrare più sexy...

In soldoni non è cambiato molto: mi hanno imbiancata e intonacata un po', ma resto ancora una casa in attesa di compratori.

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giovedì, 15 novembre 2007

L'amore ai tempi della globalizzazione

L'ultimo film con Hugh Grant uscito in Italia è "Scrivimi una canzone". Commedia romantica con venature musicali che in originale si intitola "Music & Lyrics". Musica e parole.

Infatti tra Alex (Hugh Grant) e Sophie (la protagonista femminile, interpretata da Drew Barrymore) avviene un interessante dialogo proprio sul binomio musica/parole. Lui sostiene che in un brano ciò che conta è soprattutto la melodia. Ma Sophie non è d'accordo. "La melodia è come quando incontri una persona la prima volta, è attrazione, sesso. Ma poi la conosci meglio, conosci com'è, quello che ha dentro. Quelle sono le parole. E' l'insieme delle due cose che crea la magia".

Un concetto semplice, in un film semplice.

Però il più delle volte la verità è proprio questo. Semplice.

Di solito, se ci scervelliamo troppo a trovare una ragione o un motivo, significa che vogliamo trovare la verità dove non c'è.

Concordo con l'idea. Non basta la sola melodia. Non bastano le sole parole. Deve esserci un equilibrio.

E' questo equilibrio che mi interessa. Un buon ritmo. E un buon testo. Il testo, in particolare. Ultimamente incontro solo pagine bianche e vuote.

Sembra che nessuno si curi più di avere qualcosa da dire.

Di citazione in citazione, rimbalziamo sulla tv americana e su un episodio della bellissima terza stagione di "Bones". Uno dei protagonisti principali, Seeley Booth, parla della differenza tra fare sesso e fare l'amore: "Tutti noi siamo fondamentalmente soli, creature separate che girano le une intorno alle altre, alla ricerca del minimo indizio di una reale connessione. Alcuni cercano nel posto sbagliato, altri si rassegnano perché nelle loro menti pensano "Oh, non c'è nessuno là fuori per me". Ma tutti noi continuiamo a provarci. Ancora ed ancora. Perché? Perché una volta ogni tanto - una volta ogni tanto - due persone si incontrano e c'è questa scintilla. E sì, magari lui è attraente, lei è bella e forse vedono solo questo all'inizio. Ma è facendo l'amore - facendo l'amore - che due persone diventano una".

La coprotagonista, Temperance Brennan, ribatte: "E' scientificamente impossibile, per due oggetti, occupare il medesimo spazio".

Lui replica: "Sì, ma quel che è importante, è che noi ci proviamo. E quando lo facciamo nella maniera giusta, noi ci andiamo vicini".

"A cosa?", chiede Temperance. "A superare le leggi della fisica?".

"", conferma Seeley. "Un miracolo".

Questo dialogo ha dato vita a lunghe discussioni tra i fans. In molti lo hanno definito melenso ed irreale. Forse perché, come mi ha detto qualcun altro, il sesso è la forma più diffusa e facile di comunicazione. Quasi scontata. Spesso - troppo spesso - disgiunta da un vero rapporto emotivo. E sentirlo descrivere così, addirittura come un miracolo... beh, immagino che suoni fantascientifico.

Già. Ma andatelo a dire a due persone che si amano davvero.

Ogni tanto capita ancora.

E secondo me è veramente un miracolo.

Altra citazione, questa volta da un racconto.

Lo ha scritto una mia amica, Anna. Si intitola "La principessa con gli occhiali" e racconta di una ragazza che pensava di non volersi innamorare. Ed invece si innamora, di un uomo che capita nella sua vita all'improvviso. Un uomo che non è quello che sembra, che non potrà rimanere. Eppure le regalerà, nonostante tutto, una nuova consapevolezza di se stessa e della vita.

Bella storia, complimenti Anna.

Nel racconto viene citato un passaggio del controverso film "Vi presento Joe Black", con Brad Pitt ed Anthony Hopkins, dove la Morte, in "vacanza" fra noi mortali, finiva con l'innamorarsi. All'inizio, parlando con la figlia, il personaggio di Anthony Hopkins diceva: "Voglio che qualcuno ti travolga, voglio che leviti, voglio che tu canti con rapimento e danzi come un derviscio. Abbi una felicità delirante, o almeno non respingerla.

Lo so che ti suona smielato, ma l'amore è passione, ossessione, qualcuno senza cui non vivi. Io ti dico buttati a capofitto, trova qualcuno da amare alla follia e che ti ami alla stessa maniera. Come trovarlo?

Beh, dimentica il cervello e ascolta il cuore.

Perché la verità è che non ha senso vivere, se manca questo.

Fare il viaggio e non innamorarsi profondamente equivale a non vivere.

Ma devi tentare, perché se non hai tentato, non hai mai vissuto".

Eccessivo?

Sì. Rifuggo dall'idea dell'ossessione e la follia è auspicabile e bella solo fino ad un certo punto. La felicità delirante... beh, personalmente mi accontenterei anche di una felicità serena. Il delirio non è indispensabile. Però...

Però, in un'altra misura, concordo. Fare il "viaggio" e non innamorarsi davvero è viaggiare solo a metà. E' una beffa.

Cosa volevo dire con queste citazioni sparse?

Che sono belle ma tristi. Oggi come oggi.

Oggi come oggi, vai là fuori cercando qualcuno da cui ascoltare una bella melodia e un testo significativo e... ti ritrovi con la suoneria di un cellulare. Un surrogato musicale. Se ti abboni, te ne arriva pure uno nuovo al giorno. Tanto per non annoiarsi.

Oggi come oggi, sei preso più sul serio se scopi e ti ridono in faccia se preferisci fare semplicemente l'amore.

Oggi come oggi la felicità delirante è una barzelletta hollywoodiana e il concetto di "sogno" viene applicato agli sconosciuti che incontri in chat. Se non ti vedo e ti incornicio in un avatar allora sì che tutto diventa magico.

Che fare?

Adeguarsi? Ribellarsi?

Del resto l'hanno confermato anche a Zelig, la scorsa settimana.

"Come hai potuto pensare di andare con un'altra mentre stavi con me?".

"Cara, è la globalizzazione".

 

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martedì, 13 novembre 2007

I blog sono come le donne

... ogni tanto devono cambiare look e rinnovarsi.

Scusate se non mi sono fatta sentire per un po'. Fanfictions, video e gli aggiornamenti del sito mi hanno tenuta impegnata e poi stavo meditando su alcune riflessioni da riunire in un unico post.

Papiro che arriverà presto su questi schermi.

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giovedì, 25 ottobre 2007

Mettersi in gioco

Oggi ho tenuto in braccio una bimba di neanche tre mesi. La bisnipotina della signora per cui lavoro. Sua nipote l'ha avuta quest'estate a 37 anni suonati, quando ormai tutta la sua famiglia non ci credeva più.

E' stupefacente, da vedere. Lei è sempre stata una tipa tosta e poco sentimentale. Questa mattina era tutta moine e bacini e carezze. Mi guarda e mi fa "la tua vita passa in secondo piano quando hai un bambino, ti basta che stia bene lui, il resto non conta più". L'ho trovata come "raddolcita", diversa...

Qualcuno ora mi chiederà "sei stata finalmente assalita anche tu dall'istinto materno e quindi ti accingi a mettere la testa a posto?".

Ehm... veramente ho pensato praticamente quasi l'opposto. Perché la nipote della mia signora ha ragione. Avere un figlio è una responsabilità enorme. Non solo cambi completamente la tua vita, ma ne crei un'altra. Una vita che si ritroverà al mondo perché TU l'avrai voluto. E che verrà da te a reclamare i propri diritti. Per cui decidere di avere un figlio è una scelta forte, che va presa in piena coscienza e soprattutto con la consapevolezza di essere in grado di fronteggiare il compito di prendersi cura di una nuova esistenza.

Io ho ancora molta strada da fare, in questo senso. Ho ancora troppi conti  da fare con me stessa. In pratica devo ancora crescere sotto molti aspetti. E se non sono cresciuta io, è ben difficile che io possa crescere qualcun altro.

Inoltre, particolare non meno importante, mi manca l'altra metà della mela. Il papà. Su questo la nipote della mia signora è stata molto chiara. E concordo con lei. Per avere un figlio ti ci vuole un uomo con le palle.

Amen.

E non sono poi tanti. Non me ne vogliano i signori uomini.

Almeno non sono tanti quelli che ho incontrato fino ad ora. E negli ultimi due anni sono stati quindici. Per cui concedetemi la buona fede di un po' di statistica.

Ok. Riformulo. Non voglio offendere nessuno. Diciamo pure che avevano le palle, quanto meno fisiologicamente (almeno me lo auguro, non ho avuto l'opportunità di controllare). Ma di sicuro non erano uomini a cui ci si potesse affidare per creare una famiglia e soprattutto fare un figlio.

Una metà di essi erano uomini attraenti che cercavano soltanto il sesso regolare. Ovvero si erano stancati di andare per locali a procacciare senza garanzia costante di riuscita. E cercavano la donna-accessorio con cui completare la loro vita da single accessoriati. In genere erano fierissimi del loro appartamento da single (rinnovato da poco), avevano la moto, il macchinone. Ecc. Mancava solo la donna che (scusate il tono diretto) gliela dava senza recriminazioni.

Per carità, sono uomini poco impegnativi (in tutti sensi, però). Magari possono andare bene per donne che appunto ancora non hanno voglia di un legame importante e di crescere.

L'altra metà erano uomini che sulla carta potevano sembrare adatti per una relazione seria e progettuale. In genere divorziati oppure ancora in famiglia, poco appariscenti, posati, tranquilli, tutti vogliosi di un rapporto impegnativo, di fare coppia. Il loro motto è in genere "mi metto in gioco".

Il mio commento è "un accidente".

A casa mia, mettersi in gioco significa avere la pazienza di costruire, farsi conoscere, voler conoscere, interagire... Per loro pare che basti questa frase e la loro dichiarazione volenterosa per combinare un fidanzamento in casa alla prima uscita.

Solo perché si presentano come "buoni partiti", si aspettano di avere la fidanzata innamorata e devota nell'arco di mezz'ora, senza considerare che se si offrono come ottimi potenziali compagni di vita... dovrebbero anche prima dimostrare di esserlo, attraverso appunto quel vecchio sorpassato concetto che si chiama frequentazione o conoscenza che dir si voglia.

Invece no. Loro sono principi azzurri di default. E tu devi adorarli da subito. Se - guai a te, donna ingrata - capita che una sera - dopo che vi conoscete da DUE giorni - fai tardi al lavoro e sei costretta a rimandare la telefonata con lui, beh, incredibile ma vero, verrai defenestrata all'istante.

Magari via sms con la gloriosa frase "mi dispiace, non sei nei miei sogni". Oppure con l'altrettanto gloriosa domanda "ti stai vedendo con un altro?".

Allora... o io sono un'aliena (e comincio a credere di esserlo) o questo non è affatto mettersi in gioco.

Non si mettono in gioco i "vitelloni" che vogliono la fidanzata pur restando single. E non si mettono in gioco i cosiddetti bravi ragazzi, che però non vogliono dover dimostrare niente o faticare un po' per dare vita a una relazione.

Parafrasandomi, gli uomini con le palle sono gli uomini che si mettono in gioco. Sotto tutti i profili. E non dubito che ce ne siano, in giro nel mondo, altrimenti l'umanità si sarebbe estinta.

Solo se ne incontrassi uno così potrei pensare concretamente a crescere insieme a lui e a creare anche qualcosa di nostro. Una famiglia e forse anche un figlio.

Tempo limite cinque anni (anche meno).

Ma ci credo poco...

Per esempio, un'amica astrologa mi ha detto che ho la casa del matrimonio vuota e quella dell'amore e dei piaceri vuota e stretta (quest'immagine è fortemente emblematica), quindi...

Sostiene anche che l'anno prossimo incontrerò un uomo che mi farà battere il cuore, ma... già, ci ha messo subito un ma, aggiungendo che non sarà un periodo facile e dovrò fare attenzione. Appunto.

Mi sa che non sarà uno di quelli che si mette in gioco. Come al solito...

 

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categorie: pensieri